Birdemic – Shock and terror

Dov'è lo "shock"? Dov'è il "terror"?!

Di: James Nguyen
Con: Alan Bagh, Whitney Moore, Janae Caster

Signori, stiamo parlando di una leggenda! Questo film è circolato a lungo sul web, e voi non avete idea della fatica che ho dovuto fare per trovarlo. Girato con un budget di 10.000 dollari (un terzo di Automaton Transfusion!), venduto in DVD su Internet a prezzi piuttosto alti e reperibile, per altri canali, soltanto in inglese. Ma ciò non è importante, perchè Birdemic non è da guardare cercando di seguire la trama o i dialoghi: sono talmente scontati o incomprensibili che, in quei novanta minuti, il vostro cervello dovrà spegnersi, e lasciare il posto ad una pazienza sconfinata. L’oggetto dal desiderio saranno ovviamente le aquile assassine della locandina, ma per averle dovrete aspettare tre quarti d’ora. Già, perchè la prima metà del film è occupata dall’illustrazione della vita quotidiana di Rod, l’insulso protagonista maschile. Lo si vede recarsi al lavoro in un call center (brutta cosa, il precariato), essere promosso, iniziare a frequentare la ragazza che ha appena conosciuto,invitarla a cena al ristorante cinese, bacio, sesso. E basta. In questi interminabili duemilasettecento secondi, lo spettatore sprofonderà in una noia mortale mai provata prima: in confronto, i film sperimentali di Andy Wharol sembreranno Una pallottola spuntata. Chi, però, dovesse riuscire a resistere, sarà premiato da una seconda metà di film che entra di diritto nella storia del cinema: senza che nulla lo lasciasse presagire (tranne un paio di cazzatone sparate alla tv), stormi di aquile e avvoltoi, tramutatisi in veri e propri aeroplani kamikaze (planano in picchiata con il sottofondo di quadrimotori della II Guerra Mondiale, e, toccato il suolo, esplodono) fanno strage degli abitanti del luogo, costringendo i protagonisti ad una fuga per la sopravvivenza in uno scenario ormai apocalittico. No, scusate, volevo dire: in uno scenario perfettamente normale dove i pedoni camminano sulle strade, i turisti sulle spiagge e il traffico non è mai stato così intenso; gli unici ad esaltarsi sono i protagonisti. Alla fine i temibili rapaci torneranno da dove sono venuti, così come erano arrivati, lasciando lo spettatore ancora incredulo per ciò che ha visto ed occupato a gridare “e adesso?”, convinto ingenuamente che un film non possa finire così.
Se, come già detto, la prima metà è l’apoteosi della noia, la comparsa dei volatili è una specie di bomba atomica trash: mai prima d’ora s’era visto un simile abominio di computer graphic appena abbozzata, degna di un filmino amatoriale delle vacanze realizzato da un tredicenne. Le aquile, che vorrebbero essere spaventose, ciondolano sempre nella stessa posizione sullo schermo muovendo scattosamente le ali, che usano come lame di rasoio per sgozzare un pò chiunque. Il loro comportamento è un insulto all’etologia: a volte vagano in stormi, a volte da sole. Si gettano in terra suicidandosi. Ripetono in loop un verso totalmente afono e fastidioso. Sfiorando gli umani sono in grado di procurargli squarci enormi, in realtà pezzi di make-up pateticamente appiccicati sulla pelle. Il film contiene anche una scena di sesso ai limiti dell’hard dove i due protagonisti, che sicuramente non intendevano spogliarsi per questa boiata, riescono nella non facile impresa di trombare vestiti. Da notare, inoltre, come l’estremo dilettantismo e l’amatorialità di Nguyen offrano un audio che spesso e volentieri scompare, o si sovrappone in modo inaccettabile. La sceneggiatura ha più buchi di uno scolapasta: i protagonisti si comportano in modo insensato, esponendosi ai pericoli più vari, dimenticando ovunque oggetti fondamentali come il carburante o il cibo e sparando all’impazzata contro il nulla assoluto. Da notare inoltre come gli attori leggano il copione ogni volta che questo è possibile: assistiamo così ad una lunga telefonata in auto, con i due imbecilli che, a testa bassa, sfogliano una mole di pagine per ricordare le battute!
Aldilà della terribile schizofrenia filmica che ha evidentemente colpito James Nguyen, il film è un piccolo capolavoro, molto vicino all’Olimpo della serie Z, che non si prende troppo sul serio (il che non guasta mai). Occhi aperti per l’atteso sequel, che uscirà nel 2012: Birdemic II: The Resurrection 3D!

Produzione: USA (2008)
Punto di forza: gli ultimi quarantacinque minuti.
Punto debole: i primi quarantacinque minuti.
Come trovarlo: è una lunga via crucis online, ma vi assicuro che ne vale la pena.
Da guardare: riunite la vostra cerchia di amici e sottoponeteli a questa piacevolissima tortura! Jacopo, il temerario che con me ne ha affrontato la visione, ha impiegato due giorni per riprendersi.

Un piccolo assaggio:  (che approssimazione!)

Pubblicato il ottobre 18, 2011, in 2000 - 2009, Godzilla & Friends con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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