Skeleton man

Capite cosa intendo per "poca cura"?

[Krocodylus1991 & Nehovistecose]

Di: Johnny Martin
Con: Michael Rooker, Casper Van Dien, Jackie Debatin

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, questa pellicola non va consegnata ai distributori; non subito almeno. Prima, sarebbe opportuno un parere degli psichiatri. Perchè il confine tra inettitudine e malattia mentale è davvero fumoso, e questo film ne è la prova. Il budget era relativamente alto: 2,3 milioni di dollari. Per capirci: un capolavoro come Il giorno degli zombi di Romero ne è costati 3. Qui l’unica cosa che si salva è il bravo Michael Rooker (visto di recente nella serie Walking Dead), insieme ad un paio di esplosioni qua e là. Il resto è indegno persino dei peggiori B-movies. La trama, assurda quanto semplice, vede come protagonista una misteriosa entità (nella realtà un cretino mascherato con un sacco della spazzatura addosso) che si diverte a sterminare chiunque entri nel suo bosco. Qui entra in scena la nostra squadra di eroi: tre della Delta Force più qualche esperto in esplosivi e sabotaggi, che mai avrà occasione di spiegare la sua presenza in quel contesto. Il gruppetto è davvero patetico, poichè gli eroici militari si vestono come turisti e seguono la pista del mostro guardando dove cresce il muschio nel miglior stile delle Giovani Marmotte (Michael Rooker è il Gran Mogol). Poi incontrano un hippy fattissimo in mezzo al bosco, che, dopo avergli chiesto dei fagioli in una scena totalmente priva di senso, gli racconta, non richiesto, l’origine del teschio a cavallo che sta facendo strage: la più banale delle leggende indiane. A questo punto, inizia la seconda parte del film, mortalmente noiosa: i nostri eroi tentano di abbattere l’entità a colpi di mitra, ma non hanno alcuna possibilità e vengono uccisi nei modi più vari. Due di loro arrivano pure sani e salvi alla fine, e potrebbero pure andarsene, ma Rooker no, ormai è una cosa personale tra lui e l’indiano-fantasma, ed eccolo entrare in una centrale chimica dove si copre di vergogna uccidendo l’idiota mascherato con la corrente elettrica. Il colpo di scena finale è telefonato dal secondo minuto, ma le modalità con cui avviene, con quell’immagine buttata lì a caso, ne fanno una carta vincente.
Davvero impressionante la mancanza di cura di cui questo film soffre vistosamente: i capolavori di Ed Wood, realizzati con due lire, rimanevano quantomeno coerenti con la loro povertà. Martin, un vero cane della cinepresa, accumula errori su errori, e non parlo dei classici bloopers che fanno la gioia degli appassionati. No, sono errori vistosissimi e imperdonabili. Qualche esempio: Michael Rooker spara con un fucile di precisione il cui mirino è desolatamente tappato. Il cavaliere indiano fantasma riesce a colpire i suoi nemici anche a metri e metri di distanza. Il cavallo prima è marrone, poi nero e poi di nuovo marrone (!). Poi c’è una mancanza logica: a un certo punto Casper Van Dien, espressivo come un tonno, esce dal bosco e ruba un camion, poi si schianta e viene sorpreso dal patetico teschio; non si capisce perchè abbia dovuto comportarsi così, nè lui ce lo spiega. Lo fa e basta. Il meglio, comunque, Martin lo tiene per il finale. Rooker è in una stanza illuminata, e comunica al tecnico della centrale che deve “staccare la corrente”. “Fatto!” è la pronta risposta, ma quando l’inquadratura torna a Rooker ci accorgiamo che non è cambiato nulla, e le luci sono ancora accese! Senza contare i proiettili che fanno scintille quando colpiscono gli alberi, ecc…il settore audio\video non è da meno: tutte le inquadrature di paesaggi sono rubate a documentari (allucinante l’aquila ripetuta sei-sette volte in primissimo piano!), à là Mattei-Fragasso. In quanto all’audio, non so se la colpa sia del mixaggio italiano o dell’originale: fatto sta che i rumori di fondo sono spesso e volentieri ben più intensi del parlato, cosicchè non si capisce una mazza degli scialbi dialoghi. Poco male.
Meglio non aggiungere altro. La miglior spiegazione di questo film è data dagli assurdi titoli di testa: ecco cosa farebbe Tim Burton se potesse spendere cinque dollari a film!

Produzione: USA (2004)
Punto di forza: Michael Rooker è sempre un buon attore. E poi scusate, Delta Foce VS leggenda indiana. Meglio di così!
Punto debole: la frittata ormai era fatta; Martin poteva osare di più, ma ha voluto restare (per quanto possibile) nel filone della verosimiglianza. Peccato.
Come trovarlo: è il classico direct-to-video americano. DVD, VHS.
Da guardare: per trash-fans affezionati.

Un piccolo assaggio:  (ma solo io lo trovo di un’approssimazione spaventosa?)

Pubblicato il dicembre 1, 2011, in 2000 - 2009, Horror con tag , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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