Don Camillo (1984)

Sacrilegio!

[Krocodylus1991, Nehovistecose]

Di: Terence Hill
Con: Terence Hill, Colin Blakely, Mimsy Farmer, Andy Luotto

Se vi diciamo “Don Camillo” e “Peppone”, che cosa vi viene in mente? A noi queste parole ricordano le mitiche scaramucce tra il parroco e il sindaco comunista, divisi dagli ideali ma accomunati dalla volontà di fare il bene comune, nell’Italia povera del dopoguerra. Cinque film valorizzati, anche se in modo un pò discontinuo, dall’ottima interpretazione di Fernandel e Gino Cervi. D’ora in poi, per colpa di Terence Hill, ci verrà in mente anche uno dei film più brutti mai realizzati in Italia. Nel suo delirio egocentrico, Hill dirige questa bestemmia spostando l’ambientazione da Brescello a Pomponesco, nel mantovano, e dal dopoguerra al 1984. La trama è vagamente ispirata al film originale: Peppone viene eletto sindaco, il parroco è contrario. I due vanno insieme a caccia illegalmente, risolvono l’annosa questione dei 300 milioni vinti da Peppone al Totocalcio, cercano di appianare le divergenze con due partite di calcio, che degenerano immancabilmente in rissa. Le gerarchie ecclesiastiche, stufate dalle continue bizzarrie dell’irritante parroco, lo trasferiscono in un paesino di montagna. Peppone minaccia di botte chiunque vada ad aspettarlo, ma alla prima stazione dopo Pomponesco, Don Camillo troverà i suoi paesani, mentre i “rossi” si riserveranno di aspettarlo alla seconda.
Detto così, potrebbe sembrare un simpatico remake e nulla più. Invece no: il Don Camillo di Terence Hill è qualcosa di imbarazzante: sempre armato di fucile, gira in moto facendo acrobazie da tamarro, gioca a calcio con i blue jeans, prende a calci in bocca dei poveri ragazzini solo per fare dispetto a Peppone (tutto vero!) e non disdegna la compagnia di minorenni poco vestite, cui permette di pattinare dentro la chiesa mentre lui gli guarda le mutande. Non bastasse questa versione clericale del maestro Muten, il messaggio di fondo non è più quello del bene della gente e della stima e umiltà reciproche, ma quello della vittoria personale ad ogni costo. Segnaliamo alcuni dei gesti peggiori del misantropo Don Camillo: fa il bracconiere insieme al sindaco e all’arrivo del guardiacaccia, per paura di “uno scandalo” (testuale), lo picchia e scappa. Incontrati i ragazzi della squadra di Peppone, non trova di meglio da fare che picchiarli selvaggiamente lasciandoli tumefatti a terra, subito imitato dal degno compare. Nel film originale si trattava di venticinque-trentenni, e ci poteva anche stare: qui sono tutti undicenni al massimo, costretti a farsi massacrare dalla ferocia del parroco! Tra gli altri fioretti, ruba 60 milioni per sè (occhio ai calcoli!) dalla vincita di Peppone, bara in una gara di scopa e risponde sgarbatamente a donne e bambini solo perchè ha la luna storta. Il crocefisso di legno, che nell’originale era una guida comprensiva e lo ammoniva quando andava un pò troppo oltre, qui si limita a generici commenti fin troppo umani, compiacendosi spesso e volentieri delle malefatte del malvagio Camillo. Il contesto sociale, culturale e politico (che comunque non si vede mai, dato che l’onnipresente Hill ruba la scena a tutto e a tutti) denota una profonda ignoranza dell’Italia degli anni ottanta: gli insulti che si indirizzano i due contendenti sarebbero grotteschi anche in un film sulla Guerra Fredda, e non si contano i nonsensi storici: com’è possibile che, dopo la presa di distanza da Mosca da parte di Enrico Berlinguer (1982) e a cinque anni dalla caduta del Muro, quei due si comportino come al tempo di Stalin ed Eisenhower?
Tra l’altro il film è dannatamente lungo e non fa per niente ridere: dubitiamo seriamente che qualcuno possa trovare “divertente” un insulso prete bastardissimo che picchia i bambini. Per non farsi mancare nulla, Terence Hill utilizza una tecnica lanciata da un capolavoro del calibro di L’allenatore nel pallone, facendo recitare alcuni calciatori (Boninsegna, Ancelotti) nella parte di loro stessi. Peccato che nel film con Lino Banfi potesse anche avere un senso, mentre non si capisce che ci stiano a fare dei fuoriclasse della Seria A in una partita parrocchiale a Pomponesco. Centoventisei interminabili minuti sacrificati sull’altare della vanità di Terence Hill. Mancava solo Bud Spencer…

Produzione: ITA (1984)
Scena madre: la partita, nel finale, in cui la violenza di Don Camillo si fa più feroce verso i fanciulli in una lotta nel fango che nulla ha da invidiare ad un incontro di boxe.
Punto di forza: (non pervenuto)
Punto debole: diciamocelo chiaramente: Terence Hill è incapace a recitare, dirigere, scrivere una sceneggiatura decente. Eccolo, il punto debole.
Potresti apprezzare anche…: Don Matteo, che ne è la versione edulcorata per famiglie. Dico solo che se Don Matteo avesse visto il protagonista di questo film, l’avrebbe fatto arrestare.
Come trovarlo: è ovviamente uscito in DVD.

Un piccolo assaggio:  (ecco un fulgido esempio della sportività, frugalità e virtù del Don Camillo di Terence Hill)

 

 

Dedicato a Fernandel e Gino Cervi.

Pubblicato il maggio 31, 2012, in 1980 - 1989, Altri Capolavori con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. Un classicissimo del pomeriggio di Rete 4!!

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