La cavalcata dei resuscitati ciechi

Giuro che non ne ho trovate di migliori.

Di: Armando De Ossorio
Con: Tony Kendall, Fernando Sancho, Esther Roy
Capita, alle volte, di incontrare sulla propria strada un’opera che, sin dal titolo, si candida al titolo di “trashata dell’anno”. Così, spinto dalla curiosità per un film con un titolo del genere, ho guardato senza pause questo La cavalcata dei resuscitati ciechi. La delusione è stata incommensurabile: non solo i momenti trash languono, ma il filmetto è pure noioso all’inverosimile. La trama, quanto di più banale si possa immaginare, parla di un gruppo di Templari (all’inizio sono meno di una decina, ma col tempo diventeranno un esercito) bruciati vivi per aver impietosamente squartato numerose fanciulle. Poi, con uno stacco orripilante, apprendiamo che in quello stesso paesello si celebra, al giorno d’oggi, “il bruciamento dei templari arrostiti 5 secoli fa”. Nel giro di pochi minuti scopriamo che la fidanzata del sindaco ha un rapporto ambiguo con l’esperto di fuochi artificiali, e che lo scemo del villaggio (che appare comunque più intelligente dei suoi compaesani) preannuncia l’imminente arrivo dei ridicoli Templari. La loro resurrezione, attesa come si attende il piatto forte ad una cena, lascia l’amaro in bocca: oltre ad essere lunghissima, la fotografia è talmente scura che non si capisce cosa stia succedendo: questa sarà una costante del resto del film. Chi pensa che, una volta risvegliati, si diano da fare con una bella strage trash, rimane deluso una seconda volta. I cavalieri (perchè hanno anche dei cavalli, presi da chissà dove e che ad un certo punto scompaiono senza lasciare traccia!) prima bussano alla porta di una sciaquetta, che si salva fuggendo sul cavallo zombie, poi entrano in paese seminando il panico. La tecnica, qui, deve molto al grande Umberto Lenzi: inquadrature mosse fino all’epilessia e sfocate, fotografia clinicamente pericolosa per gli occhi, dialoghi al limite del dadaismo. I sopravvissuti, cioè l’eroe, la sua bella, una tizia con la figlia, lo scemo del villaggio, il sindaco e il suo tirapiedi, si rifugiano in una chiesa, assediati dai lentissimi cavalieri. Non si contano gli errori narrativi: da dove vengono i cavalli? Perchè, se i Templari sono ciechi, sanno benissimo dove andare? Perchè i personaggi si comportano in modo così stupido? E soprattutto, quale oscuro motivo ha spinto De Ossorio a girare metà film con un penoso ralenty? Probabilmente, se non l’avesse fatto il minutaggio non avrebbe raggiunto il limite che distingue corti da lungometraggi. La scena migliore del film, forse l’unica in grado di risollevarlo dall’oblio, è la doppia telefonata al ministro (ma perchè mai?): totalmente slegata dal resto del film, infarcita di doppi sensi pecorecci degni del peggior Alvaro Vitali, arricchita dalla presenza dell’amante del ministro, raro esempio di stupidità concentrata. Neppure l’epico scontro “bifolchi VS cavalieri” riesce a rallegrare un pò questo micidiale pappone orrorifico anni ’70. I cavalieri emettono suoni a metà tra il coro medioevale e la gastrite; l’unico modo per distruggerli, pare, è la luce del giorno, che effettivamente li fa cadere come se si addormentassero, senza che ci sia dato di saperne il motivo. Tra l’altro, invito tutti a fare attenzione alla mitica scena finale, con l’eroe (sic!) che, da fine conoscitore della psicologia infantile qual’è, racconta alla bambina orfana (i genitori li hanno squartati i cavalieri tempo prima, in modo esilarante) che la sta portando da mamma e papà, i quali sarebbero riusciti a fuggire! Ma allora sei stronzo! PS: esistono altri tre film a tematica “Templari resuscitati”, ma dubito di riuscire a vederli. Lo shock per questa prima, immane puttanata è troppo grande.

Produzione: Spagna (1973)
Punto di forza: il ministro! Maledizione, il ministro!
Punto debole: la fotografia fa venire il mal di testa, e rende il film più inguardabile di quanto già non sia di per sè.
Come trovarlo: è uscito in DVD. Credo.
Da guardare: bisogna essere in tanti. L’unione fa la forza. Magari fate a gara a chi abbandona la stanza per ultimo.

Pubblicato il febbraio 10, 2011, in 1970 - 1979, Horror con tag , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. Carissimo, questo film fu visto da mio padre in prima assoluta italiana nel lontano 1973, all’età di 14 anni…oggi, a distanza di tanti lustri, torna a ricordare un simile cult grazie alle parole della tua convincente recensione: continua così!!!

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