Dall’altra parte del cult – Intervista ad Andrea Marfori

Locandina de Il bosco 1.

Quest’oggi abbiamo l’onore di intervistare un pezzo grosso della serie B italica: Andrea Marfori. Per i profani che non sapessero chi è (se siete tra questi, vergognatevi e cercatelo su Internet), Marfori è il regista de Il bosco 1, considerato in tutto il mondo una pietra miliare del cinema di genere made in Italy, realizzato nel 1988 con pochi mezzi ma con tanto amore per il cinema (già il fatto che abbia sopportato la recitazione di Carolina Cataldi Tassoni per così tanto tempo fa di lui un eroe). La pellicola in questione è stata distribuita in America, dalla Troma, con il titolo di Evil clutch, riscuotendo un discreto successo.
Andrea Marfori si è dimostrato estremamente gentile, ironico e aperto alle mie curiosità, nonostante gli impegni, e ha chiesto, invece di una serie di domande preconfezionate, una chiacchierata amichevole, cosa che il sottoscritto Krocodylus1991 ha molto apprezzato; la fama di “cult trash” del suo film non ne intacca la passione e la simpatia. Si può non comprendere qualche scelta nelle risposte o non credere a certe spiegazioni, ma assicuro che Marfori si colloca un gradino sopra la media per correttezza e disponibilità.

K: Partiamo dalle origini. Come nasce l’idea de Il bosco 1?

M: Mi era molto piaciuto Evil dead (La casa, ndr) di Sam Raimi. Sono sempre stato appassionato di storie gotiche, e mi piaceva l’idea di mischiare una storia popolare italiana con uno stile di racconto internazionale, e allo stesso tempo di fare un film non addomesticato. Questo è stato il primo spunto per il film.

K: Addomesticato?

M: Un film che non fosse classificabile come “carino”, che non fosse consolatorio, un pò cattivello. Un film non della serie “italiani brava gente”, lieto fine, eccetera, diverso dalla media dei film dell’epoca.

K: Considerato che i protagonisti muoiono quasi tutti, hai ottenuto l’effetto desiderato. Una curiosità che in molti ci chiediamo: perchè il film ha quella cifra, perchè non semplicemente “Il bosco“? Era previsto un sequel? O ha un significato particolare a noi ignoto?

M: Vuoi sapere la verità? Nessuno dei due motivi. Volevo fare uno sberleffo alla mania per i seguiti…in quegli anni c’era il 2 di questo, il 3 di quello…i film horror si susseguivano senza sosta e i sequel erano spesso decisamente inferiori agli originali. Loro hanno fatto il 2, il 3, il 4? E io ho fatto l’1!

K: Questo è vero. Se siamo arrivati a Zombi 5

M: Il mio film è un caso unico nel suo genere. Anche il titolo internazionale non è casuale: Evil clutch. E’ un gioco di parole in inglese, significa “morsa malefica”, un gioco fra l’attrezzo e la presa. (nota: questa parte è la trascrizione testuale dalla chiacchierata. Molto probabilmente si intendeva un doppio senso tra la “morsa attrezzo” e l’artiglio della strega Arva)

K: La cosiddetta “morte maligna” di cui parla Algernon nei suoi racconti ha scatenato parecchi dibattiti sui forum che trattano questo genere di film. E’ una tua invenzione o un esplicito omaggio a La casa di Raimi, il cui titolo originale, Evil dead, ne è la traduzione letterale?

M: Il riferimento è quello che dici tu. Come ho già detto, quel film mi è molto piaciuto. Nel film ci sono molti omaggi a La casa.

K: In America il film è stato distribuito dalla Troma, specializzata in horror piuttosto “irriverenti”. Come spieghi che all’estero il film sia stato accolto meglio che in Italia, anche dal punto di vista della fama di “cult”?

M: Alla Troma sono stati bravi con la distribuzione, non solo negli USA ma anche nel resto del mondo, ormai è uno dei loro classici! Credo sia uno dei loro film migliori, o comunque lo metto nel podio dei primi 5.

K: All’estero c’è una percezione dell’horror diversa. Lì i “cult” sono una cosa seria.

M: In Italia non capiscono niente di horror. Dario Argento 30 anni fa era ok, prima c’era Bava, ma poi poco altro. A parte, ovviamente, il più grande di tutti: Pupi Avati. Credo che La casa dalle finestre che ridono sia uno dei migliori horror del mondo, sicuramente il migliore italiano. Anche Zeder e L’arcano incantatore, in questo senso, sono fondamentali. Le basi del cinema horror.

K: Avati ha dato un contributo notevole al genere.

M: Certamente, soprattutto negli anni ’70 e ’80, anche se poi fa quelle cagate parrocchiali! Una grande perdita per il genere horror.

K: Torniamo al Bosco 1. Com’era l’atmosfera, sul set? La Tassoni, in alcune interviste, lascia intendere che le cose non fossero proprio rose e fiori. (ha dichiarato che, se dipendesse da lei, brucerebbe le copie rimaste del film). C’erano problemi tra lei e la troupe?

M: No, devo dire che il clima sul set fu sempre abbastanza sereno e cordiale, almeno dal mio punto di vista. Non ci furono grossi problemi. Ho sentito di strane interviste che ha rilasciato, ma non è importante; al tempo delle riprese tutto andava bene. So che era rimasta un pò sconvolta dalla reazione del pubblico al Fantafestival di Roma, che fu un pò “rock” (qualcuno dal pubblico gettò in platea alcuni LP prodotti dal produttore del film, ndr).  Comunque, la gente si è gasata da subito, e Coralina Cataldi Tassoni rimarrà sempre l’attrice del Bosco 1.

K: Com’è giusto che sia!

M: Credo dovrebbe ringraziare…

K: Passiamo ad un altro personaggio, Algernoon. Devo dire che è quello che mi ha stupito di più, e anche quello che ho capito meno. Puoi spiegarmi come nasce?

M: Il suo nome richiama uno scrittore di racconti horror del passato. In un certo senso, anche la sua voce e il suo strano vestiario sono richiami letterari. Se vogliamo, Algernon può essere considerato come l’alterego del regista: un raccontatore di storie.

K: Cosa pensi di chi definisce il tuo film “trash”, intendendo come “trash” film come gli horror di Fulci e di Lenzi?

M: Non ho un mio pensiero in proposito. So che se ne parla molto in questo senso, ma credo che Il bosco 1 sia un film elegante. Questo non è molto trash. Ma in fondo, va bene così: è un “cult trash”, e mi sta bene. L’importante è la passione per il cinema.

K: Grazie Andrea, buon lavoro! Aspettiamo il prossimo film!

Qui la conversazione si è chiusa, a causa di impegni del buon Andrea. Poche risposte, ma credo abbia soddisfatto parecchie curiosità del pubblico, soprattutto la mitica domanda “perchè mai si intitola così se non esiste un secondo capitolo?”. Ringrazio Andrea per la sua disponibilità, e in caso di nuove chiacchierate mi riservo di aggiornare l’intervista.

Krocodylus1991

Pubblicato il luglio 17, 2012, in Dall'altra parte del cult - Le interviste possibili con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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