Korang – La terrificante bestia umana

Ok, ma Korang chi è alla fine? Nel film non ce n’è traccia!

[Krocodylus1991, Nehovistecose]

Di: Renè Cardona
Con: Josè Moreno, Augustin Solares, Armando Silvestre, Norma Lazareno

L’ideale “gemello” di Trog – Il terrore di Londra, non a caso recensito quasi in contemporanea, è questa produzione messicana risalente al sessantotto, ennesima variazione del vecchio mito di Frankenstein con nudi, melodramma e splatter. I protagonisti sono un prode ispettore di polizia, la sua fidanzata Lucy, che pratica wrestling insieme ad altre casalinghe frustrate, il luminare dottor Krallman e il suo povero figlio malato di leucemia, senza dimenticare il favoloso assistente gobbo e zoppo che nun pò mancà. Krallman, i cui colleghi hanno dato al figliuolo poche ore di vita, ha un’idea geniale: rapire il gorilla di uno zoo e trapiantarne il cuore nel povero ragazzo. Partito di notte, arriva allo zoo con il sole bello alto e, in mezzo alla piazzola della struttura, anestetizza la bestia. A casa esegue la magistrale operazione di trapianto: taglia qui, sega là e ricongiungi venuzze e capillari ed ecco fatto. Il problema è che il cuore di gorilla porta a una vistosa trasformazione: in una sequenza degna del peggior Andolfi, l’inerme ragazzo diventa un uomo-scimmia. Ma solo la faccia: il trucco si interrompe pateticamente al di sotto del collo. Secondo Krallman il cuore e il sangue del gorilla portano gli uomini ai più bassi istinti dell’animale. Nessuno si chiede come mai allora egli provi un così forte impulso omicida (ad oggi, l’unico animale che uccide senza motivo è l’uomo, non certo il gorilla) e i delitti avanzano senza sosta. Accortosi della cazzatona fatta, Krallman decide di rapire una ragazza in coma per ri-trapiantare un cuore umano al figlio; questa era ridotta in quello stato perchè, dopo un incontro di lotta libera con Lucy, aveva preso una zuccata contro il pavimento, peraltro non particolarmente violenta. Il ragazzo, però, non è intenzionato a fermarsi: ribellatosi al padre, uccide l’assistente decapitandolo (la testa di cartapesta, con fattezze totalmente diverse dall’originale, è un capolavoro del B) e si arrampica su un tetto con una bambina rapita. L’intervento della polizia provvederà ad ucciderlo, con tanto di piagnisteo di Krallman che si pente di aver sfidato Dio.
I punti di contatto con Trog sono molti, ma qui siamo più sullo splatter mischiato con le imprese dei mostri anni ’50: stupri e delitti, accompagnati da una colonna sonora invadente e fastidiosa, sono l’occasione per mostrare qualche tetta condita con buone dosi di sangue e schizzi di vernice rossa qua e là. Pateticamente divertente l’operato di Krallman e del suo povero assistente: pur essendo due luminari pieni di soldi, si riducono a lavorare in un laboratorio sotterraneo con apparecchiature elettroniche che funzionano male e attrezzi a dir poco approssimativi, e fanno più ridere di Gianni e Pinotto. Due scene in particolare sottolineano la loro sconfinata stupidità: in una Krallman ordina all’assistente di somministrare una medicina al figlio ogni due ore, ma poi se lo porta dietro per rapire la ragazza in coma! Nell’altra, la più comica, gli dice di sprangare le finestre. La barricata, composta da due assicelle di compensato sghembe incollate col nastro adesivo, resisterà sì e no a due pugni dell’animalesco mostro. A proposito: un plauso all’attore, costretto a muoversi con una maschera di cera umiliante e probabilmente pesantissima, che vaga a torso nudo per la città senza rendersi conto di fare più ridere che spavento. Segnaliamo che una delle sue vittime, quella vestita di verde, viene spogliata dalla bestia, che ne straccia i vestiti senza pietà. Bene: un minuto dopo circa, la vediamo cercare soccorso ancora vestita di tutto punto, mentre una vecchietta grida con voce stridula: “un morto! Un morto!”. Che trash. Delirante.

Produzione: Messico (1968)
Scena madre: ci si potrebbe aspettare la trasformazione. Invece no: è lo stupro che potete vedere al ventottesimo minuto, qui sotto. La scena dovrebbe essere drammatica, ma è girata così male che fa quasi tenerezza.
Punto di forza: fa sempre piacere vedere attori che si coprono di ridicolo.
Punto debole: l’assenza di scene trash particolarmente spassose, e tutto l’impianto melodrammatico di fondo. Pijate meno sur serio, Renè!
Potresti apprezzare anche…: Trog – Il terrore di Londra, senza dubbio.
Come trovarlo: trattandosi di un film brutto e praticamente sconosciuto, consigliamo di guardarlo su Youtube.

Un piccolo assaggio:  (l’intero film. Dura un’ora e un quarto, ma sembrano tre…)

Pubblicato il maggio 23, 2012, in 1959 - 1969, Godzilla & Friends con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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