Porno Holocaust

Patetico.

Di: Joe D’Amato (Aristide Massaccesi)
Con: George Eastman, Lucia Ramirez, Mark Shannon

Non ci siamo affatto. Questo non è “un film mitico” (Monster Bis). E non è neppure un film “riuscito, folle e visionario come il miglior D’Amato” (Giordano Lupi). Siano maledetti i critici che, invece di adeguarsi al giusto spirito trash, paragonano queste fetecchie ai film di Kubrick e Fellini. Così facendo, si potrebbe quasi pensare che Porno Holocaust sia un bel film. Poi uno legge che il regista è Joe D’Amato (in collaborazione, pare, con Bruno Mattei), e allora si capiscono molte cose. D’Amato, infatti, tenta di miscelare il filone horror-cannibale con il porno, senza però combinare granchè in entrambi i campi. Questa incredibile mattonata di 113 minuti racconta la storia di sette imbecilli che si recano su un’isoletta teatro, credo, di esplosioni nucleari, per indagare su eventuali trasformazioni dovute alle radiazioni. La prova di tutto ciò è rappresentata da alcune foto di granchi ingrandite a dismisura. Tra i sette si segnalano lo scienziato George Eastman (ma siamo seri!) e la fisica nucleare Lucia Ramirez (proprio lei, la rinomata pornostar dominicana!). Sull’isola vive però un indigeno mutato dalle radiazioni, che gli hanno donato un pene da cavallo e un cervello da gallina. Il patetico indigeno mutato provvederà ad uccidere gli uomini e a sventrare le donne, fino alla morte provocata dall’arpione (un arpione vero, eh, non è un doppio senso) del tenente Mark Shannon, che per festeggiare non trova niente di meglio da fare che una bella scena di sesso inutilmente lunga e noiosa.
Tutto questo in circa venti minuti: il resto del film è occupato dalle scene hard, che però rappresentano un capitolo a parte. In un oceano di incapacità, svetta il sempre grande Eastman, visibilmente a disagio in un film troppo ridicolo persino per i suoi standard. Gli altri attori si limitano a leggere le battute in modo meccanico, forse sperando di recuperare prestigio con una bella trombata successiva. E’ incredibile come D’Amato non si preoccupi minimamente di collegare l’una all’altra le diverse scene, con il risultato che gli attori nell’inquadratura (in genere non più di tre per volta) sembrano capitare lì per caso. La cosa triste è che questa incommensurabile ciofeca non è utile neppure come pornazzo. D’accordo, il cinema hard italiano era agli inizi, ma è davvero incredibile che il regista riesca a rendere trash persino delle scene di fornicazione. Ma davvero non si poteva fare di meglio? Esaminiamo le sequenze principali: davvero approssimativa la scena lesbo tra le due scienziate (ah ah ah!) che sussurrano frasacce degne dei peggiori film di Franco Trentalance. Poi c’è qualcosa di disgustoso e ridicolo allo stesso tempo: la contessa paga due mandinghi per realizzare una cosetta a tre, ma l’attrice che la interpreta è visibilmente a disagio in quella situazione, e si muove goffamente mentre i due le massaggiano i capelli come di solito accade dal parrucchiere. Ultimo, clamoroso pezzo forte: verso il finale, mentre i due sopravvissuti si apprestano a festeggiare copulando la salvezza, dietro la loro barca spunta la faccia di un assistente di scena dominicano, visibile per svariati secondi! Un tocco di classe trash che chiude questa interminabile pellicola, insopportabile anche per chi ha imparato ad apprezzare l’assoluta inettitudine del maestro Aristide Massaccesi, al secolo Joe D’Amato, uno dei più prolifici registi italiani di sempre con all’attivo più di 200 film!

Produzione: ITA (1981)
Punto di forza: per i feticisti di Joe D’Amato.
Punto debole: credo basti scrivere la parola “sesso” su Google per trovare video porno molto migliori.
Come trovarlo: gira soprattutto su Internet…
Da guardare: personalmente mi imbarazzerebbe anche solo vederlo con la mia tartaruga.

Un piccolo assaggio: http://www.youtube.com/watch?v=peYXxaoBOz4 (il peggior errore di sempre in un film!)

Pubblicato il settembre 18, 2011, in 1980 - 1989, Altri Capolavori con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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