Lacrime napulitane

“La sceneggiata che ha commosso il mondo”. Non c’è altro da dire.

[Krocodylus1991, Eltigre]

Di: Ciro Ippolito
Con: Mario Merola, Angela Luce, Pupella Maggio, Ciro Ippolito

Ippolito torna a colpire, e lo fa con una bomba atomica del trash che ha pochi paragoni nella cinematografia occidentale, e, crediamo, mondiale. I due recensori che hanno avuto l’ardire di assistere a questa indegna sceneggiata sono stati a lungo combattuti tra un voto bassissimo e uno altissimo. Cose del genere si amano o si odiano. Alla fine ha prevalso l’isterica acclamazione per quello che è uno dei migliori film di Mario Merola. La trama è relativamente semplice, non dissimile da tante altre banalità meroliane ed ispirata ai più rigorosi luoghi comuni partenopei. Salvatore (Merola, semplicemente imbarazzante) è un commerciante che torna da Milano appositamente per assistere alla recita scolastica dell’irritante figlia Assuntina. Una volta ricongiuntosi con la madre (Pupella Maggio, che dopo Fellini si sputtana con questa roba) e con la moglie, incontra un poco cortese camorrista infatuato di quest’ultima, che gli rovina l’incredibile pranzo di benvenuto con Vesuvio sullo sfondo. Messo in allarme dalle segnalazioni di un commissario di polizia, unico personaggio non allineato alla sconcertante omertà mafiosa locale (commissario: “le hanno puntato la pistola”, risposta di Salvatore: “massì, sono cose che succedono”), Salvatore è roso dal sospetto. Finchè, un giorno, accade l’ineluttabile: il camorrista (Ippolito) attira la moglie in un appartamento con l’inganno, mette su la Quinta di Beethoven in LP (questa scena ha devastato Eltigre, appassionato di musica classica) e si spupazza la povera donna, che a dire il vero oppone una resistenza davvero minima. Qui parte il melodramma familiare alla napoletana: Salvatore, divorato dentro dal dolore (cioè ha la stessa espressione ma canta ancora più sguaiatamente) fugge in America, lasciando la figlioletta alla nonna. La madre si strugge per cinque minuti, poi riprende a cantare, e non sappiamo cosa sia peggio tra la sua recitazione isterica e i suoi latrati sulle pene d’amore. Segue una mezz’ora buona in cui non succede assolutamente nulla: Merola cazzeggia tra il ponte di Brooklyn e il porto, la bambina visita il presepe, la madre canta. Il colpo di scena arriva a cinque minuti dalla fine: durante un blitz del probo commissario, il mafioso in fuga investe la piccola. Allarmato, Salvatore ritorna dall’America, mentre il chirurgo, da fine scienziato qual’è, li esorta sorridendo a sperare in un miracolo. Puntualmente il miracolo avviene, Salvatore piange, la famigliola torna insieme e si fa fotografare in mezzo a Napoli. Il tradimento è dimenticato, anche se nulla si chiarisce sui rapporti passati tra la donna e il camorrista, e anche se Merola la apostrofa come “bottana” in una delle scene più comiche del film. E al commissario neanche un grazie.
Tentare una descrizione, anche solo sommaria, di tutte le scene ignobili che abbiamo dovuto vedere, sarebbe impossibile. Stupisce che attrici del calibro di Pupella Maggio e Angela Luce (che ha lavorato con De Filippo, Visconti e Pasolini) abbiano accettato di collaborare a un pasticcio di videoclip e grida che se diffuso porterebbe la Lega Nord a diventare partito di maggioranza assoluta. In Lacrime napulitane, gli abitanti del capoluogo campano sono esattamente come descritti dalla peggiore propaganda secessionista: grassi, laidi, viscidi, ruffiani, affiliati alla mafia o più semplicemente silenziosi di fronte alle angherie (Merola di definisce più volte “uomo d’onore”). Le rare volte in cui cercano di rimediare alle ingiustizie, cioè quando Salvatore prende a pugni due scugnizzi che chiedono il pizzo, si scade irrimediabilmente nella farsa con frasi come “omm’i mmierda non sugno mai amisci miei” e schiaffi mal tirati. Le canzoni si dividono in due gruppi: quelle del gruppo di anziani, allegre e spensierate come nella migliore tradizione mediterranea, e quelle di Merola e di Angela Luce, inascoltabili e assolutamente fuori luogo. L’opinione della donna non conta nulla: Salvatore preferisce credere al viscido mafioso piuttosto che alla moglie, e le obiezioni della nonna non sono minimamente ascoltate. Mirabili esempi di delicatezza familiare sono dati in più occasioni: da antologia lo sguardo di Merola quando scopre che la moglie conosce “di vista” il camorrista: è visibile l’onore distrutto del nostro eroe. Mitica anche la scena in cui, durante la scoperta del tradimento e il litigio, trascina via la bambina urlante e spintona la moglie davanti ai suoi occhi, dicendole che non rivedrà più la figlia. Da un momento all’altro ci si aspetta di veder saltare fuori Maradona: come da copione, i napoletani sono tutti pizza e mandolino, pregano San Gennaro, sono “uomini d’onore” e festeggiano in modo chiassoso e fracassone. Dal punto di vista prettamente tecnico, il disastro è ancora più evidente: già è difficile, per lo spettatore non napoletano, capire cosa dicano i personaggi (e infatti un buon sessanta per cento delle frasi pronunciate non è stato compreso). A ciò si aggiunge un reparto audio terrificante, infarcito di ronzii di sottofondo, rumori mal sincronizzati e bisbigli simili a colpi di tosse. Per non farsi mancare nulla, Ippolito aggiunge alcune scenette comiche (quella del postino l’avrebbe rifiutata anche Alvaro Vitali) che non fanno minimamente ridere e una bella dedica iniziale: “a Mio Padre e Mia Madre (si amano da cinquant’anni)”. Se non altro non gli ha dedicato quell’altra vaccata di Alien 2 – Sulla Terra.
Ultima perla, che sancisce il voto massimo: i titoli di testa e di coda sono tra i più sgrammaticati della storia, con un Ruggero che diventa “Ruggiero” e un Cinquegrana che si trasforma in “Cinquegrama”. Inarrivabile.

Produzione: ITA (1981)
Scena madre: sicuramente la sceneggiata del litigio con la moglie. E’ un cocktail micidiale di trash, provincialismo, sessismo e vilipendio a Beethoven.
Punto di forza: è un film molto, molto trash che regala risate davvero gustose.
Punto debole: nonostante il comico involontario, neppure noi ci sentiamo di vederlo più di una volta. Un’ora e 47 di cine-sceneggiata è più che sufficiente anche per noi.
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Come trovarlo: i film di questo tipo hanno avuto una certa fortuna in VHS, e non è raro ritrovarli nei negozi specializzati, specie nelle grandi città (a Torino ve ne sono di ottimi). Ne esiste anche una versione in DVD, che però è quasi irreperibile.

Un piccolo assaggio:  (la straziante scoperta del tradimento. Da lacrime agli occhi. Ovviamente napulitane)

 

 

Pubblicato il luglio 1, 2012, in 1980 - 1989, Altri Capolavori con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. Sono combattuto. Mi hai fatto quasi venire voglia di vederlo ma so che dopo nulla sarà più lo stesso e che mi ucciderei per questa mia decisione. So anche che probabilmente se dovessi iniziare a spararmi “Lacrime Napulitane” il me stesso del futuro potrebbe raggiungermi ed uccidermi. Ma forse la tentazione di farsi due grasse risate è troppo forte e potrei cedere…

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