L’invasione delle api regine

Questa roba dovrebbe far paura?

Di: Denis Sanders
Con: William Smith, Anitra Ford, Victoria Vetri

Dunque, dalla visione di questa indegna pellicola si deducono due cose: la prima è che le donne sono tutte puttanone e gli uomini sono tutti variamente infoiati. La seconda è che non c’è limite a ciò che può fare la fantasia di uno sceneggiatore drogato. L’invasione delle api regine si configura subito come un trashone tipicamente anni ’70: i titoli di testa, con inquadrature di voli aerei inserite a casaccio e un’insopportabile colonna sonora formata da gorghecci lirici stonati, introducono una vicenda che ha ben poco di credibile: in una città americana muoiono otto persone in tre giorni. Due di questi sono scienziati. Senza nemmeno aspettare l’autopsia, l’Ippocrate della situazione (dove “Ippo” sta per “ippopotamo”, considerata la mole sua e degli altri comprimari) sentenzia che la causa della morte è un “eccessivo e prolungato impegno sessuale”. Segue una sequenza degna del peggior Tinto Brass con una bella ragazza nuda in moto che va a fornicare con un idiota in costume adamitico (ma senza foglia), per poi lasciarlo morire in mezzo al bosco. Nel frattempo, una scienziata spiega all’investigatore Neil Agar, l’eroe più squallido di tutti i tempi, che lei e i colleghi si dedicavano piacevolmente a “scambi di coppia, giochetti, piccole orge”, tanto per passare il tempo. Accertato che la fornicazione è divenuta pericolosa, si decide di chiedere ai paesani l’astinenza, e qui c’è una scena che entra di diritto nella storia del cinema: un gruppo di bifolchi locali che, al bar, brinda allo slogan di “sempre duro, abbasso l’astinenza!”. Il capo dei bifolchi finirà ucciso da una delle donne-killer, mentre i suoi compagni saranno pestati da Agar dopo un tentativo di stupro. Gli omicidi (e le trombate) si susseguono senza sosta, sfiorando la noia assoluta, fino all’incomprensibile finale in cui, non chiedetemi come nè perchè, Neil Agar scopre le nefandezze di un esperimento genetico e risolve il problema in quattro e quattr’otto. Sequenza conclusiva: Agar, divorato dalla foia ferina che pervade tutto il film, si getta sulla sua donna con una perfetta mossa di wrestling; l’inquadratura si sposta su un ape e un fiore e parte l’Also spratch Zarathustra (il tema di 2001: odissea nello spazio, scusa Stanley)!
Manifesto femminista? Anti-femminista? Propaganda conservatrice contro il sesso selvaggio? Chi lo sa. L’invasione delle api regine ha incassato poco, ed è costato ancora meno: evidente la povertà di mezzi, soprattutto nella scena dell’esperimento che dovrebbe trasformare una donna in un “ape regina”. In questo incredibile pastrocchio di sequenze che paiono tratte da film diversi, una piacente signora viene spogliata, poi le vengono fatti ascoltare dei grotteschi cinguettii, in seguito viene cosparsa di maionese rancida con un massaggio vagamente lesbo, e dopo una bella doccia di api (a dire il vero, la doccia se la fa una statua di cera con le sue fattezze) ecco bell’e pronta l’Ape Regina! Per quel che ne so, nell’edizione più diffusa di questo divertente ciofecone mancano alcuni dei pezzi più esplicativi. Il risultato è che non si capisce assolutamente come il protagonista faccia a sventare il malvagio complotto, nè da quale punto del film in poi lui e la biondina slavata che si porta appresso decidano di spassarsela bellamente insieme. Altra sequenza degnissima di nota è il tentativo di stupro: i bifolchi si esibiscono in frasi (ed espressioni facciali) che nemmeno i porno, ma ecco che interviene il protagonista! La scazzottata che ne segue non ha nulla da invidiare alle baruffe in stile Spencer-Hill, ma gli è inferiore sotto il profilo del realismo: i colpi del protagonista vanno TUTTI a vuoto, e come se non bastasse le comparse si muovono in modo scoordinato ed esilarante.
Resta da capire quale sia la morale di fondo: la prima delle mie deduzioni sembrerebbe la più ovvia, ma essendo il film un trip psichedelico in cui tutto è lasciato al caso, non ci metterei la mano sul fuoco. E poi, perchè gli scienziati o sono dei folli o sono depravati? Che gli ha fatto il positivismo a questa gente?

Produzione: USA (1973)
Punto di forza: qualche perla trash disseminata in modo arguto dal regista.
Punto debole: Sanders non osa quanto potrebbe, e in certi momenti si perde nel vano tentativo di realizzare un film serio.
Come trovarlo: non è così difficile, è uscito anche in DVD.
Da guardare: tenetelo lontano dalle femministe!

Un piccolo assaggio: http://www.youtube.com/watch?v=ww24w6dkZ1s (trailer pacchianissimo)

Pubblicato il luglio 28, 2011, in 1970 - 1979, Fantascienza con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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