Dragonball – Evolution

"Ma mi faccia il piacere...!" (Totò)

[Recensione scritta a quattro mani da Krocodylus1991 e Jacob]

Di: James Wong
Con: Justin Chatwin, James Marsters, Chow Yun-Fat, Emmy Rossum, Ernie Hudson (!)

Smallville incontra Dragonball: nessuno potrà sopravvivere! 30 milioni di dollari sono stati spesi per questa porcheria. Dragonball – Evolution (ma “evolution” de che, poi?), perfetto esempio di cinema trash del III millennio, si inquadra senza problemi nel filone american-tamarro costruito apposta per attirare nelle sale chi, come il sottoscritto, seguiva con una certa attenzione la serie animata. Non discuto sulla qualità o meno di quest’ultima. Mi preme soltanto sottolineare come, sin dal primo minuto, scatti uno di quei trappoloni dettati da un titolo farlocco e dall’avidità dei produttori. Questo “film” non ha, infatti, nulla a che vedere con le avventure dei sayan scritte da Akira Toryiama. O meglio, il regista ha preso due o tre nomi a caso, qualche blandissimo elemento di cultura giapponese e ha creato questo pietoso mischione. Son Goku è un giovane tamarro sfigato: viene puntualmente deriso dai bulletti del liceo (gli attori sono tutti trentenni), si distrae durante le lezioni, ed è così inetto con il gentilsesso da dover chiedere consigli al nonno Gohan, un vecchio arteriosclerotico che non gli ha mai spiegato nulla su come funziona il mondo, neppure i motivi per cui lui è un orientale e Goku un americano (il perchè si scoprirà in un memorabile riassunto un tanto al chilo fatto dal cattivo). Il giovane babbeo deve affrontare la minaccia di Piccolo, un ridicolo alieno verde che si muove su un’astronave ad elica fatta con una CG poderosamente finta, e del suo demone Oozaru. Nel farlo è aiutato da Chichi, la più bella della classe che lui vorrebbe ovviamente farsi ma con cui non riesce a parlare e alla fine staranno insieme eccetera, da Bulma, una specie di Lara Croft insopportabile, da Yamcha, avventuriero talmente idiota che non vale la pena di parlarne, e soprattutto dal maestro Muten: quest’ultimo è interpretato da un Chow Yun-Fat all’apice del suo declino. Di mezzo ci sono le sfere del drago, la cui origine rimane ignota allo spettatore, e una vecchia profezia stupidissima.
Il film è una cazzatona da Almanacco della serie Z. Pur essendo girato con un budget molto alto, si presenta in una confezione pessima: gli effetti speciali digitali sono più finti di una banconota da tre euro, e la sceneggiatura ha più buchi di uno scolapasta. Per chi non avesse mai visto la serie animata, la recensione potrebbe finire qui. Per chi abbia anche solo un’infarinatura sull’argomento, il bello comincia adesso: gli elementi principali del film sono stati cancellati, probabilmente in quanto troppo poco “all’americana”, cosicchè non ci viene spiegato come possa Goku essere contemporaneamente un ragazzotto sfigato e la reincarnazione di un demone morto 2000 anni prima, come mai “l’energia dell’universo” (il film è pieno di queste vaccate new age) sia patrimonio di poche persone in tutto il mondo, come può Goku seppellire in solitudine il nonno ucciso se dopo mezz’ora tutti gli altri personaggi sanno già tutto senza che nessuno glielo abbia detto, fino alla scena a dir poco favolosa in cui il protagonista riesce a cambiarsi d’abito per indossare la tuta del nonno in due o tre secondi, mentre Piccolo lo riempie di onde energetiche! Queste ultime sono davvero una chicca: se nella serie originale distruggevano le montagne e polverizzavano le persone, qui Goku le usa per, nell’ordine: accendere dei lampioni, spegnere dei lampioni, rianimare persone svenute e creare un ponte nella lava con cadaveri di nemici uccisi (questa sequenza è talmente stupida che non vale la pena infierire). Il problema di tutta questa bella roba è che non c’è un filo conduttore decente, l’attenzione non decolla, e persino i fan più accaniti del manga originale escono dalla visione più imbarazzati che divertiti. Vedi alla voce: occasioni perdute.
Curiosità: il regista James Wong è stato un apprezzato sceneggiatore e regista di vari episodi di X-Files. La sua promettente carriera è naufragata in quel ciofecone che è Final Destination 3, approdando in seguito a questo punto di non ritorno.

Produzione: USA, Hong Kong (2009)
Punto di forza: è una perfetta dimostrazione di come si possa maltrattare una serie di successo.
Punto debole: Akira Toryiama è giapponese. Sia il manga che il cartone animato sono ambientati in Giappone. Il demone-scimmia e le arti marziali sono elementi tipici della cultura giapponese. Benissimo. Allora qualcuno potrebbe dirci perchè la scelta dell’attore protagonista è ricaduta su un incapace americano?
Come trovarlo: essendo una mega-produzione ad alto costo, si trova in DVD praticamente ovunque.
Da guardare: evitare di guardarlo in solitudine. Fa venire da piangere.

Un piccolo assaggio:   (guardatelo e ditemi sinceramente: vi ricorda Dragon Ball?)

Pubblicato il ottobre 26, 2011, in 2000 - 2009, Altri Capolavori con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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