Quattro Carogne A Malopasso

 

Quanto ci esalta questa locandina artigianale!

Di: Vito Colomba
Con: Tony Genco, Caterina Pace, Salvatore Cipponeri, Daniele D’Angelo, Nicola Vultaggio, Nino Scaduto (!)

John Ford? Howard Hawks? Il revival western anni ’90? E’ difficile stabilire quale aberrante ispirazione abbia portato lo scellerato Vito Colomba a realizzare questa pellicola. In teoria, si tratta di un film western, almeno se per “western” intendiamo quel tipo di pellicola con sparatorie, cow-boy, sceriffi. Ecco, fermiamoci qui. Il Far West aveva questo nome proprio per la sua ambientazione, le grandi praterie del nord-ovest americano. Com’è dunque possibile che Colomba abbia inopinatamente deciso di ambientare il suo “capolavoro” (parole sue) a Trapani? E non si parla soltanto del set, costituito da penosi fondali e da scene in cui, è possibile riconoscere oggetti hi-tech nelle case dei protagonisti, ma dell’ambientazione vera e propria: l’accento dei personaggi non lascia spazio al dubbio, e anche il significato di fondo è coerente con tale ipotesi. Ma andiamo con ordine.
Il giovane Billy Nelson (o Nelsono, a seconda della pronuncia degli attori) torna al paesello natio, Malopasso, da cui mancava da dieci anni. Lì, lo sceriffo Hoara (è scritto così), accompagnato da una vistosa figlia, gli rivela con tipico tatto siculo che i suoi genitori sono stati non assassinati, ma addirittura “sterminati”. Billy scopre che ad uccidere Rosa Lopez e Santo Nelson\Nelsono è stato il cattivone di turno, per motivi non propriamente comprensibili anche per via dei dialoghi. Inizia così una serie di scontri rocamboleschi e poco chiari, che vedono il ferimento del protagonista, la morte dello sceriffo e il raffinato corteggiamento da parte di Billy verso la figlia del caro estinto (ammettetelo, non ve lo aspettavate). A dire la verità, il tutto risulta abbastanza tedioso, tra rumori fuori sincro, errori grammaticali macroscopici e musiche di Ennio Morricone inserite presumibilmente con uno stereo. Almeno fino alla scena madre finale, in cui Billy incita il paese alla rivolta. Non vi rivelo come finisce perchè non mi credereste, comunque roba da lanciare il telecomando sullo schermo.

4 carogne a Malopasso (2)

Salvatore Cipponeri > Clint Eastwood

Passiamo ora ad un giudizio più prettamente tecnico. I paesaggi, quando non sono finti, ricordano un prato trascurato per anni più che una prateria; il cimitero, poco più che un giardino brullo con quattro assi piantate in terra a fare da croci, ne è un pò la summa. Regna ovunque un sovrano disprezzo per la sceneggiatura in quanto tale, e i dialoghi sopraffini vanno da un  “non sono affari tuoi, donna, torna a lavare i piatti”, a un “ucciderò quei quattro carogni” a “ti ho conosciuto, sei il figlio di Santo Nelson, quello che hanno sparato dieci anni fa”. La fotografia ricorda vagamente i filmini delle recite in prima media (quelli con la voce di mammà come sottofondo, per dire). Non è ben chiaro chi siano le quattro carogne (o carogni) in questione, dato che i personaggi presentati sono molteplici, i cattivi muoiono a gruppi di dieci per volta e nessuno di loro ha abbastanza personalità da poter essere definito “carogno”.
Passiamo alla recitazione: è assai difficile trovare qualcuno che emerga in un simile mare di incapacità. Tuttavia, vanno m enzionati almeno il protagonista e la figlia dello sceriffo. Non, ovviamente, per i loro meriti. Il giovane e aitante (!) Billy Nelson\Nelsono reagisce con la stessa verve alla notizia della morte dei genitori, all’offerta di un sigaro, alla possibilità di limonarsi la figlia dello sceriffo (che peraltro è inguardabile).

4 carogne a Malopasso (1)

I titoli di testa trasudano approssimazione da ogni parola. Tipo queste.

Lei, dotata del trucco più orripilante che la storia del cinema ricordi, si esibisce in smorfiette e in una finta scena di pianto da far rabbrividire, vi sarà difficile tenere a bada i dotti lacrimali per tanta commozione; a prima vista può sembrare una matrioska, e pur si muove. Le comparse devono essere state pagate davvero poco, e i nomi degli attori (Salvatore Cipponeri, Tony Genco) ma soprattutto i cognomi (almeno 4 Genco hanno partecipato alla realizzazione del capolavoro: che siano loro i carogni?) fanno pensare ad una goliardata in famiglia; eppure Colomba palesa intenzioni serissime, financo di critica sociale alle problematiche del meridione. Se riuscite a vederlo tutto senza mandare avanti siete dei fottuti eroi. Come noi.

Produzione: ITA (1989)
Punto di forza: l’indubbia originalità dei dialoghi, nonchè la comica espressività facciale degli interpreti.
Punto debole: le scene notturne: la fotografia è orripilante.
Come trovarlo: le uniche locandine reperite sono di dubbia originalità, ed è forse meglio considerarle frutto dell’estro di qualche incredulo spettatore. Su Youtube se ne trovano tracce qua e là, il che contribuisce al giusto alone di cult di questa pellicola.
Da guardare: in compagnia. Dotatevi di patatine e pop-corn, e, mi raccomando, fate silenzio: i dialoghi sono incomprensibili. Se poi qualcuno parla dialetto meridionale, approfittatene e costringetelo a tradurre.

Un piccolo assaggio: (la tensione in questa scena di lotta è quasi insopportAHAHAHAHAH)

Pubblicato il gennaio 4, 2011, in 1980 - 1989, Altri Capolavori con tag , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 6 commenti.

  1. Franci e Pietro: le uniche due persone che conosciamo in grado di vederlo tutto senza pause e senza stacchi! Chiediamo ufficialmente la Medaglia d’oro al Valor Civile.

  2. Ammirevole anche come abbiano stuprato il nome del povero elettricista di scena, chiamandolo GATANO Parisi, nei titoli di testa.

  3. E che dire dello sceriffo, il mitico Tony Genco, che passa da “Sam Hoara” dei titoli a “Sem O’Hara” sulla tomba?
    La sua recitazione, poi, è meravigliosa! Pronuncia le battute con una naturalezza unica.

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