Turkish Superman

Datemi un pizzicotto...ditemi che non sto sognando...

Di: Kunt Tulgar
Con: Tayfun Demir, Gungor Bayrak, Yildirim Gencer

E quando pensavamo che non si potesse fare peggio di così, ecco la versione turca di Nembo Kid! Sissignori: il superuomo è più in forma che mai, e ovviamente vive in Turchia. Contrariamente alle altre castronerie tipiche di certi remake, in questo, uscito con l’incredibile titolo di Supermen Donuyor (vuol dire “superman ritorna”; qui ha anticipato il remake degli anni duemila), la trama è più o meno comprensibile, anche perchè quasi del tutto plagiata dall’originale di Donner. Un prologo particolarmente ignobile, in cui palle dell’albero di Natale e stelle di carta stagnola vengono spacciate per corpi celesti, ci spiega che Tayfun (per risparmiare sulla sceneggiatura i nomi di battesimo degli attori sono stati trasferiti ai personaggi) è un abitante del pianeta Krypton, mandato sulla Terra dai genitori poco prima dell’esplosione che ha sterminato la sua razza. Al compimento della maggiore età, i suoi genitori adottivi, due paciosi campagnoli, gli rivelano la sua identità. Lui dice che comunque se lo aspettava, anche perchè i suoi poteri sono un pochettino ingombranti. Recatosi senza un motivo preciso in una grotta, vi trova il fantasma del re di Krypton: questo vecchio in calzamaglia dice di chiamarsi Superman e che anche lui si chiama Superman (?) e che è dotato delle seguenti caratteristiche: “il genio di Re Salomone, la forza di Ercole, la pazienza di Atlante, la salute di Zeus, il coraggio di Achille e la velocità di Mercurio”. Manca solo il cervello di Frankenstein, aggiungiamo noi, ma non poniamo limiti alla provvidenza. Ritrovatosi improvvisamente vestito come un supereroe, Tayfun inizia a svolazzare per la città. Nel frattempo, uno scienziato turco, perchè com’è noto in questi film la Turchia è una superpotenza globale, scopre i poteri della kryptonite. Ma un malvagio vuole impadronirsene per far funzionare una macchina che, a suo dire, trasforma ogni cosa in oro. Qui la sceneggiatura si inceppa, ed è tutto un ripetersi di Superman che salva la bella di turno, lavora al giornale e sconfigge i cattivi.
Dire che Tayfun Demir è il Christopher Reeve dei poveri, o un suo clone sbiadito, non è esatto. Inserire nella stessa frase i due nomi è una bestemmia. Demir non muove un sopracciglio per tutto il film, limitandosi a esibire la sua faccia da triglia in qualunque occasione. Per rimediare alla propria mancanza di muscolatura, si mette in pose ridicolissime di fronte agli sguardi supefatti dei malvagi. Le scazzottate con i malviventi sono qualcosa di meraviglioso: quello che in teoria dovrebbe essere “l’uomo d’acciaio” si limita a tirare due pugni, o meglio a fare il gesto dato che i poveretti vanno al tappeto da soli con dovizia di capriole, e a rimanere impassibile di fronte ai colpi sparati da carinissime pistole giocattolo. Quando il regista Tulgar decide di fare la voce grossa, si scade nel patetismo: invece di fermare un camion lanciato a folle velocità con una mano sola, Superman entra nell’abitacolo volando e…frena con il pedale! A proposito di voli: mai, neppure agli albori del cinema, le riprese aeree erano state tanto approssimate: la sagoma dell’eroe è praticamente appiccicata con lo sputo su fotografie aeree di stadi, monumenti e oceani, oppure su filmati di dubbia provenienza, senza mai rispettare le proporzioni. La prospettiva è talmente assente da conferire al tutto un aspetto bidimensionale che lo rende simile ad un cartone animato. La traiettoria seguita dal prodigioso superuomo non segue nessun criterio finora conosciuto dalla scienza fisico-motoria. La “forza di Ercole” non impedisce al demente di lasciarsi stendere da una banale scarica elettrica, per non parlare del “genio di Re Salomone”. Che poi, sapete con che cosa è realizzata la temibile arma nemica? Con un proiettore super 8.
Trattandosi di un remake turco, le caratteristiche tipiche ci sono tutte: i due temi portanti sono rubati direttamente a Superman e alla serie di 007, e il montaggio è spesso incomprensibile. la fotografia, quasi sempre sgranata e non nitida, rende impossibile una visione serena. Peccato soltanto che il film divenga ripetitivo con il passare dei minuti, quando le sciatte immagini dell’eroe volante perdono la loro carica di ilarità. La mancanza di Arkin e Inanc si sente.

Produzione: Turchia (1979)
Scena madre: quando Superman scopre i suoi reali poteri, decide di fare un voletto di prova. E non aggiungo altro.
Potresti apprezzare anche…: Korkusuz (alias Turkish Rambo).
Come trovarlo: siccome che i remake turchi infrangono sistematicamente il copyright, posso anche ammettere di averlo scaricato. Perchè altrimenti è irreperibile.
Da guardare: assolutamente! Vi piacerà!

Un piccolo assaggio:  (guardate che potenza!)

Pubblicato il febbraio 4, 2012, in 1970 - 1979, Fantascienza con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. Nella locandina Superman sembra un Polaretto.

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