Laserblast – L’Uomo Laser

Ci va del coraggio...

Di: Michael Rae
Con: Kim Milford, Cheryl Smith, Gianni Russo, Roddy McDowall

Recensiamo oggi questa piccola perla trash, uscita trent’anni fa nell’indifferenza dei più ma imprescindibile per tutti gli amanti del B-movie. Recitata da attori sconosciuti, escluso il grande Roddy McDowall peraltro confinato in un ruolo ridicolo, è la storia di Billy, un ragazzo sfigato e abbastanza inquietante, curiosamente somigliante a Fabrizio De Andrè (scusa, Faber), pigro e senza neppure la voglia di consumare il fidanzamento con la patetica protagonista femminile. In realtà il film inizia nel deserto, quando due alieni fatti talmente male da ispirare tenerezza carbonizzano una specie di zombi con un aggeggio attaccato al braccio, ma siccome la narrazione è assai poco lineare possiamo anche evitare di parlarne. Ad ogni modo Billy, perseguitato da due poliziotti grotteschi e due bulletti la cui recitazione ricorda i film porno, approfitta dell’assenza della madre (che inspiegabilmente va tutti i mesi una settimana ad Acapulco, e non ci è dato saperne di più) per fare un giro nel deserto. E cosa trova? Esatto: il pacchiano fucile laser, con tanto di lettore cd applicato, vedere per credere. Il film, che sembra partire benissimo, incontra qui il suo maggior ostacolo: la noia. Per evitare di finire nell’oblio dei mediometraggi (già così il film dura un’ora e un quarto), Rae impone al protagonista tutta una serie di scene inutilissime tra cui un party in piscina, un tentato stupro, le farneticazioni di un agente governativo e i dubbi di un medico destinato peraltro a morire. Non solo: le uniche scene interessanti (le esplosioni delle auto, perchè in effetti Billy non fa altro che far saltare macchine a caso) sono ripetute fino alla nausea (si veda la macchina rossa!), mentre è dedicato troppo poco spazio alla psichedelica conversazione dei due alieni con il loro capo: la tecnica dello stop-motion, mai così scattosa, vi distruggerà. Verso il finale, che occupa un buon terzo del già ridotto minutaggio, vediamo Billy sempre meno intellettualmente lucido, che per dieci minuti buoni non fa altro che ciondolare di qua e di là, muovendosi come un decerebrato. Una nota di merito va al truccatore: la faccia di Billy è di un bel verde diarrea, ma il resto del corpo, che vediamo in molte scene, è perfettamente normale, e la linea truccato-non truccato si palesa in tutta la sua miseria. Poi Billy decide di distruggere senza motivo alcuno la propria città, inspiegabilmente deserta. Dopo i consueti dieci minuti di noiosissima ed insensata esaltazione del protagonista, nell’ordine: il governativo giunge sul posto con la di lui ragazza; un raggio assolutamente esilarante investe il ragazzo; l’alieno tartarugoso se ne va tutto contento; la ragazza abbraccia Billy; titoli di coda. Proprio così: non sappiamo se il mentecatto sopravviva, e le alternative sono due: o muore (il comportamento di lei lo suggerisce) ed è un pessimo attore, in quanto si vede benissimo il respiro, o sopravvive, e allora non si capisce il perchè di tutta questa scena. La scena madre del film, comunque, rimane il post-amplesso (vi risparmio le inquadrature), in cui lui, così, tanto per fare, si trasforma in simil-zombi verde, la ragazza urla e lui da una craniata micidiale al furgone senza un perchè. Il regista Micheal Rae non girò nient’altro dopo questo film. Grazie, Mike.

Produzione: USA (1978)
Punto di forza: un 10 e lode agli alieni tenerissimi e alla loro incomprensibile lingua. Stop-motion spacca!
Punto debole: l’idea era abbastanza delirante per trarne un capolavoro, ma le scene-riempitivo risultano davvero insopportabili.
Come trovarlo: credo che Internet sia l’unica speranza.
Da guardare: prima fatevi una canna. Io non ho fatto così, però sarei curioso di vedere se cambia qualcosa.

Un piccolo assaggio: http://www.youtube.com/watch?v=hltHp2fx_nE  (non illudetevi, non esiste formato migliore)

Pubblicato il marzo 7, 2011, in 1970 - 1979, Fantascienza con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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