Cobra

"STALLONE". Che altro c'è da dire?

Di: George Pan Cosmatos
Con: Sylvester Stallone, Brigitte Nielsen, Reni Santoni

“Tu sei il male, io sono la cura”. Fantastico. Inarrivabile. Inserire questo film nella Walk Of Shame è un pò come inserire I Promessi Sposi nella propria biblioteca. Certi film fanno epoca. E basta. Inserire la trama è quasi superfluo, ma facciamoci del male. Marion (Marion!) Cobretti, con il suo nome bislacco, fa parte della “sezione gasati” di Los Angeles, che non si capisce molto bene cosa sia, ma lasciamo correre. E’ un duro: va sempre in giro con gli occhiali da sole e una pistola modificata con il disegno di un cobra sul manico. Los Angeles non è mai stata così marcia, sudicia, unta (no, non è un film di Carpenter). E’ un film di tale sporcizia che dopo che l’hai guardato senti il bisogno di lavarti (Daniele Luttazzi). Un giorno gli affidano la protezione di una donna che ha assistito (al buio e a una distanza di venticinque metri) ad un omicidio, riuscendo non si sa come a vedere in faccia gli assassini. Questi ultimi appartengono, si scopre, ad una banda che ha come obiettivo la “creazione del nuovo mondo”, qualunque cosa significhi. Ovviamente, il prode Marion è odiato dai superiori, e altrettanto ovviamente lo aiuta soltanto un messicano fintissimo di nome Gonzales (originale…). Costui, interpretato da Reni Santoni (Reni Santoni!) è il prototipo dell’amico di etnia diversa, che sarà gravemente ferito ma sopravvivrà. E’ inutile dire che Stallone falcidierà meticolosamente, uno a uno, l’esercito dei cattivacci. Epico lo scontro finale con il cattivo, dove emerge l’umanità della polizia di Los Angeles: Stallone, memore dei suoi trascorsi bellici, discute civilmente con il turpe, poi lo infilza con un gancio abnorme e lo getta in una fornace accesa. Alla fine se ne va con la sua bella, che mi pare abbia sposato anche nella realtà.
Cosa si può dire di questo film, che non abbiano già detto milioni di spettatori prima di me? Si potrebbe scrivere un libro solo di citazioni (“Farò saltare questo negozio” “E allora? Mica devo farci la spesa”); la scena in cui Stallone, in piedi, sul retro di un pick-up, in montagna, durante un rocambolesco inseguimento, spara con due mitragliette e gli occhiali scuri senza sprecare un solo colpo, mentre la Nielsen sembra allenarsi per il Gran Premio, è un pò un biglietto da visita. Ai detrattori di questo film (cui va tutta la nostra solidarietà) non possiamo non ricordare che anche loro, almeno una volta, hanno riso cercando disperatamente un cambiamento d’espressione sul volto del mascellone cattivo, ma anche del mascellone buono. Il Morandini lo definisce “narrativamente un caso di cretinismo premeditato, ideologicamente al livello più basso della pornografia violenta”. Giusto. Ma come dimenticare personaggi quali “la belva della notte” (meglio così; i nomi sono la cosa più ridicola del film) e frasi del calibro di “puzzi, vatti a lavare”? Da notare in copertina la troneggiante scritta “Stallone”: rende superfluo qualsiasi altro commento.
Avvertenza: essendo un film piuttosto noto, qualcuno potrebbe criticare questa recensione. “Ehi, non sono d’accordo, a me è piaciuto. E’ la mia opinione,questa è una discussione civile” “Ma io no. Qui la discussione si ferma e comincio io, stronzo”.

Produzione: USA (1986)
Punto di forza: Stallone.
Punto debole: Stallone.
Come trovarlo: altissima reperibilità. Consigliamo il formato divx, o la videocassetta: la grana grossa ben si adatta al sudiciume del film.
Da guardare: con un gruppo di amici gasatissimi.

Pubblicato il gennaio 5, 2011, in 1980 - 1989, Azione con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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