Submerged – Allarme negli abissi

Ma che abissi e abissi? E’ quasi tutto ambientato sulla terraferma!

[Krocodylus1991, Nehovistecose]

Di: Anthony Hickox
Con: Steven Seagal, Christine Adams, William Hope, Vinnie Jones

Steven “Trippa” Seagal ritorna a spaccare teste! L’action-hero più ingrassato di sempre, in una evidente crisi depressiva che lo spinge a sfornare mattoni uno dopo l’altro al ritmo di quattro o cinque all’anno, ritorna in scena in un ruolo originalissimo: un ex agente dell’antiterrorismo “ingiustamente imprigionato” e richiamato alle armi per affrontare nuove minacce. Cioè, “ingiustamente” un par de palle: vien fuori che Seagal, per risolvere il problema di una nave-passeggeri imbottita di esplosivo, ha ben pensato di farla affondare. A parte il fatto che non sembra una buona idea silurare navi cariche di esplosivo, non è proprio il tipo di gesto che ti fa guadagnare una medaglia. Ma un nuovo pericolo appare all’orizzonte: il malvagio Lehder ha infatti inventato dei congegni per fare il lavaggio del cervello e trasformare validi soldati in schiavi, mentalmente controllati a distanza. Seagal accetta di portare a termine la missione, portando con sè la propria vecchia squadra. Ogni membro del gruppo si distingue per un’abilità specifica che non userà mai: tant’è che l’esperto di informatica passa tutto il tempo a medicare un compagno ferito, mentre il cecchino Vinnie Jones preferisce fare a pugni con i cattivi invece che sparargli comodamente da lontano. L’intreccio è abbastanza noioso e banale: c’è l’agente malvagio doppiogiochista (William Hope, già in Aliens: che figuraccia…), c’è la ragazza rapita da Lehder, ci sono le battute contro i gay e soprattutto c’è l’Uruguay, rappresentato come un paese sempre nel caos e succube della corruzione e del malgoverno, in cui solo la rettitudine americana riesce a riportare un pò di speranza. Persino lo scontro finale è deludente: Lehder viene ucciso dall’agente doppiogiochista salvatosi dal lavaggio del cervello, e il Trippa si limita a scaraventare quest’ultimo giù da una balconata con un poderoso calcio, che lo fa volare per dieci metri posandolo esattamente di fianco a Lehder. Seagal può così godersi una vacanza con gli amici rimasti e sparare battute cameratesche vecchie di decenni. C’è ovviamente anche lo scontato colpo di scena finale.
Sorvoliamo sulla condizione fisica di Steven Seagal, ormai talmente ingrassato da non potersi più permettere neppure una corsetta (affronta tutti gli avversari sul posto). La prima cosa che salta all’occhio è la mancanza di cura dei particolari: ad esempio, al momento di salvare dei prigionieri Seagal si accorge che qualcosa non va in loro, e consiglia giustamente di immobilizzarli. E come li immobilizzano? Ammanettandoli da una sola mano nell’infermeria, dove lavora l’unico che ha le chiavi delle manette: inutile dire come va a finire. In un’altra scena, l’ispanico del gruppo gioisce perchè le scritte sul sottomarino “sono in spagnolo”, e non si capisce cosa ci sia da sorridere, dato che basta un’occhiata per capire che quello è italiano, e non spagnolo! Un errore grave, considerando che il film è pieno di attori ispanoamericani e meticci che facilmente avrebbero potuto sbugiardare i due incompetenti. Per il resto, ci sono anche scene divertenti: valga per tutte la sparatoria nel tunnel. In questa superba sequenza, Seagal e tre o quattro dei suoi affrontano decine e decine di soldati corazzati e armati fino ai denti più un carro armato. Il bilancio vede un solo soldato ferito nella squadra di Seagal; degli avversari non ne sopravvive nessuno, anche perchè il nostro eroe, dopo averne falciati a centinaia con il suo shotgun a duemila colpi, va direttamente in mezzo a loro a prenderli a randellate da vicino, per poi concludere infilando una bomba a mano all’interno del carro armato, senza che gli stolti soldati oppongano una resistenza diversa dalla fuga. Il colpo di grazia alla credibilità del film sono gli effetti digitali delle allucinazioni, particolarmente mal fatti.
Un Seagal non particolarmente disprezzabile dal punto di vista trash, soprattutto se si considera la ripetitività dei copioni da lui interpretati negli ultimi dieci anni.

Produzione: USA (2005)
Scena madre: la sparatoria nel tunnel. Neppure in GTA San Andreas si riesce a fare cose del genere.
Punto di forza: se uno apprezza questo genere di film godrà nell’evidenziare la poca credibilità della sceneggiatura.
Punto debole: la noia e la ripetitività, anche se da un film con Steven Seagal non è che puoi pretendere più di tanto.
Potresti apprezzare anche…: Il vendicatore – Out for a kill.
Come trovarlo: è uscito in DVD anche in Italia, ed è facilmente reperibile nei negozi, online e non.

Un piccolo assaggio:  (un rapido trailer. In HD, però)

Pubblicato il giugno 6, 2012, in 2000 - 2009, Azione con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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