Zombi: la creazione (Zombie – The beginning)

Plagio: livello massimo!

[Krocodylus1991, Eltigre]

Di: Vincent Dawn (Bruno Mattei)
Con: Yvette Yzon, Jim Gaines, Alvin Anson

Con una certa commozione, questa volta non solo cerebrale, recensiamo il testamento spirituale, l’ultimo film del grande Bruno Mattei! L’omaggio finale, con il vecchio regista che saluta i suoi fans, è valso da solo mezzo punto in più. Zombi: la creazione è il sequel di L’isola dei morti viventi, sempre di Mattei, ma il non aver visto il primo è poco importante. Il nostro eroe nazionale si congeda ritornando a una delle sue antiche passioni: il plagio. Solo un regista folle come lui poteva avere l’idea di mischiare il genere zombie con Aliens di James Cameron. Avete capito bene: dopo averlo saccheggiato in Shocking dark, Mattei torna a infierire sul capolavoro fantascientifico, in un’antologia del trash che resterà negli annali. La protagonista, Sharon, è l’unica superstite di un massacro sull’isola dei morti viventi, ma nessuno le crede. Sei mesi dopo il fatto, quando ormai è rintanata in un monastero buddista, la Tyler Corporation (la Tyrrell c’era già in Blade Runner) le affida l’incarico di tornare sull’isola, al comando di una settantina di soldati burini. Per chi ha visto Aliens, basta sostituire alla Yzon Sigourney Weaver e agli zombi gli alieni, ed è come se aveste visto entrambi i film. Per gli altri, riassumiamo brevemente gli avvenimenti più importanti: i morti si risvegliano e in un massacro inziale scremano il numero dei soldati, riducendolo a una decina scarsa. Ovviamente tra di loro c’è un traditore, che cerca pure di ammazzare la protagonista e che per questo verrà punito in una scena splatter sorprendentemente ben fatta (almeno nella media matteiana). Uno dopo l’altro, i valorosi soldati cadono sotto i denti dei morti viventi: questi sono ri-di-co-li nel trucco e nelle movenze: a volte corrono, a volte strisciano, saltano, quasi danzano a causa dei movimenti legnosi delle comparse filippine (costavano meno). L’unica sopravvissuta sarà proprio Sharon: in un finale assolutamente delirante, fronteggerà un esercito di bambini deformi che sembrano xenomorfi e infine il capo di tutta la baracca, un enorme cervello in grado di parlare che le dice che conquisterà il mondo. Lei però è assai contrariata, e, armata di lanciafiamme, fa esplodere la patetica massa di argilla, tornando poi al sottomarino. “tornando” per modo di dire, nel senso che l’ultimo fotogramma la inquadra sul molo, a duecento metri di distanza, sorridente. Mah.
Forse resosi conto che questo film sarebbe stato l’ultimo, Mattei spara tutte le cartucce a sua disposizione: computer touch-screen con la grafica del Commodore 64, teste che esplodono a casaccio, plagi indescrivibili. Va detto, a onor del vero, che gli effetti speciali sono decisamente migliori a quanto Mattei ci ha abituato; peccato che il digitale, peraltro pessimo, rovini tutto. Il sogno della protagonista, ripetuto tre volte nell’arco di circa venti minuti, sfinirà anche il più scafato tra gli spettatori, e per almeno metà del film si ha l’impressione che tutto sia destinato a finire in noia. Chi però avrà la pazienza di aspettare sarà premiato con una mezz’ora finale degna dei migliori film della coppia omicida Mattei-Fragasso. Innanzitutto, non è chiaro come gli zombi possano sorprendere chiunque alle spalle, anche in una stanza buia (vengono fuori dalle pareti! Vengono fuori dalle fottute pareti!). Poi, è ingiustificabile il fatto che basti un colpo al torace per ammazzarli, quanto tutti sappiamo che se non becchi la testa lo zombi non si arresta. Il mezzo corazzato dell’esercito è in pratica un Ducato con delle lamiere attaccate alla bell’e meglio, e il sottomarino, quando non è rubato a qualche documentario sovietico o americano, è visibilmente un modellino. Le scene trash sono numerose e di altissimo livello: una delle migliori riguarda una stranissima bestia che si aggira sull’isola, capace di dividere a metà un corpo umano senza grossi sforzi. Qualcuno potrebbe aspettarsi che nel finale ci venga detto di cosa si tratti; qualcuno, evidentemente, che non conosce Mattei. Yvette Yzon è encomiabile nel suo tentativo di assomigliare alla Weaver, ma non le riesce proprio: tutte le emozioni sono simulate in modo esagerato, come quando cerca di picchiare i suoi superiori in una sceneggiata indegna di una recita parrocchiale. Ovviamente, non mancano i furti da altri film, stavolta difficilmente riconoscibili a causa del montaggio confusissimo, al punto che, in certe scene, le frasi vengono troncate prima della fine. Da vedere!

Produzione: ITA\Filippine (2007)
Scena madre: l’esplosione della centrale dinonsocosa, nel finale, ottenuta con un montaggio pasticciatissimo di immagini da altri film e dell ragazza. Invedibile.
Punto di forza: Mattei ha abbandonato i freni inibitori (se mai ne ha avuti). Il risultato è eccellente.
Punto debole: forse una certa lentezza nella prima parte.
Potresti apprezzare anche…: Zombi 4 – After death.
Come trovarlo: questo è un tasto dolente. Gli ultimi film di Mattei non sono mai stati distribuiti in italiano. E l’edizione in francese, che ho visto io, è doppiata talmente male da sembrare in piemontese.

Un piccolo assaggio:  (trailer….in inglese)

Pubblicato il aprile 27, 2012, in 2000 - 2009, Horror con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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