2012 – Doomsday

Il bello è che questi coglioni ci credono davvero.

Di: Nick Everhart
Con: Cliff De Young, Dale Midkiff, Ami Dolenz

Non pronunciare il nome del Signore Dio tuo invano; perché il Signore non lascerà impunito chi avrà pronunciato il suo nome invano. (Esodo 20, 1-17)

La Asylum non si smentisce mai, e questa volta punta in alto: come tutti sanno, nel 2009 esce 2012, gigantesca baracconata targata Roland Emmerich, che predice la fine del mondo con grande spesa di effetti speciali e patriottismo statunitense. Poteva la nostra casa di produzione preferita starsene a guardare? Ovviamente no! E a film epocale, risposta epocale: ben tre film realizzati quasi in contemporanea: 2012 – Doomsday, 2012 – Supernova e 2012 – Ice Age. Mi riprometto di recensirli tutti, ad eccezione del terzo, più difficile da trovare. Iniziamo da Doomsday. Iniziamo male. Chi si aspetta di vedere una specie di brutta copia del già tremendo kolossal di Emmerich, rimarrà deluso. Questo clamoroso esempio di spazzatura cinematografica è infatti un interminabile (nonostante il minutaggio non superi l’ora e venti) via crucis, intriso di baggianate religiose vagamente blasfeme. La trama dice tutto: in una piramide viene ritrovato un crocifisso risalente a circa un millennio e mezzo fa, il che proverebbe l’esistenza di comunità cristiane in Sudamerica prima della venuta di Colombo. Un’infermiera atea scappa da San Diego portandosi dietro la madre fanatica religiosa, che non smette di fracassargli le palle sciorinando sermoni del tutto inopportuni e deliranti. Una missionaria messicana incontra un fotografo e insieme a lui cerca di far partorire un’indigena. Alla fine i sopravvissuti si ritrovano in una piramide Maya, dove nasce finalmente il bambino, che ovviamente si rivela essere l’Eletto dal Signore, come da ridicola profezia inventata sul momento. Ah, dimenticavo: nel frattempo, il mondo finisce.
Qualcuno si chiederà il motivo del comandamento iniziale. Non si tratta di un’ostentazione religiosa (non sono credente), ma di una constatazione: il film, evidentemente costruito a scopo di proselitismo, manca clamorosamente il bersaglio: il pastrocchio cristianesimo-religione Maya non sta in piedi, e il risultato è blasfemo più che spirituale. La cosa che fa ridere (a dire il vero, io l’ho trovato agghiacciante) è che tutti, e sottolineo tutti i personaggi sono (o diventano) dei talebani del cristianesimo, tra velate minacce (“è la fine dei tempi: chi non si convertirà perirà!”, recita la sciamannata madre dell’infermiera prima di sparire nel nulla senza un motivo, facendo tirare allo spettatore un sospiro di sollievo) e momenti di preghiera a dir poco imbarazzanti (specie nel finale). Il settore effettistico è ovviamente esilarante: rocce di polistirolo, eruzioni vulcaniche disegnate con il pennarello, il crocifisso antico in pura plastica; tuttavia, la mia scena preferita rimane la grandinata finale: dall’esterno si vedono i chicchi grossi come tacchini, mentre nelle inquadrature all’interno dell’auto il parabrezza ci mostra un cielo mai così limpido e sereno. Non mancano neppure gli stereotipi classici del genere, dall’amico ciccione che muore da eroe (anche la caduta nell’abisso è fatta con la CG! Senza ritegno!) alla coppietta divorziata che si rimette insieme prima della di lei morte. Ammirevole il tentativo di omaggiare Bruno Mattei, inserendo pezzi di documentari sulla natura per allungare il brodo, come già l’italico regista vent’anni prima.
Unica nota di merito: il film infrange ogni record di paraculaggine. Avete presente quando le incongruenze di un film vengono spiegate in modo sbrigativo e raffazzonato, con scuse tipo “era tutto un sogno” o “hai immaginato tutto”? Il prode Nick Everhart si spinge oltre, rimandando qualsiasi cosa, dal più piccolo errore logico ai maggiori elementi della (presunta) trama al volere divino. Un film, una bestemmia.

Produzione: USA (2008)
Punto di forza: soltanto uno di quei predicatori televisivi americani potrebbe trovare punti di forza in mezzo a tanto pattume,
Punto debole: c’è una sequenza particolarmente terrificante, quella che va dal primo minuto all’ottantacinquesimo.
Come trovarlo: non lo so e non me ne frega niente. Più lontani ci state, meglio è.
Da guardare: perchè perdere il vostro tempo? Se volete avvicinarvi a Dio fate del bene, che è meglio.

Un piccolo assaggio: http://www.youtube.com/watch?v=zpAhVt5VpCI (ho trovato solo questo trailer sghembo. Meglio così)

Pubblicato il giugno 18, 2011, in 2000 - 2009, Catastrofici & Postatomici, The Asylum Presents con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. il piu brutto film della asylum per fortuna non sono un tipo religioso quindi non lo guardero mai

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