Ator l’invincibile 2 – The blade master

Solo per dirvi quanto sia squallido: la locandina italiana è quasi introvabile!

Di: Joe D’Amato (Aristide Massaccesi)
Con: Miles O’ Keefe, Lisa Foster, David Brandon

Il buon Joe D’Amato è una garanzia di qualità (nel senso di squallore) assoluta. Ci piace ricordare, di lui, i pietosi porno-horror anni ’70, ma il vero masochista cinematografico sa che fermarsi alla superficie, in questi casi, può celare meraviglie ormai dimenticate. E’ il caso del secondo capitolo della pietosa saga (nata sull’onda del successo di Conan) di Ator, inventata dallo stesso D’Amato. Il protagonista è sempre Miles O’ Keefe, scultoreo burino di cui riassumiamo le caratteristiche salienti: fisico da body-builder, espressione beota e reattività facciale vicina allo zero. Un delirante incipit ci racconta la sua biografia: da sempre egli convive con un assistente giapponese (come insegna Sangraal, gli scambi nippo-europei erano all’ordine del giorno nell’Alto Medioevo), che lo allena e, in una scena imbarazzante, gli olia i capezzoli per farlo sembrare più muscoloso. Da giovanissimo (cioè è sempre Miles, uguale  per tutto il film) ha combattuto contro un malvagio dio-ragno e, soprattutto, contro le ombre. E come può aver fatto D’Amato a rendere la scena delle ombre? Esatto! Con un classico gioco di ombre cinesi proiettate sul muro alla meno peggio. Ed ecco che inizia il film. Avete capito bene: questo era il prologo! Lo sviluppo della trama, infatti, vede Ator, che per qualche strano motivo è figlio del dio scandinavo Thor, inviato in missione per salvare un vecchio saggio amico suo e recuperare il “nucleo geometrico”, un parallelepipedo di cristallo che non si capisce a cosa serva ma da come ne parlano oh, spacca de bbrutto. Il troncone centrale di film è abbastanza noioso, imperniato com’è sulle tediose peripezie di Ator e della figlia del saggio. Il finale, però, si riscatta: prima dello scontro finale con Zoltan, il nostro eroe un pò tardo si concede un’epica battaglia con il dio-serpente di una buffa tribù di orientali. Alla fine, il nucleo geometrico è fatto esplodere, e Ator può continuare la sua crociata contro il male e contro il cinema.
Pur essendo al di sotto di Sangraal nella mia personale classifica, Ator l’invincibile 2 svetta generoso in questo mondo fantastico che è il genere barbaro, dove gli scudi sono coperchi di pentole, le corazze avanzi di lamiere e i dialoghi rimasugli di un doposbronza. D’Amato dirige il tutto con mano d’acciaio e circonvenzione di incapaci: la recitazione è piatta all’inverosimile e ridicolmente impostata, il montaggio incomprensibile e la fotografia degna del peggior De Ossorio. Ma allora perchè questo film è così godibile? Per due motivi principalmente: il più evidente è la tecnica, in seguito portata alla ribalta dal grande Bruno Mattei, del “taglia & cuci” filmico. Il prologo contiene stock footages tratti direttamente dai film Taur e Dove osano le aquile; l’esplosione di una gabbia provocata dalla figlia del saggio è rappresentata da un bel fuoco d’artificio; la genialata finale è però l’esplosione del nucleo geometrico, per cui D’Amato utilizza nientepopodimeno che un test nucleare! La seconda ragione per cui Ator 2 è obbligatorio per i b-fans è la scena del dio-serpente: uno si aspetta che D’Amato ricicli qualche inquadratura del National Geographic. Invece no: il dio-serpente è un vero e proprio peluche, dalla testa ciondolante e immobile, sospinto in scena da volenterosi assistenti. Particolarmente spassosa è la lotta che Ator ingaggia con il mostro di gommapiuma: è palese come l’unico a muoversi sia il protagonista, in evidente difficoltà mentre cerca di attorcigliarsi addosso l’ingombrante pupazzo.
Insomma, un film degno delle vostre seratacce trash, non foss’altro che per vedere l’oliato O’ Keefe planare su un castello dell’anno Mille utilizzando un deltaplano ultramoderno raffazzonato in cinque minuti cinque!

Produzione: ITA (1984)
Punto di forza: D’Amato, uno dei nostri eroi, possiede un incommensurabile sprezzo del ridicolo. E, fidatevi, è la sua miglior qualità.
Punto debole: come tutti i film barbari, è penalizzato dalla noia pervasiva che riempie i cinquanta minuti principali. Io però sconsiglio di saltare dei capitoli: guardandovi tutta l’ora e mezza che costituisce il film, potrete dire “io l’ho visto!”.
Come trovarlo: è un flop talmente clamoroso che dubito persino sia uscito in DVD.
Da guardare: consigliato ai fan di Conan il barbaro. Tanto per vedere la differenza.

Un piccolo assaggio: (il trailer americano: le immagini originali della pellicola ne occupano circa tre secondi)

Pubblicato il ottobre 8, 2011, in 1980 - 1989, Altri Capolavori con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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