Bodycount – Il camping del terrore

Il patetico sciamano!

Di: Ruggero Deodato
Con: Bruce Penhall, Mimsy Farmer, David Hess, Nancy Brilli (!)

Bodycount. Ok, fermiamoci qui. Cosa vuol dire? Chi ha scelto il titolo? Letteralmente significa “conteggio dei morti”, e lo utilizzavano negli anni ’80-’90 per indicare quei serial killer cinematografici particolarmente scatenati. Il “camping del terrore” è una specie di terra brulla e sassosa, assolutamente inadatta per un polo turistico. Qui giungono, dopo aver estratto una moto da cross intera da una minuscola jeep, alcuni ragazzotti assolutamente stereotipati (da notare il trippone con la voce stridula e il vestiario inguardabile), ignari della presenza di un cimitero indiano (l’America ne è piena, a vedere i film horror) secoli prima, e di un duplice omicidio commesso 15 anni prima, ad opera del misterioso e ridicolo “vecchio sciamano della foresta”. A bordo della jeep e del loro camper quantistico (da fuori normale, dentro grande quanto una suite al Plaza) accolgono pure il figlio del padrone del camping, riconoscendolo subito come “un generale” nonostante abbia tipo 20 anni. E qui comincia il lento stillicidio: uno dei ragazzi cade da una montagna in modo assolutamente irreale (lo stuntman è moro, mentre lui è biondo), e la di lui ragazza è rapita nel vano docce del camping. Questo è un pò il fulcro del film, in quanto tutte le fanciulle vanno a farcisi la doccia, ed è inspiegabile come possano i tubi funzionare ancora dopo 15 anni di inattività. Probabilmente, si voleva a tutti i costi mostrare qualche nudità. Una coppia, composta da una Nancy Brilli versione ’87 e un cretino che ci prova in modo patetico, viene trucidata nello stesso vano docce, non prima che lei si faccia un giro in una botola scoperta chissà come e chissà dove. La storia continua con un sogno in stile new dada da parte della madre del soldato. Intanto, lo sceriffo del paese (è il capo dei Good Ole Boys in Blues Brothers!), tra una scopata e l’altra con la suddetta madre, indaga sui misteriosi delitti, senza concludere una mazza. Il dottore, invece, è lo stesso che vediamo 15 anni prima, senza una ruga o un capello bianco in più. Per farla breve, i protagonisti vengono uccisi in modi assolutamente inverosimili, tra cui segnaliamo l’accettata in testa alla bionda, che la apre come si apre un astuccio. Il tutto è coordinato da scenette senza senso, scherzi alla American pie, dialoghi surreali. Immensa la sequenza della porta che sbatte, il cui rumore è commentato dal protagonista con “è come un respiro affannoso” (!). Le connessioni causa-effetto saltano, e si ha l’impressione che il regista, stanco dopo quel signor film che è Cannibal Holocaust, cerchi di prendere in giro gli spettatori. I giovani degli anni precedenti, pur mostrando chiarissime ferite da arma da taglio, sono stati, secondo il Good Ole Boy, “sbranati da un orso”. Non aiutano le bieche faide interne alla famiglia che possiede il camping; il padre, tra l’altro, rivela qualità sovrumane sopravvivendo a due ferite mortali in testa e a giorni di agonia; a proposito dei giorni, segnaliamo rapidi e disinvolti passaggi da un orario all’altro. Si raggiunge l’esilarante quando il marito cade a terra urlando “troiaa”, chiaro omaggio (ma anche no) a Un pesce di nome Wanda. Completa il tutto un colpo di scena finale che non avrebbe sorpreso neppure mio cugino di sette anni. Colonna sonora delirante e inaccettabile del pur bravo Claudio Simonetti. Ruggè, rivogliamo i cannibali!

Produzione: ITA (1987)
Punto di forza: avete presente quelle circostanze impossibili della vita, che portano un’allegra vacanza a trasformarsi in una strage? Ecco, qui accadono. E poi diciamoci la verità, veder uccidere Nancy Brilli non soddisfa solo il sottoscritto.
Punto debole: a parte che la fotografia rasenta il danno oculare, meritano menzione le musiche. Tipo unghie sulla lavagna, per intenderci. Ma più fastidiose.
Come trovarlo: suppongo esista in DVD, ma forse in questo caso sarebbe meglio un VHS. Rende meglio l’atmosfera.
Da guardare: con patatine e pop-corn. Cantando “Cosa resterà di questi anni ’80“.

Pubblicato il gennaio 15, 2011, in 1980 - 1989, Horror con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

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