Last night – Morte nella notte

Locandina inguardabile.

Di: Richard Crudo (nomen omen)
Con: Steven Seagal, Tanoai Reed, Jenna Harrison

E’ incredibile come, nel 2009, si possano ancora produrre film di questo genere. Speravamo che Steven Seagal si fosse quietato con Il vendicatore, e avesse deciso di godersi la pensione, magari di perdere qualche chilo. Invece no: a sei anni di distanza, ritorna sul grande schermo con questa piccola perla del cinema horror-orrendo, pellicola ignobile sotto tutti i punti di vista. Dei suoi problemi con il cortisone avevamo già parlato: qui è peggiorato, e anche i suoi movimenti non sono più quelli di una volta; l’età (e la panza) avanza; i suoi colpi di spada fanno quasi piangere. Intendiamoci, qualche momento di paura c’è: ma voi pensate alla trama, che include il Trippa armato di katana e fucile contro i vampiri, e e vedrete che la paura passerà. Che poi, a ben guardare, non è lui il protagonista. Il minutaggio è equamente (leggi “a casaccio”) diviso fra il suo gruppo di “cacciatori”, un gruppo di sfigati sopravvissuti all’epidemia mondiale di vampirismo e un paio di militari che dissertano di strategie belliche, il tutto intervallato da flash incomprensibili e a rischio epilessia. Inoltre, nonostante il Trippa esordisca con una frase assolutamente geniale, insensata e sconnessa dalla scena e dal film (“non spetta a noi decidere chi ha torto o ragione, ma solo chi vive e chi muore”), è nettamente scavalcato dal collega nero, che durante il film uccide circa centocinquanta vampiri usando due lame improponibili, pugni, calci, un mitra, mosse di karate e una bomba a mano (!), riuscendo peraltro a sopravvivere. Non si contano i plagi da altri film (La città verrà distrutta all’alba, tutti i Romero) e persino dalla letteratura (Io sono leggenda, peraltro senza approfondirne la tematica). Gli scontri a suon di lame sono anche divertenti, ma qui sta la vera pecca del film: non si vede mai, e dico mai, la lama di Seagal affondare in un corpo vampirico. Perchè? In mezzo a tutto quel profluvio splatter, non poteva infilzare agilmente qualcuno invece di roteare il katanone tipo scimitarra, mentre le comparse fanno del loro meglio cadendo senza essere colpite? I sei civili sono quanto di più stereotipato si possa immaginare: due bellone, il simpatico diffidente, il ragazzo carino, la ragazzina precoce e lo strafattone che sopravvive per tre quarti di film prima di venir smangiato nell’indifferenza della bionda. Il comportamento dei personaggi sarebbe da studiare: tutto ciò che di pericoloso si potrebbe fare, lo fanno. Invece di stare in gruppo, si dividono nel modo più assurdo e casuale, persino quando devono affrontare il viscidone pazzo con figlia vampira a carico (inguardabile!). Le spiegazioni scientifiche sono semplicemente assenti, non una parola sul virus, nè sui sopravvissuti, nè sull’estensione del contagio; tutto è sacrificato sull’altare dello splatter (peraltro assai moderato) e dell’azione cui il Trippa ci ha abituati. Azione che, non dimentichiamolo, si svolge tutta all’interno di un ospedale quantistico (da fuori è un normale edificio, ma per fare tre piani ci impiegano una notte!). Che tristezza. Unica chicca trash: la presentazione del Trippa: “mi chiamo Tao (Tao!)” e musica metallara tamarra di sottofondo.

Produzione: USA (2009)
Punto di forza: Steven Seagal è garanzia di demenzialità.
Punto debole: noioso, montato male e recitato peggio.
Come trovarlo: DVD.
Da guardare: con gli amici, pronti a scoppiare a ridere quando Seagal si presenta.

Pubblicato il gennaio 28, 2011, in 2000 - 2009, Horror con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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