Le tombe dei resuscitati ciechi

Recensito anche questo! Che liberazione!

[Krocodylus1991 & Nehovistecose]

Di: Amando De Ossorio
Con: César Burner, Marìa Elena Arpòn, Jose Thelman, Lone Fleming

Si conclude qui, paradossalmente dal primo episodio, la quadrilogia di De Ossorio sui templari resuscitati ciechi. Va detto, a onor del vero, che non si tratta della mera riproposizione di cose già trite e ritrite, anzi. Almeno nel primo film della seria, il regista tenta di dare una parvenza pienamente autoriale, e, udite udite, ci riesce pure. Proprio così: la fotografia è molto ben curata, nel senso che si distinguono almeno i personaggi, e persino gli effetti speciali, se consideriamo che il film è dei seventies, sono più che sufficienti. Nella prima parte. Nella seconda, il buon vecchio Amando abbandona ogni freno inibitorio e scatena una sarabanda di non senso assolutamente geniale. Questa volta il pretesto è dato da un incredibile triangolo amoroso tra due donne bisessuali e un uomo pettinato come Pupo. Le due si incontrano dopo anni, ma la gelosia è in agguato: Virginia, in segno di protesta per l’inopportuna relazione tra Betty e lo svampito, salta giù dal treno e si rifugia in un monastero abbandonato. Non sa, la sconsiderata, che proprio lì sono seppelliti i templari eretici. La ragazza viene dissanguata, e sul delitto indaga un poliziotto inutilissimo doppiato con la terza plurale, che rivolgendosi ai due dice cose tipo: “loro dov’erano a quel momento?”, “sono stati loro”. Ma il tizio non si arrende, e dopo peripezie più o meno inutili arruola con sè, per le indagini, un bifolco contrabbandiere e la sua squinzia. Intanto, la povera Virginia si risveglia come zombi e cerca di uccidere la socia di Betty, ma quest’ultima le da fuoco con uno degli effetti più pasticciati mai visti sul grande schermo. Nella pietosa carneficina finale si salva solo Betty, mentre i templari pasteggiano con i poveri pendolari di un treno. Il finale alla stazione, con l’ossessivo fotogramma del modellino, è degno del miglior Umberto Lenzi.
Il film introduce alcuni elementi di novità: i templari, simili a zombi, trasmettono la loro lenta e paciosa malvagità alle vittime, non possono trovarti se non fai rumore e, soprattutto, ci vengono mostrati anche da vivi, mentre eseguono un sacrificio, cioè il classico banale pretesto per mostrare due tette al vento. A proposito, segnalazione di merito per la scena dello stupro di Betty, che ci sta come i cavoli a merenda ma sarebbe anche recitata bene, se subito dopo i due non si comportassero come se nulla fosse successo. In un’altra sequenza memorabile la socia di Betty, chiusa in un magazzino con Virginia-zombi, non riesce ad aprire la porta che lei stessa aveva chiuso con un lucchetto semplicissimo pochi secondi prima, e inscena una fuga al rallentatore tra i manichini che vi distruggerà per la stupidità del tutto. Gli ultimi quarantacinque minuti sono però molto più godibili di tutta la filmografia di De Ossorio, zeppi come sono di situazioni insensate, doppiaggi ridicoli e recitazione da emiparesi. Ovviamente, non manca nulla dello stile deossoriano: ralenti infiniti, lentezza esasperante dei templari anche quando appiedati, inconsistenza della sceneggiatura. Tuttavia, vogliamo dare atto al regista spagnolo di averci almeno provato; unico dubbio: che c’azzecca l’anatomo-patologo folle che sbaglia a mostrare i cadaveri e mantiene un’espressione ghignante per tutto il film?
Per le altre recensioni:
La cavalcata dei resuscitati ciechi
La nave maledetta
La notte dei resuscitati ciechi

Produzione: Spagna (1971)
Punto di forza: l’inserimento del triangolo amoroso, ai limiti del patetismo, e la vena zombi in stile Romero conferiscono al pastrocchione una scorrevolezza che i predecessori potranno solo sognare.
Punto debole: se già era chiaro che sarebbe venuto fuori uno Z-movie, non si poteva evitare il tentativo autoriale dei primi trenta minuti? Un pò di coerenza!
Come trovarlo: è forse il più difficile dei quattro, ma è uscito in DVD.
Da guardare: per quanto sembri proibitivo, sarebbe bello organizzare una “De Ossorio Marathon”. Un massacro.

Un piccolo assaggio:  (minuti a casaccio!)

Pubblicato il novembre 14, 2011, in 1970 - 1979, Horror con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. Ragazzi, mi state aprendo un mondo davanti. Io al massimo ero rimasto alla Troma e ai classici di Ed Wood per quanto riguarda il cinema di serie B (C, D, Z…) o a quelli ormai santificati da Nocturno. Devo essere sincero e dire che spesso filmacci di second´ordine del genere dopo un po´ mi fratturano l´area antistante il bacino, per quanto possano essere divertenti per 10 minuti. Però questo ha la stoffa del mito, poi negli anni ´70 non è stato prodotto niente che fosse meno che spettacolare (sí, lo dico e lo sostengo!).
    Bel blog, belle recensioni, complimenti. E´ roba che si trova facilmente… ehm… online? (ci siamo capiti, no?:) )

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