House of the dead

Non si sono sforzati neppure per la locandina…

Di: Uwe Boll
Con: Jonathan Cherry, Clint Howard, Ona Grauer

E’ in momenti come questi, quando guardo un film di Uwe Boll, che penso seriamente di chiudere il blog. Sapete chi è Uwe Boll? No? Meglio per voi. Boll è considerato uno dei peggiori registi in circolazione, il che ha dato origine a una miriade di aneddoti di cui parleremo tra poco. Questo suo film, come quasi tutti, è tratto da un videogioco, House of the dead. Inutile dire che vince il videogioco per recitazione, trama, logica narrativa e inventiva. Ogni singolo minuto di questa diarrea è un insulto al cinema. Iniziamo con alcuni ragazzi, che vorrebbero prendere un battello per andare a un rave party su un’isola. Perso il battello, uno di loro offre più di mille dollari a due marinai che contrabbandano armi e sigari per farsi portare a destinazione. Fermiamoci qui: ma quando mai una persona sana di mente spenderebbe una cifra simile per andare a un rave? D’altra parte, però, lui è “il miglior modello americano di intimo”. Ok, scusa, possiamo proseguire. L’isola si chiama, indovinate un pò, Isla de la Muerte, e si dice ci abitino gli spiriti maligni. Ovviamente è vero: il rave party si è trasformato in una gigantesca carneficina e ora tutti i partecipanti vagano sotto forma di zombi divorando i vivi. La struttura centrale è quella classica del videogioco sparatutto: i superstiti diminuiscono sempre più, e ovviamente, pur essendo fighetti altoborghesi di città, sono tutti degli ottimi cecchini, esperti nel corpo a corpo e nelle armi da fuoco (che peraltro non hanno il benchè minimo rinculo), oltre che scienziati provetti in grado di riconoscere sangue mutato con due occhiatine al microscopio. A sopravvivere saranno soltanto una delle tante battone e uno dei tanti bellocci, che uccideranno il cattivone finale, un imbecille vestito come Ezio Auditore che beve sangue per restare immortale. Ah, volevate sapere che c’entrano gli zombi? Ma niente, il cattivone era un sacerdote e li usa come esercito personale, come si intuisce nei due minuti due di racconto un tanto al chilo, con penose inquadrature in bianco e nero e sgranate per dare un effetto seicentesco. Eh, lo so che è una boiata, ma tant’è.
Essendo abbastanza ricco da avere una propria casa produttrice, Boll cura molto gli effetti speciali e le locations, che infatti sono ottimi. L’orrore è dovuto alle sue scarsissime capacità di regia e sceneggiatura. I dialoghi sono penosi, i personaggi scialbi e insopportabili (ogni morto provocherà un grido di giubilo nell’incauto spettatore) e le situazioni inverosimili, per usare un pallido eufemismo. Quanto alla regia, Boll è senza dubbio uno dei peggiori cani che mai abbiano usato una macchina da presa: uso e abuso del ralenti, sequenze dettagliate di proiettili che esplodono come in una puntata di CSI, trovate alla Matrix e, cosa inedita nella storia del cinema, l’orrenda commistione di attori in carne e ossa e videogame: le sequenze digitali (ricordiamo che i primi episodi di House of the dead avevano una grafica piuttosto dozzinale) si alternano a quelle reali, ma non seguono un filo conduttore, appaiono così, a caso, per riempire la pellicola. Originalissimi i nomi dei personaggi: si va dal proprietario della barca, Capitano Kirk (ma come gli vengono?), all’agente McGyver, che per la verità non si capisce bene che fine faccia. Neppure gli zombi migliorano la faccenda: i più freschi zompano, saltano, ballano, corrono come tarantolati. I più vecchi, invece, seguono la tradizione che prevede lentezza e poca agilità, ma sfoggiano un bel paio di occhi rossi luminescenti alla Terminator. La scena migliore è senza dubbio la sparatoria: in questi dieci, incredibili minuti i nostri eroi tirano fuori da una cassa quintali di fucili, granate, pistole e munizioni e fanno strage di zombi. Ognuno di loro ha un pò di tempo dedicato alla sua immagine, con riprese trashissime a 360 gradi e inquadratura che sfuma sul rosso come nei videogiochi. La poliziotta Casper riesce, nell’occasione, a effettuare un salto al ralenti di circa tre metri per sparare a un morto vivente.
La cosa più triste di questa fogna è però un’altra: trama, aspetto del protagonista e situazioni sono palesemente copiate dal poco noto, e decisamente avvincente, Fantasmi da Marte del maestro John Carpenter.
PS: qualche nota di colore su Uwe Boll. Saputo che una petizione online aveva raccolto 18mila firme per chiedergli di smetterla con le sue vaccate, ha commentato “ne voglio almeno un milione!”. Quando le firme hanno sfiorato le duecentomila (oggi sono quasi raddoppiate), Boll si è incazzato, e con un incredibile filmato su Youtube stile Bin Laden, ha insultato Michael Bay (non so perchè, comunque se lo merita) e l’ha sfidato a fare a botte. E scusate se è poco…per chi volesse contribuire, potete apporre la vostra firma per una causa meritoria qui.

Produzione: USA (2003)
Scena madre: la già descritta, tamarrissima sparatoria.
Punto di forza: la breve durata.
Punto debole: non vi bastano quelli sopra elencati?
Potresti apprezzare anche…: Zombi – La creazione
Come trovarlo: generalmente non sono così esplicito, anche perchè c’è il diritto d’autore, ma qui vi dico: scaricatelo. Non date altri soldi a Uwe Boll.

Un piccolo assaggio:  (il titolo di questo filmato esprime appieno lo spirito del film)

Pubblicato il agosto 15, 2012, in 2000 - 2009, Horror con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: