I morti viventi sono tra noi

Sì, sono tra noi. E lo scenggiatore ne è la prova.

Di: John King (Jean Claude Roy)
Con: Veronique Catanzaro, Sylve Novack, Henry Jaques Huet

Mea culpa. La verità è che ognuno ha un sottogenere preferito, e io quando sento dire “morti viventi” metto mano al lettore DVD e mi bevo qualsiasi film. E poi, pensavo tra me e me, ho visto i film di Mattei e Fragasso: come può esistere qualcosa di peggiore? Eh, può. Come? Così. Mettete in mano a Jean Claude Roy una macchina da presa, un dito di trucco e qualche attrice disposta a spogliarsi e otterrete questa schifezza su celluloide, al cui confronto Virus di Mattei sembra uno dei capolavori di Romero. I titoli di testa, scritte bianche su sfondo nero con urla a caso, sembrano opera di Maccio Capatonda, e sono un ottimo biglietto da visita. Vediamo dunque questa autostoppista che si fa caricare da un camionista bavoso; quest’ultimo si esibisce in una scena di seduzione con dei dialoghi che avrebbero fatto scompisciare Tinto Brass. E questo perchè? Ma perchè mentre il camionista tromba, un motociclista versa del liquido rosso nella sua cisterna. E’ tutto un complotto, e infatti vediamo il biker incontrarsi con la segretaria dell’azienda produttrice di latte (questo trasportava la cisterna) e farsela per l’occasione. La sostanza è che in questo film basta mettere insieme un maschio e una femmina, ma non solo, e questi finiranno inevitabilmente per copulare. Ma la tragedia è alle porte: tre ragazze muoiono a causa dell’inquinamento del latte, e ritornano sotto forma di zombi. Roy poteva dunque risollevare il film con una bella mattanza d’altri tempi, ma non lo fa. Gli omicidi sono girati malissimo, e l’apice del trash si raggiunge con il ridicolo numero a quattro tra le zombi e una ragazza viva: particolarmente patetico il fatto che le tre non morte abbiano la faccia decomposta, ma il resto del corpo perfettamente normale! Il finale è inverosimile e delirante, ma ancor di più lo è una scritta che compare prima dei titoli di cosa e che citiamo testualmente: “Non distruggete l’interesse che i vostri amici hanno per questo film. Non rivelate loro ciò che avete visto. Vi ringrazieranno.” (sì, sì, vi ringrazieranno, soprattutto se gli impedite di vedere questo film!)
Roy impara benissimo la lezione di D’Amato: un titolo horror mischiato a scene di sesso. Ma se il vecchio Joe inseriva almeno della pornografia, così da offrire appiglio a qualche onanista disperato, il francese, forse per evitare problemi con la censura, non va più in là dell’erotismo soft alla Michele Massimo Tarantini. Mi sia consentita, peraltro, un osservazione sessista: se è vero che gli attori maschi sono dei veri e propri cani, è vero anche che le femmine sono talmente irritanti da dar vita a guizzi di gioia tutte le volte che una di loro viene ammazzata, purchè la smettano con quei gridolini isterici! Deprimenti pure le figure dei poliziotti che dovrebbero, teoricamente, indagare sulle morti misteriose: degli emeriti idioti, non riescono a collegare assolutamente nulla e il loro ruolo vale meno di zero. Nemmeno le poche scene pesantemente gore presenti riescono ad uscire dall’alone di patetismo che circonda il tutto.
Non fa paura. Fa poco ridere. Peccato…

Produzione: Francia (1987)
Scena madre: più che una scena, un dialogo: il sopraffino scambio di battute tra la battonaccia e il camionista, all’inizio. In-de-gno!
Potresti apprezzare anche…: Porno holocaust.
Come trovarlo: lo si reperisce in alcuni negozi di DVD. Ebbene sì, qualcuno ha distribuito questa porcata.
Da guardare: solo per poter dire “ho visto tutto il filmabile sugli zombi”.

Un piccolo assaggio:  (raccolta di scene trash effettuata da un utente di Youtube!)

Pubblicato il gennaio 5, 2012, in 1980 - 1989, Horror con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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