Virus – L’inferno dei morti viventi

Quello in mezzo è l'attore migliore del film.

Di: Vincent Dawn (Bruno Mattei)
Con: Margit Evelyn Newton, Franco Garofalo, Selan Karay

Mattei e Fragasso (quest’ultimo solo sceneggiatore), non ancora contagiati dalla mania dei sequel di film di Romero, confezionano una specie di imbarazzante collage tra plagi del grande regista, spezzoni di documentari e provincialismo nostrano. Il risultato è forse il più povero tra tutti i film di zombi. L’azione comincia in una specie di centrale, dove un topo, infilatosi nella tuta di un tecnico, diffonde il contagio. Poi ci si sposta in America: quattro imbecilli con delle tute da operaio della FIAT sgominano una banda di terroristi (la scena ricorda spaventosamente quella di Zombi di Romero, comprese le imprecazioni razziste!), per poi essere mandati, come premio, nel Borneo, a sconfiggere ondate di zombi affamati. Ben presto, grazie anche all’aiuto di una giornalista e del suo cameraman, scopriranno che il tutto fa parte di un piano della multinazionale HOPE per risolvere il problema della povertà: uccidere i poveri. Questa incredibile trama da film comico non è l’unica genialata che i fratelli Wachowski de noantri inseriscono nella pellicola: qualcuno ha puntato il dito contro i poveri zombi, mai prima d’ora così brutti e mal truccati, impersonati da comparse che non avevano alcuna voglia di farsi una figuraccia nei cinema di tutto il mondo. Io mi soffermerei invece sui protagonisti, due dei quali meritano la nostra attenzione: una è la giornalista, la cui recitazione lascia alquanto a desiderare; memorabile la scena in cui, per socializzare con gli indigeni, non trova niente di meglio da fare che spogliarsi nuda e correre nella foresta (e perchè non ballare la Macarena bestemmiando in turco? Come logica siamo lì). L’altro personaggio di rilievo è il mitico soldato Zantoro, che in ben due occasioni ci viene mostrato (per un totale di dieci minuti buoni) mentre insulta pesantemente i poveri zombi, con espressioni inudibili anche presso gli scaricatori di porto genovesi.
Notare come Mattei e Fragasso utilizzino qui un artificio finora limitato soltanto ai remake turchi e ai film di Godfrey Ho: un buon terzo della pellicola è costituito da inquadrature palesemente rubate ai documentari della National Geographic (risalta, in particolare, la diversa fotografia), che tuttavia risultano le meglio girate. Gli effetti speciali (?) sono realizzati con un dito di cerone per ogni zombi, e anche il settore musicale pare uscito direttamente dal cinema pop turco: le musiche sono infatti riciclate da altri film, soprattutto Buio Omega e Zombi. Mattei, nella sua povertà di mezzi, ha anche la sfacciataggine di inserire i Goblin proprio nelle stesse scene in cui li inseriva Romero, provocando nello spettatore un effetto di deja-vù che vi farà sganasciare quando noterete i tentativi di plagio da parte del regista nostrano verso il Maestro. Concludiamo questa recensione sottolineando il razzismo di fondo di tutta la pellicola: è vero che la scena finale all’ONU dovrebbe essere un atto d’accusa verso l’arroganza occidentale, ma gli stereotipi usati per gli indigeni (che ovviamente non riescono a controllarsi e scatenano terribili ondate di panico alla prima difficoltà) ne fanno un fetido esempio di provincialismo all’italiana.

Produzione: USA (1980)
Punto di forza: i documentari della National Geographic brutalmente sfruttati a fini di allungamento film.
Punto debole: Mattei e Fragasso hanno fatto di meglio.
Come trovarlo: DVD.
Da guardare: solo per maniaci matteian-fragassiani.

Un piccolo assaggio: http://www.youtube.com/watch?v=QsW61-I8F9g (ecco un pò di scene trash!)

Pubblicato il giugno 16, 2011, in 1980 - 1989, Horror con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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