Amore 14

Non l’ho visto sul serio…non l’ho visto sul serio…

[Krocodylus1991, Satchmo]

Di: Federico Moccia
Con: Veronica Olivier (Olivier? Ditemi che sto sognando…), Raniero Monaco di Lapio, Beatrice Flammini

Sarebbe un errore pensare che Amore 14 sia pressappoco allo stesso livello di Tre metri sopra il cielo. A parte il fatto che quell’altra vaccata, al confronto, sembra I ponti di Madison County per regia e recitazione. La grande differenza è che Tre metri sopra il cielo è ridicolo e inutile; Amore 14 è dannoso. La protagonista è Carolina, detta Caro, una tredicenne, che si presenta nel primo di numerosi stacchi assurdi basati sulla presentazione tipo dei social network. Ripetiamo: una tredicenne. Tenete bene a mente il dato anagrafico, mentre leggete quanto segue. L’inizio lascia già presagire qualcosa di malsano: la zoccoletta racconta, tutta divertita, di quando, l’anno prima (quindi a dodici anni) un coetaneo le ha ravanato nelle mutande; a lei però non è piaciuto granchè, ed ecco che una compagna di classe (la terza media, ricordiamolo) le dice che “non era capace, per provare piacere deve toccarti nel modo giusto”. Passato lo shock, vediamo l’inizio della tenera storia d’amore tra Caro e Massi, un clone di Scamarcio dall’espressione beota: lui è chiaramente uno stalker, che la segue per farle ascoltare una canzone di James Blunt e la porta in giro fino a tarda notte. Le regala pure una stella che d’ora in poi avrà il suo nome: questa è una balla clamorosa, giacchè quei certificati non hanno alcun valore scientifico o legale, ma andiamo avanti. Mentre torna a casa, la scemetta si fa rubare il cellulare e perde il suo numero. Inizia così una estenuante ricerca che durerà per mesi. In queso periodo succede un pò di tutto: muore il nonno-sprint (interpretato da Riccardo Garrone, il San Pietro della Lavazza!) e ci vengono mostrate le peripezie del fratello maggiore, uno scrittore fallito che si atteggia a Bukowski e scappa di casa e va a lavorare in un bar dove conosce una giovane attrice e altre banalità dello stesso calibro. Intanto, Caro si concede un pò a tutti, con tanto di classifica baciatori: un occhialuto relativamente simpatico, un tennista che pare Valerio Scanu e un coatto della Roma bene. Una sera, in discoteca, così a caso, Caro ritrova Massi, e siccome ha compiuto 14 anni da qualche giorno, decide che è ora di trombare. Perchè? Per non “arrivare impreparate al liceo” (testuale). Qui il delirio si fa più osceno: le ragazzine, aiutate da un’amica più grande un pò bagascia e dalla madre degenere di una di loro, iniziano ad informarsi sul sesso: prima guardano e riguardano alcuni disegni sulle forme più comuni di membri maschili (alcune sono veramente bizzarre…), poi decidono di cominciare “con le mani”, e infine, nell’apoteosi della morbosità, Caro decide di cercare il punto G masturbandosi nella vasca da bagno in una scena che è una fantasia perfetta per i pedofili. Dopo una festa di fine anno scolastico a dir poco patetica, con bagni in piscina, dialoghi inudibili e giri a cavallo (ovviamente sono tutti fantini provetti), arriva il grande giorno della prima trombata. Uno dice: bene, almeno finisce qui e non devo più sentirmi una merda d’uomo per aver visto questo film. Invece no, Massi fa un canestro di corna alla protagonista con quell’altra baby-battona della sua amica Alis. E il film finisce così. Bello schifo.
Criticare Moccia per la sua incapacità registica sarebbe come sparare sulla Croce Rossa; tutti voi potete immaginare quale sia la conoscenza cinematografica di uno convinto che in tutta Italia si parli con accento romano spiccato e che le ragazzine siano tutte puttane. Due parole sulla recitazione possiamo anche dirle: i ragazzini, reclutati probabilmente negli oratori, sono particolarmente scarsi e la protagonista in realtà aveva 19 anni, e si vede. Ma ciò che lascia perplessi è la raccapricciante inespressività e inettitudine degli adulti: a parte la madre, un clone del ministro Elsa Fornero (da un momento all’altro ti aspetti una frase tipo “la trombata non è un diritto, va guadagnata”), lascia basita la totale idiozia del padre, che sembra un invasato in preda a raptus di follia omicida salvo poi tornare pacioso e simpatico come prima. Ora passiamo all’aspetto per così dire morale di tutta la vicenda. Moccia, come di consueto, ambienta la storiella nei quartieri della Roma altoborghese, e per questo suona ridicola qualsiasi pretesa di denuncia sociale: le ragazzine antipatiche e snob, i coatti dal fare mafioso e le ragazze più grandi che la danno come il pane non sono peggiori delle tre sgallettate protagoniste. Il linguaggio è abbastanza misurato, perchè nell’ottica idiota del Moccia puoi sì mostrare una tredicenne intenta a masturbarsi, ma quando parlano di organi genitali li devono chiamare “il coso” e “quel posto lì”, altrimenti la censura lo vieta e gli incassi calano. Nessuno qui vuole far passare gli adolescenti come dei santi (ricordo che alle medie toccavamo il culo alla Viviana di seconda A, che mollava pure certi schiaffoni, ma oltre non si andava, insomma tante parole e pochi fatti), ma che una tredicenne abbia come unico pensiero quello di farsi sbattere da un coetaneo ci sembra un pensiero da malati, e scusate il linguaggio ma, nonostante il titolo, di amore ce n’è proprio poco. Non mancano i momenti esilaranti, a dire il vero: ogni volta che il padre s’incazza da vita a sceneggiate indegne pure di Mario Merola, e le espressioni degli attori meriterebbero l’Oscar per l’immobilismo. Tutto questo è però rovinato dall’inquietante alone di morbosità che circonda tutto: oltre alla già citata scena della vasca da bagno, ai dialoghi e a un’immagine femminile che persino Sara Tommasi troverebbe un pochettino esagerata, c’è una scena in cui la ragazza si cambia in ascensore. Considerato che lei stessa lo dice e che quindi non c’è alcun bisogno di mostrare la dinamica del fatto, era proprio necessario indugiare così a lungo su piedi, mutande e reggiseno? Siamo noi a pensar male o Moccia ha qualcosa che non va?
Ah, ciliegina sulla merda: queste immagini in movimento (la parola “pellicola” è sprecata per questo squallore) sono infarcite di pubblicità occulta, dalla Tim a MSN, dagli abiti a Cioè. Vomitevole.

Produzione: ITA (2009)
Scena madre: dopo un’ora e quaranta di pura vergogna, la canzone con video di Alessandra Amoroso (che personalmente non ci fa impazzire) sembrava un pezzo cantato da Maria Callas.
Punto di forza: l’unico possibile l’ha trovato un ragazzo su Filmscoop: “pensare che ho un amica a cui questo film piace. e purtroppo prima di DARMELA me lo sono dovuto vedere ….ne è valsa la pena credetemi!!!”. Insomma, tutto può servire.
Punto debole: punto debole? Un pò come parlare di Hitler e chiedere “difetti?”.
Potresti apprezzare anche…: Tre metri sopra il cielo, oppure tua sorella minorenne che si fa la doccia. In entrambi i casi, hai dei problemi seri.
Come trovarlo: dovrebbe essere uscito anche in Blu-ray. Ma se avete così tanti euro da buttare via contattateci, li prendiamo noi.

Un piccolo assaggio:  (questa è la presentazione di Carolina. Peraltro, ascoltate la dizione: la lingua italiana grida vendetta!)

Pubblicato il agosto 18, 2012, in 2000 - 2009, Altri Capolavori con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 6 commenti.

  1. Harry 越後 the Bomber

    Dopo aver visto l’introduzione ho buoni motivi di credere che questo film (?) sia stato girato su un altro pianeta (non credo che l’idioma farfugliato dalla protagonista sia parlato da qualche altro abitante della Terra), presumibilmente più vicino al Sole (la fotografia sparata a palla).

  2. Vogliamo il porno di Veronica Olivier!

    E comunque caro Krocodylus1991 quando avevamo 14 anni di lucidatubi ce ne erano eccome!!

  3. Amore 14 e un film pieno d’amore emozioni e sentimenti è un film stupendo e indimenticabile

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