7 per l’infinito contro i mostri spaziali

Paura...!

Di: Al Adamson
Con: John Carradine, Robert Dix, Vicky Volante

Un remake turco? Niente affatto. Starcrash di Cozzi? Acqua. Ed Wood nel suo periodo di massima depressione? Bazzecole. La verità è che questo film, diretto nel 1970 dal maestro Adamson, non trova termini di paragone nel cinema mondiale. Questo film è al di là del bene e del male. Il disagio nella descrizione di tanta demenzialità è enorme: parto dalla trama per pura abitudine, ma si potrebbe scrivere un libro, di cui questa sarebbe l’ideale prefazione. Rieccomi pertanto costretto a tirar fuori dall’oblio la vecchia tecnica dei “punti caldi”. Sia messo a verbale che non pretendo di dare spiegazioni esaurienti. Solo a ripensare a ciò che ho visto, mi viene l’emicrania. Cominciamo!

1) Il titolo. Stop. Fermiamoci qui: chi è “7 per l’infinito”? Un personaggio? Un’astronave? Un pianeta? Nossignori! La verità è che il titolo, come del resto tutto il film, è uscito dai meandri più nascosti della mente malata di Adamson, o meglio, dei titolisti. Esattamente: non illudetevi di capire che cosa significhi, perchè nè io, nè tutti gli altri che con me hanno visionato la pellicola, hanno capito il significato di tali parole.

2) La trama. Tenetevi forte: il film comincia con dei vampiri che azzannano la gente in cerca di sangue. L’azione si sposta subito nello spazio, dove uno scienziato e un gruppo di babbei (soldati? Studiosi? Mah…) cerca di esplorare il pianeta dei vampiri (eh sì, sono proprio alieni!), Astrogeos, per scoprire il segreto della loro forza. Lì succede veramente qualunque cosa: prima i nostri eroi scoprono la complicata situazione socio-politica del pianeta: due tribù di indigeni, i pacifici Siridan (Siridan!) e i malvagi Tobaton (Tobaton!), questi ultimi al servizio dei vampiri, si fanno la guerra massacrandosi a vicenda. Con l’aiuto di un’indigena, i coraggiosi scopriranno che la potenza degli UFO dei vampiri dipende da un combustibile che estraggono proprio su qual pianeta. Il film si conclude con l’esplosione di Astrogeos e la morte di tutti gli indigeni, buoni o cattivi che fossero, mentre i soldati e lo scienziato se ne tornano a casa senza alcun problema di coscienza. Si noti che questa trama delirante e risibile è spacciata senza ritegno come qualcosa di serio!

3) Effetti speciali. Qui il delirio si fa interessante: la trottola su cui viaggiano i terrestri non può non scatenare crisi di pianto dalle risate, ma il bello arriva quando gli eroi sbarcano su Astrogeos. Il pianeta ha una fauna variopinta e bizzarra: brontosauri di plastilina, tirannosauri di plastilina, normalissime lucertole ingrandite a dismisura da obiettivi speciali (effetto scandaloso!), fotografie sbiadite che dovrebbero simulare vasti paesaggi alieni e, ciliegina sulla torta, alcuni uomini-granchio che meritavano l’Oscar come peggior costume di scena. Il regista, poi, in piena crisi d’astinenza da allucinogeni, si inventa il clamoroso espediente delle radiazioni che i vampiri utilizzano per atterrire gli indigeni, radiazioni che consistono in terribili filtri di tutti i colori applicati sulla macchina da presa. A ciò aggiungiamo una fotografia abbacinante nelle scene diurne e completamente buia di notte. Il danno oculare che se ne ricava è devastante!

4) Il precursore. Non contento, Adamson si configura come anticipatore di una tecnica che tanta gloria porterà a registi come Godfrey Ho, Bruno Mattei, Cetin Inanc: il collage. Già perchè i fans della serie tv UFO non faticheranno a riconoscere intere sequenze rubate al celebre serial, mentre chiunque possieda un DVD tipo “Serie DeAgostini: La conquista dello spazio” sghignazzerà nel vedere la rampa di lancio di Cape Canaveral spacciata per avveniristica base terrestre nello spazio. Anche quando non ruba dai documentari o da opere altrui, poi, Adamson riesce a farsi notare: resterà indelebile nella nostra mente l’inutile sequenza che mostra prima uno scorcio della Luna (?) visto dalla vetrata di un’astronave, poi la scritta “Positiv” e infine delle provette che non hanno nulla a che fare con il resto del film. Questa sequenza viene ripetuta non meno di dieci volte in tutti gli 80 minuti scarsi di pellicola, aumentando il senso di straniamento che fa di 7 per l’infinito contro i mostri spaziali una vera colonna portante del trash fantascientifico.

C’è poco altro da aggiungere. Scientificamente risibile, cinematograficamente scandaloso, logicamente vergognoso. Segnaliamo la frase chiave del film, pronunciata dal vecchio scienziato con una faccia tosta che non ha eguali: “l’esplosione cromatica provoca una degenerazione astrofisica che determinerà l’esplosione del pianeta”. Chiunque sia in grado di spiegare che cosa significhino queste parole, si faccia sentire. La Cinewalkofshame, riverente, toglie il cappello e si inchina di fronte a cotanto non senso!

Produzione: USA (1970)
Punto di forza: se riuscirete a resistere fino alla fine potrete dire: io l’ho visto per intero!
Punto debole: i flash-back dell’indigena e l’eccessiva ripetizione di sequenze riciclate impediscono a questa perla di ottenere il voto massimo.
Come trovarlo: è uscito in DVD, ed è meglio così: scaricarlo è un vero calvario.
Da guardare: per tutti gli appassionati di fantascienza, radunate amici e conoscenti, sicuri di perderli tutti!

Un piccolo assaggio: http://www.youtube.com/watch?v=5igG3CK_A68 (dura solo 30 secondi, ma non ho trovato altro!)

Pubblicato il agosto 15, 2011, in 1970 - 1979, Fantascienza con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. In presenza di Al Adamson non si può far altro che prostrarsi…

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