Una notte al cimitero

Già il titolo, scusate…pare un film dei fratelli Marx…

Di: Lamberto Bava
Con: Gianmarco Tognazzi, Lea Martino, Lino Salemme

Ma ci è o ci fa? E’ più o meno questa la domanda che ci si dovrebbe fare dopo la visione di Una notte al cimitero, demenziale pellicola diretta per la tv dal figlio d’arte Bava. Confesso tutto il mio disagio per un’opera praticamente incollocabile, poichè si ha la forte impressione che il regista volesse realmente prendere per i fondelli gli incauti spettatori. Non che il film non sia trash, lo è eccome, ma la stima che ho per il cinema italiano mi fa dubitare della sincerità di chi abbia realizzato codesta porcheria. Partiamo dalla trama, che è una roba di una banalità sconcertante: cinque teen-ager ladruncoli, dopo un furto da seimila lire nel supermercato cittadino, intraprendono un viaggio che in due minuti li porta in quella che sembra la Transilvania ma in realtà è probabilmente la campagna emiliana con un pò di fumo bianco gettato qua e là. Lì il proprietario di una squallida locanda, attorniato da bifolchi suoi pari, li sfida ad una scommessa: se riusciranno a sopravvivere dopo una notte al cimitero (da qui il titolo), allora riceveranno un ingente premio in oro. Durante la notte accade veramente di tutto, tra un mostro, una finta scala che non porta da nessuna parte, zombi, lupi mannari e chi più ne ha più ne metta. Il film termina con il locandiere che svela la sua identità di cyborg (?) ai cinque imbecilli, che lo accoltellano ed escono pieni di gioielli, giusto in tempo per essere impacchettati dai Carabinieri. Giuro, finisce così.
Elencare tutti gli elementi tipici dello Z-movie presenti in questo spaventoso (nel senso di ignobile) film richiederebbe quattro volumi della Treccani, perciò è bene limitarsi allo stretto necessario. Iniziamo dalla recitazione: trattandosi di un teen-movie all’italiana, è infarcito di “porca vacca” e “oh, cacchio”. A parte il bravo Tognazzi, non c’è un solo attore degno di questo nome: i ragazzi sono insopportabilmente stereotipati, recitano come se dovessero dare le notizie al tg e si esibiscono in battibecchi memorabili tipo “ehi, qualcuno ha fatto sparire una statua dal cimitero”, “embè, ce ne sono molte altre”. Gli effetti speciali, e qui le virgolette si sprecano, sono costituiti da insulsi mascheroni di cartapesta, particolarmente ridicoli nel caso degli zombi. Bava, conscio dei propri scarsi mezzi, tenta allora di buttarla sul demenziale, ma o fai una commedia horror, e allora va bene, oppure fai sul serio, le vie di mezzo lasciamole a Sam Raimi. Qui destano perplessità le sequenze che riguardano gli zombi, specie l’allegra famigliola mangia-ragni (pura gomma) che, alla vista dei vivi, si rifugia nelle bare, mentre stenderemo un velo pietoso sui comportamenti erotici dei morti viventi. L’impressione è di trovarsi davanti a un episodio di Scooby-Doo, ma il turpiloquio e l’ambientazione comunque horror confermano che il film è rivolto quantomeno agli adolescenti, e allora sarebbe saggio porsi qualche domanda sui ragazzi degli anni ottanta. Le ambientazioni, davvero pessime, sono circa tre: il cimitero all’aperto, la squallida locanda e un paio di cunicoli ripresi sempre da angolazioni diverse, con dovizia di tombe di polistirolo e sculture in pura plastica arrabattate sul momento. A farla da padrone è comunque il meraviglioso Lino Salemme, che interpreta l’oste: questo personaggio non ha nulla a che vedere con il resto della trama. Per tutto il film mantiene uno sguardo vitreo (con tanto di occhio rosso alla Terminator), e si esibisce in una risata. Ecco, questa risata, sempre la stessa ripetuta in loop decine e decine di volte, ha colpito profondamente la nostra psiche, costringendoci a far pausa per un quarto d’ora nel disperato tentativo di riprendersi dalle convulsioni dovute alle risa. E considerata la nostra esperienza di masochisti cinematografici non è poco.
Insomma, Una notte al cimitero è senz’altro un film trash, ma è anche qualcosa di più: un colpo mortale, una sfida a chiunque creda di aver già visto tutto quel che c’è da vedere nel cinema horror, un oggetto oscuro e affascinante che deve essere visionato solo da chi abbia sufficiente controllo di sè. Il voto, volutamente medio, è dovuto in parte alla noia delle sequenze sotterranee, e in parte a questo eccesso di cattivo gusto. Fate attenzione, sul serio.

Produzione: ITA (1987)
Punto di forza: vi assicuro che non uscirete vivi dalla incredibile risata dell’oste.
Punto debole: come ho detto nella recensione, il troppo stroppia. E’ indescrivibile.
Come trovarlo: è uscito in VHS e DVD, ma dovrete penare a lungo nei mercatini per averlo a un prezzo accettabile.
Da guardare: non so se consigliarvi di chiamare qualcuno a farvi compagnia. Potrebbe essere pericoloso.

Un piccolo assaggio:  (un assaggino…)

Pubblicato il novembre 10, 2011, in 1980 - 1989, Horror con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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