I predatori dell’anno Omega

Locandina italiana. Resta da capire cosa ci faccia in bella mostra il pianeta Giove

La moto tamarra di Ginty.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Di: David Worth
Con: Robert Ginty, Persis Khambatta, Donald Pleasence, Fred Williamson

“he was destined to become the…I PREDATORI DELL’ANNO OMEGA”. Così, con un clamoroso errore di traduzione, inizia questo lungometraggio. Per sicurezza, non uso quasi mai espressioni tipo “il peggior film di sempre”, o simili. Nella vita c’è sempre da imparare. Ma in questo caso lo dico senza esitazioni: questo film è il più trash di tutto il filone post-atomico. Vuol dire che non ne recensirò altri? Ovviamente, no. Vuol dire che nessuno di loro sarà mai all’altezza di questo folle e delirante capolavoro kitsch, sballato, lisergico e chi più ne ha più ne metta. Si aggiunga che trattasi di una produzione italiana con cast internazionale, come dire: una garanzia di qualità.
La pellicola è ambientata nel più classico dei futuri post-atomici: un rude e cinico guerriero senza nome sfreccia a tutta velocità per le strade desolate d’America (leggi: la campagna toscana), facendosi beffe dei nemici con la sua moto tamarra e più simile a un’astronave, sottoposta a vertiginose accelerazioni che producono involontari effetti comici. Dopo circa un quarto d’ora di inseguimenti che vi sdraieranno in terra dalle risa, il prode si schianta contro una parete rocciosa, e viene recuperato da una setta new age, ovvero “La nuova via”, che gli appioppa una missione da niente: liberare uno scienziato dalle grinfie di Prossor (Prossor!) il malvagio dittatore di turno. Inizialmente, il nostro eroe è titubante, ma una pistola puntata ai marroni e le suppliche della figlia dello studioso lo convinceranno ad infiltrarsi nel quartier generale del tiranno, collegato alla base della setta new age da un assurdo tunnel sotterraneo (?). Dopo aver sconfitto alcuni patetici mutanti-zombi, i due riusciranno nella loro missione, ma l’eroe sarà costretto ad abbandonare la bella. In seguito, accompagnato dal professore, assolderà (dopo una scena di scontro selvaggio a dir poco incredibile) una trentina di straccioni sballati, grazie ai quali distruggerà il malvagio impero di Prossor, che però sopravviverà sostituito da un clone robotico. Il colpo di scena finale non ve lo rivelo, per evitare che a qualcuno passi la voglia di visionare questo film.
Il cast è davvero stellare: Robert Ginty, attore di film d’azione celebre per le sue guance paffutelle, interpreta il guerriero senza nome. Persis Khambatta, già apprezzata in Megaforce, è la figlia del professore, la tipica triglia ebete ma tosta di cui Ginty inevitabilmente si innamorerà. Nel ruolo del capo della setta troviamo il grande Fred Williamson (imperdibile la scena sull’elicottero, in cui pare un sergente della guerra in Vietnam), mentre Prossor è interpretato nientemeno che da Donald Pleasence, il quale si sforza di risultare credibile nel ruolo da mentecatto che gli è stato assegnato. Le locations sono ben due: la già citata campagna toscana (presumo) e il capannone fatiscente che dovrebbe essere il cuore della tirannide.  Insomma, per lo spettatore si tratta di una vera e propria lotta impari tra il buonsenso e l’abbandono totale alla follia, che finirà per prevalere, un fiume in piena di attacchi al cuore delle nostre certezze cinematografiche, un colpo mortale a tutti i principi di decenza del cinema di genere. Innumerevoli le trovate trash: buona la varietà dei mezzi, soprattutto della moto di Ginty, con computer di bordo volgarissimo e doppiato in modo irritante, e della esilarante “mega-arma”, un camion da cava gigantesco ma tutto sommato lentissimo e inutile, tant’è che basterebbe girarci intorno per evitarlo, cosa che al protagonista dev’essere sfuggita. David Worth, però, da il meglio di sè nella caratterizzazione dei personaggi. Ginty è la brutta copia di Mel Gibson in Interceptor (da cui questo film è palesemente copiato, soprattutto la prima scena che sembra riciclata inquadratura per inquadratura), ma rimedia circondandosi di una specie di circo itinerante composto da: un gruppo di travestiti vestiti in modo inguardabile, un nano deforme, due idioti a petto nudo che ricordano vagamente i personaggi del videogioco Street Fighter, un cinese con un mitragliatore, due funkettoni pienamente anni ’80, un coglione con una calzamaglia in testa e due inquietanti figuri con le divise delle SS. In tutto, come già detto, trenta babbei che inspiegabilmente avranno la meglio su di una consolidata dittatura. Ginty è un vero maestro nell’uso delle armi da fuoco: usa la mitraglietta come un fucile da cecchino, spara raffiche con sono tratto direttamente da Space Invaders, usa addirittura DUE mitra mentre guida la moto senza mani! Tutto ciò che tocca, esplode. Le moto (occhio alle rotelline che mantengono in equilibrio un mezzo da trial in fiamme!) e soprattutto le macchine, che tendono a rotolare giù per burroni prima inesistenti e sbucati da chissà dove, detonando direttamente nell’aere, senza neppure attendere l’impatto, in cui il cofano è regolarmente lanciato a chilometri di distanza. Si aggiunga che il doppiaggio italiano penalizza una recitazione già di per sè pessima, con la moto di Ginty che squittisce “coglioni! Coglioni! Coglioni!” ogni volta che si avvicina qualche nemico. Interessante l’aspetto socio-politico, riassunto in una spiegazione un tanto al chilo in inglese nei titoli di testa (il film è godibilissimo anche senza), compreso il finale in cui il professore, dopo aver candidamente ammesso che “si libererà” del suo esercito di straccioni, li invita a ballare e cantare con un discorso che definire “populista” è fargli un complimento. Qui mi fermo, anche perchè i miei neuroni imploravano pietà durante la visione.
In definitiva, si tratta di un film da vedere e rivedere con gli amici, un caposaldo del genere post-atomico, un concentrato di cattivo gusto, povertà di mezzi e influenze new age capace di devastare anche la psiche dei più preparati tra gli spettatori. Maneggiare con cura!

Produzione: ITA (1983)
Punto di forza: vi sfido a trovare qualcosa di più kitsch.
Punto debole: questo film non ha punti deboli!
Come trovarlo: pare sia uscito in DVD. Vi dico solo che per trovarlo ho dovuto scavare a lungo.
Da guardare: radunate i vostri amici, una stecca di sigarette, sacchetti di patatine e dosi industriali di caffè!

Un piccolo assaggio: http://www.youtube.com/watch?v=TMem1bmHze0 (nei commenti troverete il modo di godere appieno di questa folgorante scena iniziale!)

Pubblicato il luglio 16, 2011, in 1980 - 1989, Catastrofici & Postatomici con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: