Oh mio Dio! Mia madre è cannibale!

Ok, la locandina è bella, ma non capisco cosa c'entri quel simbolo...

[Krocodylus1991, Jacob]

Di: James Aviles Martin
Con: Robert Lee Oliver, Donatella Hecht, Valorie Hubbard

Conferiamo qui, senza indugi, il premio Oscar per il titolo più assurdo della storia a Oh mio Dio! Mia madre è cannibale!. Chiunque abbia il coraggio di intitolare un film in questo modo (anche se la traduzione letterale sarebbe un più sobrio (…) Madri cannibali) merita un certo qual rispetto. Purtroppo la pellicola non si è dimostrata all’altezza di tanta grazia verbale, ma vale la pena parlarne, anche perchè apre parecchie parentesi interessanti.
Cominciamo con un meraviglioso tipo armato di fucile che si accorge, dopo una corsetta nella neve, di avere un braccio monco e sanguinante. A seguire, una sequela di donne e uomini di età diverse, ma con in comune una bruttezza non indifferente, che si fanno le corna tra loro in modo talmente spudorato che dopo un pò diventa difficile capire chi sia sposato con chi. Parallelamente, i loro figli si comportano in modi stereotipati e tipici degli anni cinquanta, con tanto di balletto scolastico, ribellismo da scuola elementare e recitazione incommentabile. Per farla breve, scopriamo (noi, perchè i protagonisti ci impiegano dei giorni) che un uomo ha una rara malattia venerea, che trasforma le donne già madri, e ovviamente no, non si dirà mai perchè solo loro, in cannibali zombi. Queste formidabili femministe da guerra sono abbattibili solo con un colpo in testa, bevono sangue e possono spalancare la bocca a dismisura, con tutti i doppi sensi del caso. Accortisi che i loro fratelli e sorelle sono ormai cibo per mamme, cinque ragazzi non pensano affatto nè a scappare nè a chiamare la polizia; no, i cinque sfigatelli decidono di affrontare le mamme a mani nude, ma, si badi bene, non per ucciderle: il loro scopo è infatti quello di calmarle! Ci riusciranno? Sì, grazie all’aiuto dell’ingrifato patologo locale che, tra un amplesso e l’altro con quella svampita della sua assistente, scoprirà un vaccino. Dopo vari omicidi, una bella puntura nel deretano riporterà le dolci genitrici alla naturale amorevolezza (chiedersi se saranno punite per aver ucciso e mangiato in tutto una dozzina di persone non ha, in questi film, alcun senso). Il colpo di scena finale, telefonatissimo, suona come una liberazione.
Va detto, a onor del vero, che Martin è noto per realizzare horror demenziali. Insomma, prendere questa pellicola sul serio sarebbe un’ingiustizia anche da parte di recensori dilettanti quali noi siamo. Il problema è che non si riesce a distinguere la componente horror da quella comica: le battute sono sempre stantie e vecchie come il cucco, e l’unico sorriso è dettato dallo scambio di facezie “Oh, Joyce…” “Oh, Linda…” “Oh, cazzo…”. Per il resto non si capisce se il trucco inguardabile delle mostruose mamme sia dovuto alla ristrettezza del budget (ipotesi più probabile) o a una precisa volontà del regista come affermano alcuni critici. L’unica cosa certa è che gli attori sono dei veri canidi: appesantiti da nomi ridicoli quali Rinaldi (è il nome di battesimo), i ragazzi recitano in stato catatonico, pronunciando battute che sembrano improvvisate sul momento, e solo le madri se la cavano, in un certo senso, facendo smorfie e gridando all’impazzata. A rompere la monotonia del canovaccio inseguimento-fuga sono alcune scene dall’altissimo contenuto trash: la migliore è senza dubbio quella dei batteri al microscopio, rappresentati come cartoni animati con tanto di occhi e dentoni; niente male anche il lungo monologo della madre di Rinaldi sui vitelli e sul latte, una specie di riedizione moderna della strega di Hansel e Gretel. Nella miglior tradizione matteian-fragassesca, inoltre, le madri sono di volta in volta fortissime, deboli, veloci quanto un maratoneta o lente come gli zombi classici. Uno dei ragazzi, insomma un ventenne in piena forma, viene sopraffatto in modo ridicolo da una di loro, mentre lo sceriffo locale, un bigotto insopportabile che sembra l’attore di Robocop, riesce a tenere testa a tutte e cinque usando un bastone, e si badi bene che lo sceriffo non ha un braccio!
Personalmente, non siamo riusciti a capire quali fossero le precise intenzioni del regista; resta il fatto che il film è un divertente trashino da guardarsi in compagnia, magari con una birra e un pacchetto di Diana rosse.

Produzione: USA (1988)
Scena madre: non l’ho scritta nella recensione apposta per riportarla integralmente. Una delle madri allarga la bocca di circa quaranta centimetri, e fin qui tutto bene (per modo di dire). Il punto è che si tratta di un volgare pupazzo di plastica, e si vede clamorosamente! Sensazionale.
Punto di forza: la follia di Martin, che trasforma una commedia horror in un pasticcio senza capo nè coda.
Punto debole: il vantaggio di non prendersi sul serio diventa un peso quando non si sa dove andare a parare.
Potresti apprezzare anche…: I morti viventi sono tra noi. E’ incomprensibile uguale.
Come trovarlo: al cinema non è uscito, ma ne esiste qualche vecchia VHS in italiano…il DVD lo si trova solo in versione originale.

Un piccolo assaggio:  (eccovi il film completo, ma visto l’andazzo non so quanto durerà…)

Pubblicato il marzo 23, 2012, in 1980 - 1989, Horror con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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