Colpi di luce

Locandina tamarra.

Di: Enzo G. Castellari
Con: Ennio Girolami, Erik Estrada, Francesca Giordani

Dall’abisso infernale dei b-movie abbiamo ripescato questa perla dell’immenso Enzo G. Castellari (autore del ben più convincente Quel maledetto treno blindato). Protagonista è l’intenso parrucchino di Eric Estrada: lo so, erano capelli veri, ma il mio cervello si rifiuta di considerare l’ipotesi. Vedere per credere. Dopo un’ardente (?) scena di sesso in un vagone di un treno abbandonato alla stazione, che peraltro non mi sembra molto igienico, i due giovani amorosi vengono letteralmente liquefatti da un ridicolo raggio laser, azionato da una serie di macchinari psichedelici terribilmente anni ’80. Si prosegue con una scena di desolante ferocia, in cui il parrucchino di Eric risolve un complicato caso di ostaggi presentandosi nudo dai malviventi con una pistola nascosta in un tacchino (non sto inventando nulla). Nota di merito per la vecchia megera che all’esterno grida “uccideteli tutti, quei bastardi!”, cosa che il parrucchino immediatamente fa. Si prosegue con una noiosissima indagine riguardante il già citato raggio mortale, che semina il panico in un autodromo, con profusione di immagini di rally anni ’60 e morti nella folla (peccato che si vedano al più trenta persone insieme). E il resto è noia. Perchè i malviventi non utilizzeranno più il raggio: si limiteranno a minacciarne l’uso. Intanto, Parrucchino e il suo amico grasso e bonario, banale stereotipo qui all’ennesima potenza, uccidono una ventina di malvagi qua e là (alla fine del film si contano, nel complesso, 42 morti ammazzati).
Castellari dirige con poca voglia, senza curarsi dell’addetto alla fotografia, che evidentemente qualche tara ce l’ha. A parte i soliti, disinvolti passaggi dal giorno alla notte, si assiste a stacchi allucinanti, segno quantomeno di una patologica indecisione. Inoltre: avete presente quei personaggi o quelle situazioni che si inseriscono nei b-movie per tappare i buchi della sceneggiatura? Ecco, qui non ci sono. I buchi sono un pò la trama del film, e così Estrada può permettersi di inseguire l’auto tamarra del professore con un dune-buggy (giuro! Pare un raduno di tuning!) e di saltare con il suddetto dune-buggy sopra una nave ormai lontanissima. Gli servirà per uccidere il malvagio professore? No, perchè quest’ultimo, essendo un imbecille cronico, si uccide da solo con il suo patetico raggio. Notare le espressioni da scimunito di Parrucchino: è sempre la stessa, ma c’è la versione incazzata, la versione normale e la versione sto-per-trombare-con-la-bionda-che-poi-uccideranno. Per pudore, non parlerò della scena alle pompe funebri. Un film imbarazzante, sotto ogni punto di vista. Qui gli unici colpi di luce sono quelli ricevuti dagli sceneggiatori quando picchiava il sole. Questo spiegherebbe molte cose. Il contorno musicale è una tortura per i timpani.

Produzione: ITA (1985)
Punto di forza: godetevi l’orrenda pettinatura dell’Estrada.
Punto debole: dopo la prima mezz’ora, che lascia presagire un vero action-trash di tutto rispetto, si sprofonda nella noia.
Come trovarlo: sembra incredibile, ma lo passano sulle reti Mediaset. Esiste anche il DVD, ma siamo sinceri: ne vale la pena?
Da guardare: subito prima di Vivere e morire a Los Angeles, per apprezzare al meglio la differenza.

Pubblicato il gennaio 22, 2011, in 1980 - 1989, Azione con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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