In the market

C’è pure la musica dei Clash!

Di: Lorenzo Lombardi
Con: Ottaviano Blitch, Marco Martini, Elisa Sensi

Prima di cominciare, ringrazio l’amico Karinzio che, recensendo questo film su Youtube prima di me, mi ha dato occasione di conoscerlo. Chiedo quindi a quanti leggeranno questa recensione di dare un’occhiata a quella del Karinzio, il cui link troverete più in basso.

E ora passiamo al film. In the market è una produzione indipendente di un tipo appena uscito dal DAMS di Roma. Questo va detto a suo merito. Purtroppo, il primo tentativo cinematografico del buon Lorenzo è quello che è. Vediamo la trama: i tre protagonisti, David, Sarah e Nicole, sono tre insopportabili giovanotti che, convinti di essere in Texas, vagano per l’Umbria cazzeggiando nel modo più totale. Il loro viaggio sarebbe, testualmente, “senza meta”, ma poi scopriamo che vogliono andare ad un concerto. Senza meta un par di palle, insomma. Giunti a una pompa di benzina in mezzo al nulla, le due ragazze ne approfittano per farsi leggere il futuro da una cartomante. Che cosa ci faccia lì la vecchiaccia hippie non è dato saperlo, ma va detto che con le sue previsioni ci azzecca in pieno. Ma l’imprevisto è in agguato! Due rapinatori mascherati (uno c’ha una voce da scemotto che fa quasi tenerezza) rapinano il povero benzinaio, che si trastullava guardando A prova di morte di Tarantino. I tre idioti, arrivati nel frattempo in un market senza un soldo in tasca, attuano il loro piano geniale: chiudersi nei bagni e aspettare che il supermercato chiuda, per poi mangiare a sbafo. Quello che non hanno calcolato, però, è la presenza di un macellaio psicopatico assassino, tale Adam. Costui è il vero protagonista del film, e a mio modesto parere è anche più simpatico delle sue vittime: in un monologo di quasi mezz’ora, intervallato da pochissime, ma gustose scene splatter, racconta di essere laureato in antropologia e sciorina tutte le sue conoscenze sul cannibalismo, provvedendo poi a fare a pezzi i tre. Solo una sembra salvarsi ma…finale a sorpresa banalissimo che non si capisce bene se sia un inno al vegetarianesimo o un tentativo fallito di satira sociale.
Le stelle e strisce soppiantano il tricolore nella mente di Lorenzo Lombardi: nel suo film, l’Umbria diventa la nuova California. Persino gli orari del market, senza un perchè, sono in inglese (c’è pure una citazione di Dal tramonto all’alba, ma è troppo vergognosa per riportarla). Le radio, giusto per dare un’atmosfera da Terzo Mondo, parlano messicano, e le canzoni sono quasi tutte in lingua straniera. I giornali hanno etichettato Lombardi come l’erede di Tarantino e di Romero. Se “copiare spudoratamente” è sinonimo di “ereditare”, bè, allora è vero. In una scena esilarante, con in sottofondo la canzone Little green bag già presente ne Le iene, i tre coglionazzi disquisiscono dei diversi modi di preparare le uova, con tanto di doppi sensi degni di Lino Banfi e Alvaro Vitali. L’inutile conversazione vorrebbe, presumibilmente, essere un omaggio ai dialoghi surreali tipici del regista di Kill Bill, ma il solo paragone è una bestemmia. Uno si aspetta, allora, che le cose migliorino con l’entrata in scena di Adam. Sì e no. L’attore che lo interpreta, Ottaviano Blitch, è l’unico in grado di conferire una sorta di inquietante ironia al personaggio; oltretutto, se paragonato agli altri, pare De Niro; il problema è che il regista lo obbliga a una serie di noiosissime considerazioni parametafisiche, giusto per poter dire che il suo non è un film splatter, ma una satira (qualche critico compiacente lo si trova sempre). Proprio Adam, peraltro, regala alcune perle indimenticabili: a un certo punto, inizia a fare un elenco di non si sa bene cosa, insistendo a non finire sul fatto che tutti siamo animali e mangiamo carne e che in fondo è giusto così, poi cambia idea e spiega che la colpa di tutto è della crisi economica (!): siccome il processo produttivo della carne costa troppo, lui massimizza il profitto uccidendo e macellando direttamente nel retro del market. Come dire: basta con il welfare state! Basta con Keynes e Malthus! Il futuro è nel cannibalismo. Una cosa che mi ha molto stupito è il concetto di “scene in notturna”. Uno studente del DAMS dovrebbe sapere che nei film non è quasi mai buio, perchè sì, sarà pure notte, ma dobbiamo vedere cosa succede. Invece no: il supermarket è ripreso senza luci aggiuntive, insomma non si vede una mazza, tranne che nella scena del macello, illuminata al neon.
Posso perdonare a Lombardi il profluvio di citazioni buttate lì a caso. Posso perdonare a Lombardo di spacciare il film come “ispirato ad una storia vera”, quando in realtà tre ragazzi americani scomparvero, e basta, quindi niente macellai assassini. Posso perdonargli anche la sciatteria degli attori. Ma mai, nella mia vita, potrò perdonargli di aver inserito una battuta come: “sai cosa mangiano i cannibali vegetariani? I finocchi!”. Provaci ancora, Lorenzo.

Produzione: ITA (2009)
Scena madre: la surreale conversazione riguardante le uova…
Punto di forza: lo stile di regia è abbastanza lineare. Non siamo ai livelli di Mattei, per dire. E Blitch, nella parte del macellaio, è piuttosto convincente.
Punto debole: se fossi Lombardi, volerei un pò più in basso con i modelli…
Potresti apprezzare anche…: Ubaldo Terzani Horror Show.
Come trovarlo: è uscito in DVD, ma la reperibilità aumenta nei negozi specializzati. PS: guardatevi il blog ufficiale che riporta le recensioni. Alcune, tra cui quella di HorrorMovie.it, sono riportate in modo un pochettino arbitrario…

Un piccolo assaggio:  (come anticipato, ecco l’ottima recensione del Karinzio)

Pubblicato il febbraio 16, 2012, in 2000 - 2009, Horror con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. Inguardabile, concordo in tutto e per tutto con la tua recensione.
    In particolare mi hanno fatta stare male i plagi tarantiniani e lo spreco di un ottimo attore come Ottaviano Blitch.
    E pensare che ne avevo sentito parlare benissimo o__O

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