Amityville Possession

Devo ammettere che la locandina è veramente figa.

Di: Damiano Damiani
Con: Burt Young, James Olson, Jack Magner

Damiano Damiani non è un regista qualunque. Contrariamente a un Mattei o a un Fragasso, infatti, Damiani può vantare nel curriculum film veramente notevoli come Il giorno della civetta e Quien sabe?. Il suo problema è la mancanza di linearità: accanto alle suddette, pregevoli pellicole, il nostro eroe, colto forse da raptus schizofrenici, scrive e dirige boiate del calibro di Alex l’ariete. Amityville possession, primo sequel apocrifo della celebre saga, fa parte della seconda categoria. Chiariamo subito una cosa: Doppia Di ci ha provato a fare un film di qualità, e infatti alcune sequenze (vedi l’agghiacciante strage familiare) sono insolitamente ben riuscite. Nel complesso, però, si tratta di un banale mattone horror-demoniaco, con scopiazzature miserande da Poltergeist e L’esorcista. Protagonista è una famiglia di pazzi, composta da: padre autoritario e manesco, madre baciapile e alquanto irritante, due figli piccoli a far da decorazione, una quindicenne infoiatissima e Sonny, il maggiore, in perenne conflitto con il padre: sarà proprio quest’ultimo figliuolo a lasciarsi possedere nientemeno che da Satanasso. Il diavolo è, in fondo, il più simpatico della cricca: in principio si limita a scherzi piuttosto divertenti, tipo far svolazzare qua e là gli oggetti e causare violente correnti d’aria. Per la cronaca: il diavolo abita in uno stanzino lercissimo in cantina e la sua presenza si intuisce solo grazie a tediose soggettive. Un giorno, rottosi le scatole dell’insopportabile congrega di deficienti, ordina a Sonny di prendere il fucile e di crivellare l’intera famigliuola. E si potrebbe tranquillamente finirla qui; ma Damiani no, vuole far vedere quanto è poliedrico, ed ecco che parte un assurdo dramma giudiziario-poliziesco, con il parroco del paese a difendere il ragazzo. Questo prete da operetta è qualcosa di sensazionale: quando c’era bisogno di lui è andato a pescare con un collega, e accortosi della cazzata tenta di convincere un giudice che Sonny è posseduto dal demonio, oltraggiando le basi del diritto giudiziario mondiale. Alla fine, come prevedibile, il pretonzolo si riscatta, pratica un esorcismo a Sonny, che diventa un pupazzo di cartapesta (scena inammissibile per l’elevato livello trash), si fa possedere a sua volta dal demonio e il ragazzo risorge come Gesù Cristo in una scena imbarazzante.
Le due o tre scene sostanzialmente riuscite non bastano a migliorare una simile boiata. L’inizio, con una nenia infantile stra-abusata già nell’82, promette male e continua peggio. Gli attori rasentano il pietismo: Burt Young, quello di Rocky e C’era una volta in America, sembra Lele Mora, mentre Sonny è un incrocio tra Mick Jagger e il primo Lou Reed. Il fondo è toccato nella grottesca scena della seduzione fratello-sorella: alle battutine indegne del peggior Tinto Brass si accompagna un’espressività per cui le parole “sguardo da triglia” non sono abbastanza. Tra l’altro, Damiani manca clamorosamente il bersaglio: nessun personaggio suscita la minima simpatia nello spettatore, escluso il maligno. Quest’ultimo è spiritoso, buon conversatore e dotato di un certo qual umorismo. Tra l’altro nel finale non vengono mostrate nè la fine del prete, che presumibilmente ci lascia la pelle, nè quella di Sonny, che dopo la resurrezione, immaginiamo, se ne andrà a scontare un sacrosanto ergastolo per strage; insomma, si voleva il lieto fine a tutti i costi. Risibile è poi la spiegazione di tutte queste sciagure (incluso il film stesso, vogliamo sperare): la casa sorgeva su un cimitero indiano ed è stata teatro di orrendi delitti. Originalissimo. L’altalenante talento di Damiani è, paradossalmente, una fortissima debolezza: non essendoci scene particolarmente strampalate e ridicole, è la noia a regnare sovrana, e la pellicola risulta un qualcosa di informe, in cui non aiuta la lunga durata, quasi due ore. Un vero peccato, se consideriamo che cosa è stato capace di fare Damiani con a disposizione Tomba e la Hunziker.

Produzione: ITA\USA\Messico (1982)
Scena madre: l’insensata macerazione del volto di Sonny pre-resurrezione. Non serve a niente, ma forse i produttori volevano almeno una scena splatter…
Punto di forza: la critica si è espressa in modo contrastante su questo film, e in molti ne hanno parlato in termini ben più lusinghieri di noi. Insomma, potrebbe anche piacere.
Punto debole: come già detto, a nostro avviso è tremendamente noioso e privo di mordente.
Potresti apprezzare anche…: La casa 5 – Darkness
Come trovarlo: anche in DVD.

Un piccolo assaggio:  (godetevi questa scena di seduzione. Brividi…)

Pubblicato il agosto 10, 2012, in 1980 - 1989, Horror con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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