Frogs

Stiamo già tremando.

Di: George McCowan
Con: Ray Milland, Sam Elliott, Joan Van Ark

Il filone “mostro” ci ha dato, dalla nascita del cinema, una discreta serie di film spaventosi, in cui qualunque tipo di animale diventava una potenziale minaccia: squali, piranha, gatti, cani, serpenti, ragni, scarafaggi giganti. In fondo, complice la repulsione naturale di molte persone verso alcuni tipi di animali, non dev’essere stato molto difficile. Inoltre, il creato offre un notevole catalogo di esseri spaventosi da trasformare in killer da grande schermo. E allora per quale motivo, potendo scegliere, lo scervellato George McCowan ha deciso di buttarsi sulle rane? Siamo sinceri, chi di voi nella vita ha mai avuto paura di un animale gracidante? E in effetti, la trama è quel che è: un giovane fotografo viene quasi ucciso da un incompetente con un motoscafo mentre osserva l’inquinamento della zona. Ospitato nella villa dello scafista per rimediare alla figuraccia, si trova subito a fare i conti con due pericoli: il primo è il vecchio e rincitrullito capofamiglia, un bastardo con una pistola sempre in tasca e che, curiosamente, è uguale a Roosevelt (sedia a rotelle, faccia quasi uguale, sigaretta in bocca). Il secondo è la patetica ribellione della natura. Proprio così: serpenti, tartarughe, ragni e soprattutto le temibili rane, per l’occasione grosse quanto un vitellino, che per metà film non fanno che gracidare placidamente. Uno per uno, i presenti nella villa, oltre a dilungarsi in noiosissime discussioni familiari, muoiono nei modi più demenziali: uno si fa sorprendere nella sua serra da un’iguana che, sorprendentemente, conosce i segreti della chimica e lo avvolge in una nuvoletta tossica. Uno viene mangiato dai ragni, che lo avvolgono nella ragnatela più finta che la storia ricordi. Uno nuota in mezzo ai serpenti acquatici, che lo trascinano giù con la forza di uno squalo-balena. Una, tenetevi forte, viene uccisa da una innocua tartaruga troppo cresciuta; la scena non ci viene mostrata, forse perchè sarebbe alquanto arduo spiegare come l’animale più lento al mondo sia in grado di sorprendere e fare a pezzi un essere umano. Non dimentichiamo la vecchia, uccisa dalle sanguisughe (!), e il composto signore pelato, che diventa cibo per coccodrilli (difficile definire la fauna della zona, anche perchè la zona stessa, a seconda delle inquadrature, diventa una pineta, una foresta tropicale o una palude). Si salvano soltanto il protagonista, la sua bella (impresentabile la scena “romantica” in notturna) e i due bambini, mentre Roosevelt, ostinato a rimanere in casa, verrà ucciso non si sa come da migliaia di rane. Le uccisioni dei protagonisti, peraltro quasi tutti insopportabili, sono l’unico momento decente del film; il resto del minutaggio è occupato per una buona mezz’ora da immagini (rubate ai documentari di National Geographic) di rane e serpenti intenti a non fare assolutamente nulla. La qualità tecnica, poi, corona questa bruttura cinematografica: la scena del serpente appeso al lampadario (lo uccide Roosevelt con una pistolettata!), in cui si vede benissimo l’orologio del tecnico-ammaestratore, è un pò un biglietto da visita. I più attenti noteranno alcuni deliranti passaggi dal giorno alla notte al giorno nel giro di mezzo minuto, un errore che non si trova neppure nei remake turchi. Un film davvero mal riuscito. Ah, dimenticavo: non vedrete mai una rana grande come quella della locandina. Questioni di marketing, suppongo.

Produzione: USA (1972)
Punto di forza: le rane mancavano all’appello.
Punto debole: avete presente quelle scene riempitivo utilizzate in quasi tutti i B-movies? Ecco, questo film non ha riempitivi. E’ un riempitivo di qualcos’altro.
Come trovarlo: è uscito in DVD.
Da guardare: solo per etologi.

Un piccolo assaggio: lo potete vedere tutto su YouTube, nel canale di “voorhees71”.

Pubblicato il marzo 10, 2011, in 1970 - 1979, Godzilla & Friends con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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