Riecco Aborym

A sinistra, la locandina. A destra, la credibile morte per infarto di un ladro e, più in basso, la triste vecchiaia di Andolfi.

Di: Marco Antonio Andolfi
Con: Eddy Endolf Senior (alias Marco Antonio Andolfi), Eddy Endolf Junior (alias Marco Antonio Andolfi), e con la partecipazione straordinaria di Marco Antonio Andolfi nella parte di Aborym

Ho trovato il film più brutto di sempre. Sul serio. Certo, ne ho visti di più comici, più patetici, peggio fotografati. Ma mai tutto in una volta. Riecco Aborym, sequel dell’immenso La croce dalle sette pietre, oltrepassa il concetto di “cinema” per avvicinarsi a quello di “pattume”. Di norma non recensisco cortometraggi (questa roba dura 29 minuti scarsi), ma non potevo esimermi dal dire la mia sul seguito di un mito del trash italiano. Marco Antonio Andolfi, non contento di aver perso la dignità con il primo film nel 1987, ci riprova con questo corto che ne è l’ideale seguito. Per l’occasione rispolvera il patetico nome d’arte Eddy Endolf, e non solo: una buona metà della mezz’ora è occupata da scene tratte dal primo film; persino l’immortale trasformazione di Marco (che qui peraltro si chiama Eddy!) è riutilizzata, forse per problemi di budget, con l’aggiunta di qualche fotogramma modificato con Paint. C’è una trama: trascorsi vent’anni dalle avventure che tutti conosciamo, Marco-Eddy non vive più con la moretta che gli aveva salvato le chiappe per un’ora e mezza (sappiamo solo che è morta, ma non ci vien detto come), ma con una rossa ancora piacente, che non si capisce come faccia a stare con lui: Andolfi è infatti invecchiato malissimo, ciònonostante apprezziamo il suo coraggio mentre ci delizia con le sue maniglie dell’amore, la sua unghia del mignolo lunga due centimetri e la sua recitazione sobria. A un certo punto lei, che è una ninfomane e trascorre metà del film con le tetta al vento, lo cazzia perchè la croce gemmata, che Andolfi non può togliersi pena la trasformazione in lupo mannaro (o quel che è), gli fa malissimo durante il sesso. Con questa patetica forzatura narrativa, la donna lo costringe a suon di schiaffi (quella scena non ha eguali nella storia del cinema) a raccontare la verità. Inizia così un lungo flashback che introduce nuovi elementi alla storia (da quando in qua il possesso della croce da parte di Andolfi è la causa di tutti i mali dell’Africa? Mah…). Quella stessa notte, tre ladri extracomunitari si introducono nella casa per rubare e violentare la fulva, ma uno di loro commette un grosso errore: strappa la croce dal collo del protagonista. A quel punto inizia la scena madre: la trasformazione è resa riciclando i fotogrammi del film precedente; ci vengono mostrate solo le facce dei presenti, a simboleggiarne il terrore; uno dei banditi viene liquefatto in viso, ma l’occhio dell’esperto capisce benissimo che si tratta della morte di Totonno ‘o Cafone (vedi primo film) con qualche ombra in più. Gli altri due banditi preferiscono morire d’infarto. Dopo questo delirio si passa al finale, che però non svelerò.
La prima domanda che salta alla mente è: ma perchè? Che cosa spinge Andolfi, che pure collabora a programmi radio, sceneggiati, film per la Tv (vedere la sua scheda su Wikipedia, che tra l’altro è esilarante), a riprendere nel 2008 (nel 2008!) i fili del personaggio che l’ha reso ridicolo di fronte al mondo intero? E perchè utilizzare patetici stratagemmi come il riutilizzo di vecchie scene o l’ancor più memorabile schizofrenia dell’Andolfi attore (nei flashback è accreditato Eddy Endolf Junior, nel girato del 2008 E.E. Senior! Sublime!) ? Non c’è modo di giudicare una simile fetecchia: i dialoghi sono visibilmente improvvisati, e lo stesso regista\protagonista pare essere in difficoltà in certi momenti. Notare poi i numerosissimi errori nel farraginoso incastro film vecchio\film nuovo, con cambi di ambientazione, personaggi, scene in generale. Ma poi, che razza di titolo è Riecco Aborym? Se ben ricordate, Aborym era il peloso demone con cui la madre di Marco copulava generosamente, e da cui era nato il nostro eroe. Ecco, qui non torna affatto! Tralascio i commenti sui vari pregiudizi razziali del film, con i tre ladri dell’est europeo assolutamente stereotipati e inguardabili.
Che posso dire? Ho guardato questo film in compagnia, e mio fratello non riusciva a credere ai suoi occhi. Credo possa far sorridere chi ha apprezzato il primo film (e io sono tra questi), ma chi lo vedesse separato (mio fratello ha rifiutato di sprecare un’ora e mezza della sua vita in questo modo) non potrebbe apprezzarlo a pieno. Senza parole.

Produzione: ITA (2008)
Punto di forza: Andolfi è Andolfi. Adesso basta, però.
Punto debole: dal seguito di quel capolavoro che è La croce dalle sette pietre, ci saremmo aspettati qualcosa di più.
Come trovarlo: è praticamente impossibile. Sono uno dei pochi a possederne una copia, e mi metto a disposizione. Non cercatelo, sarebbe inutile. PS: non sono Andolfi sotto pseudonimo!
Da guardare: con gli amici, subito dopo il primo. E una barella accanto al divano.

Un piccolo assaggio: http://www.youtube.com/watch?v=3wKOJRAARw0 (Non so. E’ un trailer? Ditemelo voi)

Pubblicato il giugno 5, 2011, in 2000 - 2009, Altri Capolavori con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 4 commenti.

  1. Francesco, sei sempre il migliore. Uno di questi giorni dovrai invitarmi da te a vedere questo sottoprodotto del “cinema” (se così si può chiamare) nostrano….

  2. Non pensavo, ma come attore è ancora meglio che come regista…

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