Zombi 4 – After death

La locandina lisergica!

Di: Clyde Anderson (Claudio Fragasso)
Con: Jeff Stryker, Candice Daly, Massimo Vanni.

Ebbene sì! Speravamo che l’avessero fatta finita con il già pietoso Zombi 3. Invece no: sfruttare la fama di Romero è sempre un buon affare. Anche perchè, si badi bene, questo Zombi 4 (come del resto i suoi predecessori) non ha nulla a che fare col capolavoro romeriano. Al massimo ne copia le musiche, in modo palese. Fragasso realizza un vero capolavoro di bruttezza, a partire dalla scena iniziale in cui un flaccido sacerdote vudù fa sprofondare la moglie all’inferno. Quando la svirgolata risorge, eseguendo un salto di circa sei metri, è visibile il filo che impedisce all’attrice di morire (giuro, non c’è neppure bisogno di fermare l’immagine!). Assistiamo quindi a un pò di bassa macelleria nei sotterranei e nella giungla circostante; si salva solo una bambina. Vent’anni dopo, quella stessa bambina (lo si capisce dal ridicolo ciondolo nero) è in visita all’isola con un gruppo di reduci del Vietnam strafattoni. Appena scesi dal motoscafo, uno di loro viene morso da uno zombi. Ecco, spendiamo una parola sui morti viventi: per evidenti carenze tecniche, sono tutti uguali: bendati di nero e coperti da veli neri (ma in un’inquadratura si distingue visibilmente una maglietta rossa). Comunque: i sei si rifugiano in una casa piena di sangue e di armi, ma non si preoccupano più di tanto. Nel frattempo, poco distante, tre imbecilli in una grotta illuminata da visibilissimi fari verdi psichedelici, trovano l’antico libro dei morti (che però è scritto in inglese moderno perfetto!) e recitano la formula che apre la terza porta dell’inferno, no, non so cosa significhi. E la formula è: “anatanun. Zumbi. Baradun. Zumbi“. Quando vi sarete ripresi dalle risate, godetevi la resurrezione dei morti e gli epici scontri che occupano la mezz’ora successiva. Qui, il film si fa un pochino noioso, anche perchè Fragasso, il cui budget era evidentemente molto scarso, utilizza sempre le stesse inquadrature. Fortunatamente, tengono alta la soglia di attenzione la “formula di Romero” (due bianchi, una donna, un nero come in Zombi) e mirabili prodezze dialoghistiche quali “fatevi sotto, carcasse putrefatte!”. Che poi, non ho ben capito perchè a volte gli zombi sono lenti e basta un pugno in faccia per stenderli, altre volte sono indistruttibili e vomitano di continuo una specie di acqua e menta, digrignando i denti e sforzandosi invano di apparire realistici, mentre un paio di loro parlano e sparano come se niente fosse. Il finale è un’accozzaglia di scene trash da antologia: una bomba a mano provoca un’esplosione tipo Nagasaki. A uno zombi viene fatta saltare la testa con largo uso di carta igienica e colla vinilica, mentre un secondo dopo la testa è intatta. Gli zombi che muoiono in modo surreale. I due superstiti che si difendono dall’agguato al cimitero (anche loro, però, passare dal camposanto!) a calci e pugni. Lo stacco orripilante che li mostra sani e salvi (come? Perchè? Mah). Le lisergiche profezie del libro dei morti. Lo splatter finale con lui che viene aperto in modo insensatamente brutale dagli zombi e torturato finchè non assume un’espressione patetcamente idiota e lei che si ritrova il viso liquefatto senza motivo. Ah, dimenticavo di segnalare un vistoso errore narrativo: l’imbecille riporta in vita i morti dopo che Tommy è stato morso. La domanda è: chi ha morso Tommy? Forse il chimico giunto sull’isola vent’anni prima e che risponde all’incredibile nome di Michael Crichton (a breve anche il fisico Stephen King e lo speleologo Edgar Allan Poe)? Completa il tutto un’accattivante canzone dance anni ’80 (che non è neppure male, ma come ritmo c’entra pochino) che recita testualmente “i’m living after death”. Buona visione!

Produzione: ITA (1988)
Punto di forza: non so se sia il peggior film di zombi mai realizzato, ma il podio lo merita senz’altro.
Punto debole: spesso la trama è incomprensibile.
Come trovarlo: non so se esista in DVD, ma su Internet si trova facilmente.
Da guardare: con gli amici. Per il resto, fate voi: in qualsiasi condizione, è difficile non ridere.

Pubblicato il gennaio 30, 2011, in 1980 - 1989, Horror con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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