Il pianeta dei dinosauri

Quale realismo!

Di: James K. Shea
Con: James Whitworth, Pamela Bottaro, Louie Lawless

Chi, tra i lettori, ha visto almeno una volta Il mondo perduto del 1925 (ho avuto questo onore) ben ricorderà di aver provato, nel vedere quei simpatici dinosauri di plastilina, un misto di ilarità e di rispetto per quei pionieri che, agli albori della fantascienza, sfidavano i confini prestabiliti degli effetti speciali di allora. Ecco, questa formula ci è riproposta nel mitico Il pianeta dei dinosauri, piccolo capolavoro spazial-trash dallo stile vergognosamente anni ’70. Dopo l’esplosione di un’astronave (mirabile l’effettone di luce), gli otto superstiti si ritrovano su un pianeta sconosciuto ma uguale identico alla Terra (vegetazione, cambi di notte e giorno, fiumi e laghi, atmosfera e gravità), con la significativa eccezione della fauna: infatti, la specie dominante sono i dinosauri. Dapprima confusi, gli otto (ne sopravviveranno cinque) decidono di stanziarsi lì, affrontando le pericolose bestiole e vincendole. La pellicola è fondata su basi scientifiche assolutamente deliranti, tra cui un’improbabile spiegazione sul perchè il pianeta sia uguale alla Terra e una frase che farebbe inorridire uno studente del primo anno di archeologia (“gli uomini delle caverne combattevano questi predatori”, notorialmente falso). I personaggi possiedono uno spessore pari a quello di un foglio A4, tant’è che i loro dibattiti, litigi e smorfiette amorose al limite del disgusto sono i passaggi più noiosi del film. Il meglio, ovviamente, lo danno i dinosauri: insospettabilmente silenziosi (a volte i loro passi non fanno rumore!) e dalle movenze deliranti, cambiano colore e dimensione a seconda della convenienza, e sono animati con uno stop-motion da operetta in grado di far scompisciare anche lo spettatore più scafato. La scena in cui il t-rex muore infilzandosi quasi di proposito sulle palizzate avvelenate entra di diritto nella storia del cinema, insieme alla deprecabile incapacità dei doppiatori: uova di dinosauro grandi quanto un pallone da baseball scambiate per “uova di gallina”; “ormai è già notte”, quando l’altezza del sole indica più o meno le tre e un quarto; “stiamo colando a picco”, mentre la penosa inquadratura ci mostra un mare calmo e stabile, con l’astronave che galleggia tipo gommone. La vetta sono chiaramente le morti dei protagonisti: cadaveri di pongo inquadrati sempre da lontano e dotati di un esilarante effetto “tira e molla” che li rende irresistibili. Il titolo è, peraltro, mendace: si vedono in tutto quattro o cinque dinosauri, che paiono essere gli unici su tutto il pianeta; e in effetti, tutti sono convinti che una volta ucciso il tirannosauro, vivranno in pace per l’eternità. Le loro potentissime armi laser (che fanno cilecca per tutto il film, e quando funzionano sono inutili), ricavate da un volgarissimo trapano da lavoro, non sono nulla al confronto del modo in cui riescono a tener testa ai sauri: uno specchietto per proiettare il sole negli occhi e una manciata di polvere lanciata negli stessi. La scena finale, con l’allegra famigliola cavernicola, un pò una parodia dei Flinstones, completa questo delirante quadretto. Per i più esigenti, segnaliamo che le figliole, sotto le trashissime tute coloratissime, indossano succinti bikini che ne esaltano le forme; un pò il vestiario tipico di qualunque missione spaziale. Groar!

Produzione: USA (1978)
Punto di forza: Jurassic Park? Non scherziamo, profani!
Punto debole: un altro pippone su chi deve comandare nel gruppo e giuro che vomitavo.
Come trovarlo: è assai raro. Si trova su Internet.
Da guardare: tattica del confronto: prima Jurassic Park, poi il film della Disney, e infine questo. Sarà uno shock.

Un piccolo assaggio: http://www.youtube.com/watch?v=xK2M9WwIJ7U&feature=related (il raro trailer originale!)

Pubblicato il febbraio 7, 2011, in 1970 - 1979, Fantascienza con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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