Satan Claus

Oh oh oh!

[Krocodylus1991, Eltigre]

Di: Massimiliano Cerchi
Con: Robert Cummings, Jodie Rafty, Robert Hector, Barie Snider

L’idea del serial killer natalizio non è nuova al cinema horror di genere (basti pensare a Silent night deadly night), ma da un regista con fama di eccentrico (leggi qui) ci aspettiamo molto. E infatti Satan Claus è qualcosa di più: il film più incasinato, mal distribuito (la VHS si vedeva malissimo nonostante l’assenza di danni) e incomprensibile degli ultimi quarant’anni. La storia è di per sè abbastanza lineare, cioè lineare nell’ottica di un film trash, e allo stesso tempo malsanamente geniale: siamo sotto le feste natalizie, e un serial killer fuori di melone ammazza a più non posso con la sua poderosa ascia, mutilando i cadaveri per avere decorazioni sempre originali per il suo albero di Natale. Sulle sue tracce abbiamo, nell’ordine: un commissario di polizia, incazzato nero perchè il killer gli ha ucciso la moglie, che lavora in un ufficio angusto con due sole persone, una segretaria (occhio all’apertura orale) e un tipo che tiene sempre in mano del caffè. Seguono il protagonista, che si veste da Babbo Natale e truffa i passanti millantando l’appartenenza a un qualche gruppo di carità a cui fare l’elemosina, e la sua levatrice, una signora di colore sensitiva che ogni tanto strabuzza gli occhi per far notare che lei percepisce il male e altre amenità di questo genere. Nel finale si scopre chi è l’assassino, noi però non l’abbiamo capito così facilmente, sia perchè il film era in inglese, sia perchè è girato un pò così e senza soldi.
Sin dall’incipit era chiarissima l’eccentricità del prodotto: in una stanza buia (ebbene sì, nel film è sempre buio, anche di giorno, forse perchè mancavano i fari necessari per illuminare il set) si compie una specie di rito satanico, in cui una foto a metà tra Quintino Sella ed Ernest Hemingway (all’interno dello staff si è acceso un certo dibattito) viene coperta di sangue. Non abbiamo idea di chi fosse il signore lì rappresentato, e il film non è chiaro su questo punto. Per il resto la visione è difficoltosa, nonostante il buon Cerchi inserisca un paio di tette non indifferenti in una scena più o meno a caso, tanto per non distrarre troppo lo spettatore. Due scene meravigliose devono però essere descritte: in una, il serial killer ci prende gusto e comincia a far fuori quattro o cinque persone in mezzo alla strada, sempre gridando “merry christmas!”, sempre con lo stesso meccanico gesto, sempre con la stessa inesistente reazione dei malcapitati; l’abbattimento tipo birilli è fenomenale. Nell’altra, la scena finale, si capisce che una delle protagoniste è la colpevole (anche se ciò risulta illogico, dato che il film le offre un alibi per almeno uno dei delitti), la polizia entra nel suo covo e la fredda in una esecuzione degna di GTA San Andreas. Fin qui i buchi di sceneggiatura. Passiamo alla totale mancanza di mezzi nel settore più prettamente tecnico: Cerchi gira in un formato tremendo, quadrato, che restringe gli spazi fin quasi a soffocarli; non bastasse, tenete bene a mente il nome di John Gilgar. E’ il direttore della fotografia, se mai vi proponesse di farlo lavorare rifiutate sdegnosamente, fossimo Cerchi lo insulteremmo per avergli rovinato il film. Non si vede nulla, ma proprio nulla, e va bene dare la colpa all’assenza di fari, ma come giustificare lo stesso problema anche nella ambientazioni diurne? In certe scene bisogna affidarsi all’udito per capire cosa sta succedendo! Insomma, l’eccentrico Cerchi gira con zero mezzi e, supponiamo, tanto divertimento. Il film si lascia anche guardare, il regista non la tira per le lunghe e permette di gustarlo al meglio.

Produzione: USA (1996)
Scena madre: questo film non ha scene madri. Le uniche degne di nota sono le due descritte sopra.
Punto di forza: dura poco. Forse la sceneggiatura non ha molto da dire, ma almeno lo dice in fretta.
Punto debole: va bene zero budget e va bene la voglia, ma davvero non si vede nulla. Max, non ne hai una versione più chiara?
Potresti apprezzare anche…: a livello grafico, un’ora di “fissare il soffitto di notte”. A livello di sceneggiatura, la serie di slasher natalizi che va di moda ogni 25 dicembre la sera tardi. E non sempre sono migliori di questo Satan Claus.
Come trovarlo: è quasi introvabile, soprattutto in italiano. Forse qualche vecchia VHS dimenticata in un negozietto polveroso…

Un piccolo assaggio: eh, mi spiace, sul web non sono presenti spezzoni. Non so che dirvi…

3

Pubblicato il giugno 4, 2012, in 1990 - 1999, Horror con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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