Robot holocaust

Quasi rimpiango Transmorphers...

Di: Tim Kincaid
Con: Norris Culf, Nadine Hartstein, Jennifer Delora

Il peggior film post-atomico degli ultimi tre decenni! Questo capolavoro del basso costo narra la storia di un gruppo di sfigati simil-barbari, che in un futuro in cui l’aria è irrespirabile combattono contro i 4 robot che hanno conquistato la Terra e usano gli uomini come schiavi. Il capo dei robot è Dog One, esilarante scatolone quadrato pieno di lucine pacchiane e aiutato da Valeria, assistente sadomaso. I buoni sono invece capitanati da un burino molto simile a Sangraal, ma con meno muscoli. Come finirà?
La caratteristica più evidente del film sta nelle locations: nei film apocalittici, com’è noto, le inquadrature delle città devastate sono quasi obbligatorie. Qui mancavano i soldi persino per un modellino in stile Godzilla, e come hanno risolto il problema? Inquadrando normali periferie disagiate con alle spalle la New York contemporanea (si vede benissimo il Chrysler!)! Gli unici altri esterni sono la fantomatica “foresta vergine”, non differente dal parco del Valentino a Torino, in cui sono visibili un sentiero bell’e pronto e un lampione (che squallore…) e delle cave in disuso, o almeno così presumo, teatro di epici scontri corpo a corpo di cui parleremo dopo. Gli interni sono ben tre: un sudicio capannone dove si tiene la scena iniziale, un altro sudicio capannone che, nella mente contorta di Kincaid, dovrebbe essere il quartier generale nemico, e una serie di caverne fatte (male) in studio. A proposito delle caverne: in una dominano patetici vermoni costruiti mettendo calzini sulle mani degli assistenti di scena (non sto scherzando!) e facendoli muovere a casaccio; in un’altra, il protagonista deve disattivare una bomba senza toccare i fili circostanti. Nel farlo, li tocca tutti, e sottolineo TUTTI, senza che accada nulla di rilevante.
L’approssimazione della sceneggiatura è evidente soprattutto nelle deliranti costruzioni verbali del robot. Qualche esempio: “ma che schifo che fai”, mi sciaquerò per bene i microchips” (!), e l’ultima chicca, ripetuta per ben tre volte: “sono solo un robot, non posso fare niente, sono impazzito”, “ho bisogno di riposo”. Senza parole. Chapeau. Non che gli altri personaggi siano meglio, intendiamoci: si va dalle insopportabili selvagge femministe, all’inutile prigioniero cavernicolo, agli stupidissimi schiavi umani (si accorgono solo a metà film che se smettono di lavorare a Dog One non resta più energia. Ma dico io, pensarci prima…?), fino all’inarrivabile “bestia della centrale di potere”, consistente in un artiglio (uno solo) che spunta dal nulla e nel nulla ritorna cinque nanosecondi dopo. Mirabili anche i già menzionati corpo a corpo, talmente confusionari da riuscire a farci confondere i buoni coi cattivi e talmente approssimativi da risultare esilaranti.
Si sa molto poco di questo film, soltanto che è celebre come b-movie ed è quasi un must per gli appassionati. I motivi sono palesi: alcune scene non sarebbero neppure male, ma il regista ha inopinatamente deciso di fare un solo ciak, rendendo evidenti gli errori di scena (tipo i fili della bomba, per capirci). Non so che dire: forse era un progetto amatoriale (tutto sembrerebbe suggerirlo), eppure questo film è uscito al cinema anche da noi, con il penoso titolo I robot conquistano il mondo. Ma quando vi dico che io e i miei amici saremmo capaci di farlo meglio, non parlo per modi di dire. Vedere per credere.

Produzione: USA (1986)
Punto di forza: la follia che permea l’intera pellicola, dal primo all’ultimo secondo.
Punto debole: in alcune scene è davvero noioso e ripetitivo.
Come trovarlo: è una bella sfida…io ce l’ho, ovviamente!
Da guardare: come post-atomico non è male. Integrare con la proiezione di 2019 – Dopo la caduta di New York.

Un piccolo assaggio: http://www.youtube.com/watch?v=qwDE3YWvnmg (ho parlato di follia? Eccovene un esempio!)

Pubblicato il maggio 20, 2011, in 1980 - 1989, Catastrofici & Postatomici con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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