Non avere paura della zia Marta

Le locandine di Fulci sono tutte uguali...

[Krocodylus1991, Nehovistecose]

Di: Mario Bianchi
Con: Adriana Russo, Gabriele Tinti, Anna Maria Placido

La serie “Lucio Fulci presenta” non smette di stupire, e partorisce l’ennesimo mattone horror costruito mettendo insieme pezzi di film più famosi, ma con un suo tocco di originalità che non guasta. La zia Marta del titolo è una signora molto ricca, che viene rinchiusa in manicomio dalla sorella allo scopo di godersi il patrimonio di famiglia. L’azione si sposta, dopo gli interminabili titoli di testa, al presente. Una famiglia uscita dritta dritta dal Mulino Bianco e composta da padre idiota, madre squallida e tre figli, dopo aver rischiato un frontale con un tir, giunge alla casa dove la vecchia zia li starebbe aspettando. Vengono accolti dal custode, uno molto bieco che appena lo vedi capisci che è pulito come un cane con la rogna, il quale li informa che la zia arriverà nei giorni seguenti a causa di non si sa bene che cosa. E così per quaranta interminabili minuti assistiamo alle inutili gesta della famigliola, inclusa una delle peggiori trombate cinematografiche di sempre. Poi Bianchi si ricorda che il produttore è Fulci e che il film è un horror. E parte la mattanza! Tutti gli omicidi rappresentano l’apice supremo dell’inverosimiglianza trash. Il primo a farne le spese è il figlio maggiore, che gira sempre col fucile in mano e viene appeso a quindici metri dalla casa senza che nessuno se ne accorga. Toccherà dunque alla figlia, uccisa mentre si fa la doccia (plagio al limite della blasfemia!) da decine di coltellate, e al figlio, decapitato al volo con una motosega. La madre, preoccupata, torna a casa e viene a sua volta decapitata da una cassapanca, con un solo colpettino. E’ ormai rimasto solo il marito, che trova una bella sorpresa: l’intera famiglia ricomposta e seduta a tavola (l’espressione del figlio maggiore è ri-di-co-la!). Il fantasma della zia Marta gli spiega allora che lei non c’entra, ma che comunque se lo merita perchè è uno stronzone che l’ha lasciata marcire in manicomio trent’anni e quindi è giusto che gli incolpevoli familiari vengano massacrati. Scomparso il fantasma, il padre scende in cantina e vi trova il cadavere putrefatto della zia, ossessivamente inquadrato in volto per risaltare i cagnotti che pasteggiano. Lì veniamo a sapere, sorpresona, che il custode è un maniaco omicida innamorato della zia, anzi del suo cadavere. I due ingaggiano una lotta tremendamente lenta e ridicola, degna delle baruffe Spencer-Hill, finchè…
Il finale a sorpresa, che avrebbe imbarazzato il buon vecchio Umberto Lenzi, è la presa per i fondelli definitiva di un lungometraggio già di per sè vergognoso. C’è la mano di Fulci; non si vede. A parte l’assurdità della trama e gli evidenti errori di scena (il figlio viene decapitato, ma al momento della tavolata è solo sgozzato), sono evidenti i plagi da altri film, spesso del tutto ingiustificati: se la scena della doccia poteva servire per colmare il vuoto di idee omicide del regista, non si capisce per quale oscuro motivo Bianchi costringa il figlioletto a girare in tondo in salotto su una bicicletta prima a rotelle e poi magicamente senza (plagio da Shining) o a fissare inebetito uno schermo televisivo accesosi misteriosamente (Poltergeist di Tobe Hooper). Il bimbo, tra l’altro, fa scompisciare ad ogni apparizione, poichè il doppiatore ha una voce da diciottenne che mal si adatta a un decenne. Passando al reparto effetti speciali, il livello trash è decisamente più alto: non male la lucertola di gomma scandalosamente spacciata per un vero rettile, mentre lo splatter è rappresentato in modo pateticamente misero. L’unica ripresa di un certo effetto, vale a dire il primo piano della zia Marta in decomposizione, è vanificato dal contesto decisamente ridicolo: impagabile il custode che dice “la zia Marta non sta bene” per indicare il secondario fatto che è morta. Il capofamiglia, da parte sua, non brilla certo per intelligenza: quando iniziano ad accadere cose strane, lui liquida tutto come fossero sciocchezze, deridendo anzi la moglie a suon di “che c’è di strano?”. E si badi bene che tra le stranezze annoveriamo: il figlio che si intrufola di notte nella sua stanza brandendo un fucile, la zia Marta che non vede l’ora di ritrovarlo ma ritarda, due telefonate anonime, la cantina in cui il custode gli proibisce di andare e la comparsa, sullo specchio di una stanza, della data di ricovero della vecchia zia.
Non avere paura della zia Marta è un film pesante, ma non da buttare, almeno per gli amanti del trash, almeno nel caso siano disposti a sopportare un doppiaggio eseguito con i gomiti e una recitazione da malattia mentale. Non dimentichiamo inoltre che alcuni spezzoni di questo film, senza dubbio i migliori, sono stati riutilizzati da Lucio Fulci per il capolavoro Un gatto nel cervello!

Produzione: ITA (1988)
Scena madre: il quarto d’ora che comprende quasi tutti gli omicidi. Oscar subito!
Potresti apprezzare anche…: Un gatto nel cervello.
Come trovarlo: è uscito in DVD…almeno all’estero. Noto anche con il titolo di Broken mirror.
Da guardare: per i fan di Fulci e per chi volesse capire da dove arrivano le scene più godibili del suo capolavoro!

Un piccolo assaggio:  (per i più masochisti, c’è pure il film intero…)

Pubblicato il febbraio 7, 2012, in 1980 - 1989, Horror con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. Altro che Shining…la citazione sulla bici è eterna! il cameraman sì che era un genio…quello di Shining, non quello di sta porcheria!

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