A Force Of One – La Polvere Degli Angeli

Due locandine che mostrano come, dopo una breve parentesi edilizia, Chuck Norris giunga alfine al meritato status di divinità.

Di: Paul Aaron
Con: Jennifer O- Neill, Chuck Norris, Clu Gulager

Ripescato dal dimenticatoio dei b-movie di arti marziali grazie alla collana di videocassette “Duri a morire”, questo titolo è senza dubbio una reliquia per quanti, come noi, pensano che la parola “filmaccio” non abbia un senso etimologico senza prendere in considerazione Chuck Norris. Il film non è niente di che (Invasion USA era ancora di là da venire) ma ci mostra un Norris inedito, con un caschetto biondo vergognoso e un paio di mustacchi a dir poco ridicoli. In una città della California lo spaccio di droga raggiunge livelli intollerabili, e un saggio comandante di polizia decide di far addestrare la sua squadra dal campione mondiale di karate (indovinate chi lo interpreta), poichè quattro poliziotti sembrano essere stati uccisi con tale disciplina. In un giorno Chuck Norris trasforma tre rimbecilliti più una ragazza vagamente lesbica (a me ispira così) in letali karateka, trovando anche il tempo per allevare il figlio nero (sopraffino il dialogo in macchina tra lui e la poliziotta; sfido chiunque a capirci qualcosa), che peraltro ha inspiegabilmente quarant’anni, e di allenarsi per riconfermare il titolo mondiale. Almeno finchè non si scopre che il cattivone è in realtà il pretendente al titolo mondiale, che per non farsi mancare nulla uccide il figlio di Chuck. Da quel momento, il nostro eroe assume la forma che tutti conosciamo: quella del vendicatore invincibile e inespressivo (no, bè, questo lo era anche prima). Dopo un inseguimento che sfida ogni legge logica e fisica, riesce a beccare il bastardo, lo massacra di botte ma, sorpresa, non lo uccide, poichè la poliziotta lo ferma e gli ricorda che sarebbe un tantino illegale. In molti rimarranno delusi nel vedere Chuck che risparmia una delle sue vittime, ma ricordiamoci che il film è del 1979, quando il Sommo non aveva ancora quello status di “leggenda” che oggi può giustamente vantare. La pellicola è comunque godibilissima: penalizzata da un doppiaggio italiano eseguito da un gruppo di deficienti (lui prima dice alla tipa che il figlio era un drogato, per poi negarlo sdegnosamente dopo pochi secondi!), arricchita da gallerie di personaggi inutili (tutti eccetto Chuck e la tipa) e da scene-riempitivo necessarie perchè il film durasse almeno 88 minuti. Da notare il fatto che l’intero fulcro del film (lui che addestra gli agenti) non ha ragion d’esistere: nessuno di loro userà mai quelle tecniche, e la tipa si limiterà a dare un calcio a un delinquente di mezza tacca in un appartamento. Voto massimo ai deliri verbali del Norris, quando, alle rassicurazioni della poliziotta sulla morte del figlio (“prenderemo chi ha fatto questo”) risponde immettendo nel discorso un tema mai nominato prima (“a chi vuoi che interessi di un negro?”) come le tensioni razziali, per poi ricordarle CHI è lui (“ho combattuto in tanti posti schifosi, nel sud del mar della Cina”) tirando fuori il Vietnam anche dove non c’entra una cippa. Un gioiellino.

Produzione: USA (1979)
Punto di forza: le origini del mito. Frase cult: “Chiunque abbia fatto questo, si è appena condannato a morte!”
Punto debole: talvolta è inutilmente lungo e noioso, e i fan ortodossi non perdoneranno a Chuck Norris di aver risparmiato il perfido karateka avversario.
Come trovarlo: in videocassetta. Comunque, ogni tanto lo trasmettono in TV. Tenere d’occhio 7Gold e Antenna 3.
Da guardare: solo per gli aficionados.

Un piccolo assaggio: http://www.youtube.com/watch?v=FwGxSM0fEkM (Chuck Norris sconfigge il traffico di droga. A calci rotanti)


Pubblicato il maggio 8, 2011, in 1970 - 1979, Azione con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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