La casa 3 – Ghosthouse

Raimi, perdona loro, perchè non sanno quello che fanno.

[Krocodylus1991 & Nehovistecose]

Di: Humprey Humbert (Umberto Lenzi)
Con: Lara Wendel, Greg Scott, Mary Sellers

Con questo film, nel 1988, si inaugurò la serie di sequel apocrifi del noto film La casa. Questi capolavori di inettitudine, giunti fino al settimo capitolo, non avevano nulla a che fare con il prodotto originario di Sam Raimi; il titolo era un volgare tentativo di attirare più gente possibile al botteghino, obiettivo peraltro non particolarmente centrato. Umberto Lenzi da il la con questo curioso Ghosthouse: è evidente che il maestro tenta di elevare la bassissima media qualitativa dei suoi film, e inserisce alcune trovate relativamente azzeccate. Per nostra fortuna, Lenzi non è Raimi. La storia ruota intorno a Paul, radioamatore che intercetta un inquietante messaggio radio proveniente da Boston; arrivato lì con la fidanzata, scopre che la casa da cui giungeva il messaggio è abbandonata da anni, ma, incontrati tre buzzurri che bivaccano lì intorno, decidono di restare. Chiunque, a questo punto, avrebbe già capito che le cose rischiano di mettersi malissimo per tutti quanti, ma loro no. Nonostante i fatti strani e la palese presenza di qualche oscura entità, i cinque rimangono lì, per vedere tutti insieme l’effetto che fa. Gli stolti non sanno che tutto il casino è dovuto a un duplice omicidio commesso vent’anni prima e che ha coinvolto una bambina insopportabile, Henrietta, e i suoi genitori bigotti. E come li ha coinvolti? Mah, non si capisce granchè. Comunque fanno la loro comparsa: un vecchio pazzo assassino che poi si impicca e non si sa perchè; l’addetto alle pompe funebri più ridicolo della storia del cinema; un ragazzo di colore stereotipatissimo che cerca di rubare l’argenteria e invece muore ammazzato; un cane incorporeo; la morte (?); e soprattutto lui, il mitico pupazzo copiato pari pari da Poltergeist di Tobe Hooper, che si esibisce in alcune facce indegne persino del teatrino delle marionette. Il finale, buttato lì a caso, è un pò la firma dell’Umbertone nazionale a suggellare questo putridume.
Dopo una prima mezz’ora abbastanza ordinaria, in cui Lenzi si contiene quanto a elemento trash, segue un intreccio che è un campionario di tutto ciò cui il cinema di questo bizzarro regista ci ha abituati. Gli effetti speciali sono ovviamente ridicoli: per non dilungarci, segnaleremo soltanto un pipistrello che definire “farlocco” è fargli un complimento e la meravigliosa testa di cartapesta del padre di Henrietta, generosamente aperta in due da un colpo d’accetta ben assestato. Gli interpreti si distinguono per inespressività e sciatteria, soprattutto Lara Wendel, già nota per pellicole erotiche soft tipo Maladolescenza. Ma il lavoro più meritorio, il colpo di grazia, va al calderone-sceneggiatura in cui vengono buttati elementi tipici dell’horror in modo puramente casuale. Le scene di tensione sono costantemente rovinate dai monologhi dei personaggi, che inspiegabilmente tendono a spiegare per filo e per segno che cosa stanno per fare (“ora andrò di là”, oppure “cos’è stato? Vado a controllare”). I numerosissimi mostri presenti sono uno peggio dell’altro: prendiamo il cane e la morte a titolo d’esempio. L’animale non apparteneva nè alla famiglia di Henrietta, nè ai protagonisti. Il fatto che sia incorporeo non basta a renderlo spaventoso, anche perchè la povera bestia c’ha una faccia da pacioccone che fa tenerezza. La morte, invece, è rappresentata da un tizio con una maschera da teschio (cui qualcuno ha appiccicato dei vermi) armato a volte di coltello, a volte di ascia e altre volte di pale di ventilatore (!). Forse per rendere il film più inquietante (ah!ah!ah!) Lenzi mette in bocca ai suoi personaggi frasi imbarazzanti e prive di senso logico del tipo “questa casa è infestata da una presenza malefica” (ma che ne sai? Sei lì da cinque minuti!) oppure “ho sentito l’odore della morte”.
In sostanza, Ghosthouse (mi rifiuto di chiamarlo La casa 3) è un film davvero pesante, ma non privo di una sua attrattiva, nonostante le pretese di seriosità del regista. Non riuscirete a trattenervi quando sentirete il protagonista cianciare aria fritta sul “serial killer di Londa Jack lo sventratore”!

Produzione: ITA (1988)
Punto di forza: in un film come questo, non sai mai cosa aspettarti. Il bello della sorpresa!
Punto debole: l’irritante nenia della bambina (o del pupazzo, non ho ben capito) vi ridurrà i testicoli in polvere.
Come trovarlo: è uscito in DVD, suppongo in qualche catena tipo “Horror italiano”…
Da guardare: per tutti gli appassionati dell’horror italiano!

Un piccolo assaggio:  (la domanda che si pone chi ha postato il video non è affatto banale!)

Pubblicato il dicembre 7, 2011, in 1980 - 1989, Horror con tag , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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