Zarkorr! The invader

Ci vuole del coraggio...

Di: Michael Deak, Aaron Osborne
Con: Franklin A. Vallette, Don Yanan, Peter Looney

Molte volte, dall’inizio di questa avventura nel mondo degli Z-movies, mi sono sentito rivolgere la seguente critica: facile criticare i film vecchi per gli effetti speciali, ma all’epoca, negli anni ’60 e ’70, non c’erano i mezzi. Ho espresso la mia posizione in proposito in una vivace discussione con l’utente Francesco, che potete leggere qui. Potete quindi capire quale gioia sia stata, per me, la scoperta di questa sconosciuta pellicola, prodotta con due lire nell’anno 1996! Un mostro alieno, Zarkorr, attacca la civiltà umana, distruggendo decine e decine di modellini con le sue movenze goffe, provocate dalle evidenti difficoltà di movimento del poveraccio in costume. In tutt’altro luogo Tommy Ward, postino e uomo mediocre, riceve la visita di una tizia maggiorata alta 10 centimetri e dalla voce insopportabile, che dice di essere una sua proiezione mentale (chissà, forse il film stesso è una proiezione della nostra mente malata) e che lui è stato scelto da una razza aliena come rappresentante dell’umanità media, e, dunque, dovrà sconfiggere Zarkorr. Dopo una tranquilla conversazione su argomenti futili (il senso e la nascita della vita, in una prospettiva così atea da far impallidire Margherita Hack!), Tommy, colpito da inspiegabile monomania psicotica, rapisce una paleontologa vista in tv, la dottoressa Martin, e con l’aiuto di un poliziotto conquistato alla causa si reca da un hacker: costui, il personaggio più irritante del film, è il classico pazzoide occhialuto che parla come uno scimunito ma è in grado, con il suo ammasso di ferraglia, di entrare nei siti del governo e di scoprire che proprio dove il mostro si è fatto vivo la prima volta c’è qualcosa che può distruggerlo. E qui sta il colpo di genio: l’oggetto in questione è un patetico scudo in plasticaccia, enorme e scomodissimo, che i tre babbei caricano nel baule dell’auto (tutto vero!). Alla fine Zarkorr sarà sconfitto, e il protagonista accetterà di buon grado la candidatura dei Verdi alla presidenza USA. Non. Sto. Scherzando.
Osborne, principale artefice di quesa genialata, è un vero eroe: nessuno, negli anni ’90, avrebbe mai pensato di resuscitare il genere sauresco senza i mezzi adeguati. Ma lui sì. Nella migliore tradizione dei capolavori giapponesi, ad un reparto effetti speciali inaccettabile, si accompagna una trama da coma etilico, che parrebbe scritta da un bambino di seconda elementare. Il kitsch regna sovrano, a partire dagli inguardabili vestiti della nana maggiorata, per concludere con gli splendidi modellini Hotwheels e Majorette che accompagnano ogni azione del bestio. Proprio lui, paradossalmente, è il punto debole del film: è vero che ogni sua apparizione fa cadere qualsiasi parvenza di serietà sfidando senso logico e leggi della fisica. Ma nei 75 minuti che compongono Zarkorr! (perchè, oltretutto, c’è il punto esclamativo?) lo spazio a lui riservato è troppo esiguo perchè possa farla da padrone. Ciò non toglie che il film sia davvero godibile, dotato com’è di un ritmo quasi mai lento e di battute deliranti che vi lasceranno esterrefatti!

Produzione: USA (1996)
Punto di forza: il genere, incredibilmente cangiante: mostro, pippone filosofico, action movie stile Il negoziatore, thriller informatico, mostro. Ge-nia-le!
Punto debole: dateci più Zarkorr!
Come trovarlo: prevedibilmente, è stato un fiasco clamoroso. Oggi come oggi, è reperibile in lingua straniera su Internet. O nelle solite bancarelle da due euro.
Da guardare: condividete con gli amici tanta grazia!

Un piccolo assaggio:  (qui potete vedere Tommy Ward accettare la candidatura dei Verdi alla presidenza. Ma come gli vengono?)

Pubblicato il novembre 7, 2011, in 1990 - 1999, Godzilla & Friends con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. tòòòp!

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