La tomba (Non aprite quella tomba)

Ma sta per lanciare un'onda energetica?

[Krocodylus1991, Jacob, Gatoroid]

Di: David Hunt (Bruno Mattei)
Con: Anna Marcello, Hugo Baret, Kasya Zurakowska

Nel cinema come nella vita, la coerenza è importante. E noi qui vogliamo omaggiare, pubblicamente, la grande coerenza di Bruno Mattei. A 73 anni, il vecchio “mercenario” del cinema Z italiano poteva godersi la fama di realizzatore di film low-budget e starsene con le mani in mano fino alla fine (prematura) dei suoi giorni. Ma lui non era un pirlone qualsiasi. Lui era Bruno Mattei. Poteva buttarsi sul film pienamente serioso come l’antico collega Claudio Fragasso, che con la serie Milano-Palermo ha abbandonato il proprio glorioso passato. Non lui, non Mattei. Dopo il 2000 ha girato una quindicina di film, spaziando dall’erotico al thriller, dallo zombi-movie al plagio. Di questo ci occupiamo oggi. In tuo onore, grande mercenario! (La Cinewalkofshame intera nel rendere omaggio allo scomparso Mattei)

Con La tomba il mercenario va a plagiare uno dei maggiori blockbuster degli ultimi anni: La mummia, di Stephen Sommers. La tomba è quindi La mummia dei poveri? No, è quella dei mentecatti. Wikipedia sostiene che il budget è stato molto più alto della media matteiana. Pur con tutta la buona volontà possibile, non ce ne siamo accorti. Le prime scene ci mostrano un ridicolo rito Maya (uguale a quelli egizi, e vi assicuriamo che risulta impossibile accettare l’idea che il film sia ambientato in Sudamerica), con un sacerdote uguale ad Imothep che sgozza belle fanciulle. In sottofondo, una voce simil-documentaristica racconta deliri sulle leggende maya. Il rito viene interrotto dalle guardie del re (?), e l’azione passa ai giorni nostri, in un Messico da operetta. Una decina di studenti universitari più il loro professore vogliono farsi accompagnare nella foresta da una vecchia guida alcolizzata ed infoiata, che però muore quella notte stessa dopo aver assistito ad uno spettacolo di ballo sexy, spudoratamente copiato dalla Salma Hayek di Dal tramonto all’alba. Uscito dal locale, il vecchio si trova chissà perchè in un cimitero, dove la fanno da padrone gli spezzoni dell’Armata delle tenebre di Raimi. A chi si affideranno ora i nostri eroi? Ma alla danzatrice omicida, che, sotto il falso nome di Bruja (strega), cercherà di sacrificarli per completare il rito di sacerdotessa maya vecchia di 2000 anni. Gli “studenti” (uno c’ha una faccia da culo a metà tra Charliee Sheen e Michael J. Fox in Ritorno al futuro) saranno lentamente decimati, fino all’incredibile scena finale, che ha lasciato tutti noi esterrefatti.
Mattei è come un formaggio: invecchiando, migliora. I vertici di follia raggiunti in quest’opera sono degni del cinema turco: innanzitutto, precisiamo che non basta ripetere in modo ossessivo le parole “tempio” e “maledetto” per giustificare la volgare cannibalizzazione della nota pellicola di Indiana Jones. Non solo: il mercenario raggiunge qui l’apice della vergogna copiando e incollando addirittura due sequenze di un suo film (per la precisione Rats), senza che queste aggiungano niente di utile alla sfilacciatissima trama. La recitazione è difficile da descrivere: prendete un sintetizzatore vocale, fategli leggere il copione e capirete cosa intendo. Ognuno dei personaggi parla con un accento tipico della sua zona, e la cosa divertente è che anche le comparse filippine (e dove poteva mai girare uno come Mattei?) sono doppiate allo stesso modo. Memorabile la scena dell’esorcismo di una bambina messicana: la piccola ce la mette tutta, sbraita e si contorce, arriva persino a sputare della minestra spacciata per non si sa cosa, ottenendo un formidabile “ma vàààààà” dal professore protagonista! Ottimo anche il personaggio di Bruja-sacerdotessa maya, catacombale e inspiegabilmente ascoltata e seguita da tutti, mentre stenderemo un velo pietoso sull’Imothep dei poverissimi, un signore pelato doppiato come l’originale che alla fine risulta un coglione qualunque, vista la fine che fa. Nota di merito per gli effetti speciali: quando non ricicla il lavoro di altri registi, Mattei esagera come di suo solito, spacciando volgari lenti a contatto per segnali di possessione diabolica e graffietti di gatto per mostruose ferite in grado di riempire di sangue tutta la mano (notare come il gatto sia l’ennesimo fotogramma rubato, tant’è che nella scena dopo non ve ne è traccia).
Grazie a Jacob e Gatoroid, esperti conoscitori della Mummia di Sommers, è stato possibile ricostruire i dialoghi presi frase per frase e ricostruiti, tanto da anticiparli di svariati secondi. Ad ogni modo, la visione è stata tanto devastante da mandare in crisi tutti e tre i recensori (addirittura Krocodylus1991 ha avuto una crisi tremenda!). Grazie Bruno!

Produzione: ITA (2004)
Punto di forza: ma dai, è ridicolo sin dalla prima scena! Come si fa a prenderlo sul serio? Occhio ai titoli di coda fatti con Windows Movie Maker!
Punto debole: la parte centrale, con i protagonisti che cazzeggiano nella foresta, si potrebbe anche evitare…
Come trovarlo: è uscito in DVD, ma forse conviene cercarlo in una lingua diversa da quella italiana. Non è mai stato trasmesso in TV.
Da guardare: sarebbe imperdibile anche solo per i nomi: la divinità Culculkan, la dea Coatlique, il sacerdote Tatamachi!

Un piccolo assaggio:  (che spettacolo questo trailer!)

Pubblicato il novembre 24, 2011, in 2000 - 2009, Horror con tag , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. Il trailer ha un montaggio che definire “lento” è poco… aaah, il cinema artigianale di una volta🙂 Curiosità: di che anno è questo film? Nella recensione non ho trovato una nota a riguardo (oppure sono cieco o scemo, o entrambi). La scopiazzatura dal “Tempio maledetto” (fuori tempo massimo di una ventina d´anni poi!) è talmente evidente anche solo nel trailer che gli vorrei conferire un premio per la spudoratezza.

  2. Senza essere cieco o scemo (in effetti non è immediatamente percepibile), alla voce “produzione”, sotto la recensione, specifico che il film è del 2004. Rendiamoci conto!

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