Incubo sulla città contaminata

Anni '80!

Di: Umberto Lenzi
Con: Hugo Stiglitz, Laura Trotter, Maria Rosaria Omaggio, Mel Ferrer

Chiariamo subito una cosa: chi giudica il cinema italiano geneticamente inferiore a quello americano non è nel blog che fa per lui. Neanche quando si parla di cinema di paura, infatti, gli italiani si sono fatti mettere i piedi in testa dagli yankees. Oggi come oggi, gli americani producono horror come “Quarantena”, mentre noi abbiamo Dario Argento. E per questo, cercheremo di analizzare questa pellicola sotto il profilo esclusivamente cinematografico, anche se in alcuni casi dovremo evidenziare la prepotente italianità del capolavoro lenziano. Iniziamo dai titoli di testa, che sono molto carini, anche se copiati dai film di Romero. Scopriamo che un giornalista è inviato ad intervistare un professore che dovrebbe giungere in aereoporto di lì a poco. Ma al suo posto giunge un aereo non identificato, scatta l’emergenza, si apre il portellone e…vorremmo finisse qui. Perchè, fino a questo momento, il film era assolutamente guardabile, ben più di molti horror made in USA odierni. Poi, però, avvertiamo il lento declino: perchè gli zombi ci vengono mostrati? I loro volti sono, nei casi migliori, ricoperti di fango e di avanzi di grigliata. Altre volte, ci si affida all’insufficiente capacità espressiva dell’attore. Il giornalista assiste ad una strage e tenta di informare tutti, ma incredibilmente nessuno lo caga (nemmeno i suoi sottoposti!). I mostri assaltano un programma di danza terribilmente anni ’80, con tanto di musiche simil-Rettore di sottofondo. Il giornalista ne stende due a mani nude e il terzo con un capolavoro di sceneggiatura (lancia un televisore contro il mostro e il suddetto televisore esplode tipo bomba a mano!). Poi fugge. Intanto, ci vengono mostrate scene di vita quotidiana più o meno vuote e inutili, cui non dobbiamo dare troppo peso. I militari si mostrano immancabilmente degli inetti. Scartata l’ipotesi extraterrestre (solo a un militare poteva venire in mente), i geniacci mandano plotoni di uomini in città, con l’unico risultato di arricchire il già vasto arsenale dei mostri. Già, perchè questi ultimi ridono, saltano, corrono, e hanno una certa abilità nell’uso di armi da fuoco e da taglio (mirabile la scena della rimozione mammellare violenta). Il Montanelli dei poveri e la moglie infermiera, dopo un incredibile strage nell’ospedale di lei (37 morti, si dice, ma io ne ho contati almeno il triplo), scappano per un giorno o due (si passa con disinvoltura dal giorno alla notte) fino a trovarsi in un luna park, che ricorda vagamente un livello di Resident Evil: armi ovunque e proiettili sui cadaveri dei soldati. Montanelli si dimostra inoltre un capace assassino, sparando senza guardare (giuro!) e facendo strage (memorabile il prete mostro!). Nel frattempo, un generale che è sputato Roberto Vecchioni tenta disperatamente di salvare qualcuno, senza grossi risultati.
Non mancano, nel film, i momenti seri: la rassegnazione dei soldati, verso la fine, è quasi toccante. Ma tutto questo è irrimediabilmente rovinato da alcuni fattori. Il primo è il metodo horror all’italiana: muovere la macchina da presa in modo veloce e confuso per mandare nel pallone lo spettatore (e non dover spendere troppo con gli effetti speciali). Il secondo sono, appunto, i trucchi: i mostri non fanno MAI paura, al massimo suscitano qualche risata: i loro sguardi, a metà tra le smorfie di Pippo Franco e la libidine dei maniaci sessuali, non lasciano scampo. Vedrete inoltre coltelli che passano sulle gole senza lasciare tracce o tagli di sorta, penosi morsi non inquadrati (in sostanza, le comparse si appoggiano sulle vittime grugnendo e facendo versi ridicoli). Ciliegina sulla torta: l’inaccettabile colonna sonora anni ’80, con penose scopiazzature dai film di Romero (era la stagione del post-Zombi) e l’aggiunta quasi oltraggiosa del corpo di ballo smembrato, in tutti i sensi. Completano l’opera le incredibili pippe filosofiche cui ci sottopongono Montanelli e sua moglie e il finale, dovuto forse al budget ridotto, o a qualche strana fantasia degli sceneggiatori. Da vedere, soprattutto per chi ha amato i film di Romero ed è disposto a riderci su.

Produzione: ITA-Spagna (1981)
Punto di forza: la patetica recitazione di Montanelli e quel non so che di semi-serio che lo rende un piccolo cult.
Punto debole: spesso non si capisce quali fossero le intenzioni del regista. Dico davvero.
Come trovarlo: internet, o in DVD. Oggi il trash italiano del ventennio 1970-1990 pare assorto a livello di Fellini e De Sica…
Da guardare: come si guarderebbe un horror, ma con meno serietà.

Pubblicato il gennaio 14, 2011, in 1980 - 1989, Horror con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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