Automaton Transfusion

"uno dei migliori film zombie del decennio"...e già uno che si presenta così...

Di: Steven C. Miller
Con: Garrett Jones, Juliet Reeves, William Howard Bowman

Nell’anno di grazia 2006, quasi quarant’anni dopo il primo, grandioso film di Romero, il genere zombesco torna a colpire regalandoci una delle pellicole sui non-morti più brutte di sempre. Chi di voi stesse pensando a un’opera in stile Mattei & Fragasso non si illuda: il dinamico duo, in confronto a Steven C. Miller, può benissimo concorrere alla notte degli Oscar. Il Miller, infatti, aveva a disposizione un budget risicato, circa trentamila dollari. A quel punto le alternative erano due: lasciar perdere o fare un film à là De Ossorio. Miller sceglie la terza via: spende 29.900 dollari per gli effetti speciali gore, che in effetti appaiono molto belli, e con i restanti cento dollari raccatta macchina da presa, attori e locations. Il risultato è penoso, la sceneggiatura ridicola: un gruppetto di liceali (un pochettino fuori corso, a dire il vero), che essendo americani parlano in modo insopportabilmente impostato, deve affrontare un’epidemia zombi. Questi non morti non sono, ovviamente, quei rimbambiti che si era inventato Romero. Coerentemente con la tradizione fighettina anni 2000, corrono, sono fortissimi e gridano come dei tarantolati ogni volta che devono farsi notare per esigenze di sceneggiatura. I simpatici ragazzotti, senza fare una piega, danno vita a un’epica lotta per la sopravvivenza a suon di calci, pugni ed esagerazioni (si veda il nero che muore da coglione abbattendo la sua motosega contro migliaia di zombi). I due superstiti, ovviamente un maschio e una femmina belli, buoni e pienamente WASP, vengono ospitati da due militari in una soffitta. Questi gli spiegano che il virus è frutto di una cospirazione governativa (non ve lo aspettavate, eh?) e che qualcuno dovrà andare a prendere un vaccino. Con una scusa risibile, i due militari affidano la delicatissima missione al ragazzo pieno di testosterone e alla sua sgualdrina. Alla fine, braccati dagli zombi e da un manipolo di idioti in tuta anti-radiazioni, alla domanda “che facciamo?”, il nostro eroe risponde “aspettiamo!”, e il film finisce così, permettendo allo spettatore di liberare un gigantesco “vaffanculo!” in direzione dello schermo.
Steven Miller appartiene alla nuova generazione di registi horror, così bravi che vien da rimpiangere Fulci e De Ossorio. Il film è una cagata di dimensioni apocalittiche, che ricalca tutti gli stilemi del genere in una storia forzatissima e inverosimile. I personaggi, dal primo all’ultimo, si comportano come perfetti imbecilli, reagendo in modo vago e confuso a situazioni fin troppo evidenti. Qualche esempio: ogni volta che qualcuno vede un conoscente ormai trasformato in zombi, con i vestiti inzuppati di sangue, gli occhi rossi, un ghigno orrendo, che emette urla disumane dimenandosi all’impazzata, non trova di meglio da fare che chiedergli: “ehi, va tutto bene?”, salvo poi diventare una macchina di morte ogni volta che bisogna affrontare orde di zombi. Il già citato “nero che muore in ogni film” è una squallida macchietta, parla come uno del ghetto e il sospetto di razzismo è davvero forte. E poi, che cosa farà il gruppo, ormai compatto e consapevole, a metà film? Ma si dividerà, è ovvio! La scena, girata di notte, è difficilmente comprensibile, come del resto tutto il film. Il regista, timoroso di non apparire abbastanza fico e alla moda, gira qualunque scena muovendo la telecamera di qua e di là, sperando di risultare spaventoso ma trasformando così il tutto in un pastrocchio a forte rischio epilessia. Si aggiunga inoltre che, pur avendo molta cura degli effetti splatter, il regista trascura completamente tutto il resto, cosicchè, nella scena della palestra, un bel microfono di enormi dimensioni staziona per venti secondi buoni in alto al centro. La colonna sonora, ovviamente, è affidata a un nu-metal molto cool stile Linkin Park, che ci sta bene come i cavoli a merenda.
E’ sempre più difficile fare film di zombi, oggi come oggi, ma pellicole di tutto rispetto come Shaun of the dead e Zombieland dimostrano che c’è ancora parecchio da dire. Automaton transfusion non dice nulla, e la scena del feto, totalmente slegata dal resto del film e inserita apposta per shockare lo spettatore (che poi è pure un errore, perchè lo zombi, privo di facoltà intellettive, dovrebbe accanirsi sulla madre, che c’entra il feto?), suggella (in)degnamente una pellicola da buttare nel dimenticatoio. Poteva essere un film trash coi fiocchi, e invece è solo un film squallido. Peccato.

Produzione: USA (2006)
Punto di forza: fortunatamente, dura solo 70 minuti. Via il dente, via il dolore.
Punto debole: non basta inserire “merda” e “cazzo” e “figli di puttanaaaa!” ogni dieci secondi, non basta muovere la telecamera a caso, non basta la violenza gratuita. Non basta tutto questo per fare un film potabile.
Come trovarlo: è più facile reperirlo in inglese, ma la versione italiana circola su Internet da un bel pò. Comunque, non vi perdete nulla.
Da guardare: consigliato a quella minoritaria frangia di nerd convinta che American Pie esprima la meglio gioventù americana, che un film horror sia tale solo se c’è qualche sequenza fastidiosa e che il nero debba morire dopo meno di un’ora in modo incredibilmente stupido. Per tutti gli altri, mettete su Zombi di Romero.

Un piccolo assaggio:  (non preoccupatevi: il film è molto peggio)

Pubblicato il ottobre 15, 2011, in 2000 - 2009, Horror con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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