Dall’altra parte del cult – Intervista ad Al Festa

Tre film fra tanti diretti da Al Festa.

Tre film fra tanti diretti da Al Festa.

Il nostro intervistato di oggi è Al Festa, ed è un’intervista un pò particolare. Non ci sono film da lui diretti recensiti nel blog. Quelli che ha realizzato non rientrano nelle categorie di cui ci occupiamo di solito. Eppure Al ha avuto a che fare con molte pellicole: è infatti un compositore di colonne sonore e non solo. Il suo è un ruolo che il grande pubblico, solitamente, ignora, ma a pensarci bene l’unica cosa salvabile da alcune mostruosità filmiche sono proprio le musiche: chi ha visto After death, ad esempio, sa benissimo che l’unica cosa a rimanere in mente, dopo la visione, è proprio il tema “Living after death”, da lui scritto. Oggi non ci occupiamo, quindi, solo di “trash”, ma di un mestiere, quello del compositore, più interessante di quanto non si potrebbe pensare. Come di consueto, ringraziamo Al per la disponibilità e la giusta dose di semplicità e ironia di cui è dotato. A proposito dell’inserire l’intervista in un blog di questo tipo (lui film di serie Z non ne ha girati, quindi la sua presenza qui è un’eccezione!) ha detto: “l’importante è che scrivi con lealtà il mio pensiero, tutto qui”.

K: Oggi parliamo con Al Festa, compositore di musica per il cinema e non, regista, direttore di videoclip, sceneggiatore. Cominciamo la chiacchierata?

AF: Con piacere. Ma permettimi di dire che ho fatto di meglio dei film con i pur bravi Mattei e Fragasso. Io non ho peli sulla lingua: ho scelto una carriera da indipendente, libero, senza mai prestarmi a compromessi.

K: Dunque, partiamo dall’inizio: sei diplomato (fonte Wikipedia) in musica e composizione. Com è iniziato il tuo ingresso nel mondo del cinema?

AF: Io sono diplomato in pianoforte e composizione, la musica è la mia vita…..ho sempre avuto due passioni: musica e cinema. Ho passato la mia infanzia nei cineclub ( il TEVERE per la precisione ) tra films di fantascienza, horror, gialli. Quando sono entrato professionalmente a realizzare dischi ho capito, ben prima di altri, l’importanza del visivo, dei videoclips, infatti ancora oggi per me è fondamentale l’audio/visivo, musica-immagini insieme. Ho iniziato dapprima a produrre, ma poi, siccome i vari registi non capivano nulla di sync musicale nè di molto altro, abituati ad un vecchio modo di fare cinema tradizionale, ho iniziato a dirigerli io stesso. E con buoni risultati, direi, dato che oltre ai miei ne ho diretti 105! Per 10 anni ho sperimentato di tutto, è stata un’ottima scuola, l’uso degli obiettivi, i movimenti di macchina, le attrezzature, il montaggio ecc, sempre in 35 mm; davvero una grande scuola che mi ha permesso di acquisire una tecnica davvero completa. Poi dopo i 100 video volevo fare un film; lo feci con un soggetto (seguono numerosi punti interrogativi, n.d.r. ) della coppia Fragasso-Drudi, il film rock musicale Gipsy angel. Mi piacque molto sotto un aspetto audio-visivo, molto meno per la storia, un pò lontana dalle mie passioni.

K: Insomma, hai fatto la tua gavetta, come si dice! Io credo che realizzare colonne sonore sia molto difficile: devi trovare il tema giusto per un determinato momento del film. Ha aiutato molto l’esperienza nei videoclip musicali?

AF: Assolutamente. Io penso ad una scena ed ho già in mente il tema e viceversa, per me è così. Mi scatta una lampadina ed in 5 minuti ho scritto il tema, di solito ce l’ho già in mente quando scrivo la scena. Spesso mi vengono in mente mentre guido o durante la giornata; ho sempre con me un registratore con cui fischietto il tema che poi, con calma, sviluppo al piano e realizzzo. Ma quest’ultima parte è routine, il momento creativo è quello precedente. Spero proprio che la lampadina non si spenga mai, altrimenti sono guai!

K: E’ interessante questo metodo…tu sei anche regista: oltre a Metallo Italia e L’eremita hai diretto il film Fatal Frames. Stupisce il cast internazionale: Rossano Brazzi, Donald Pleasence, Alida Valli…come è stato lavorare con loro?

AF: Una sola parola: F-A-N-T-A-S-T-I-C-O! Più sali di livello più sono grandi, umili, semplici. E’ stato un onore lavorare e dirigerli. Mi sono visto realizzare in una volta sola tanti sogni di ragazzo: dirigere il mitico Donald Pleasence, il dottor Loomis di Halloween, che avrò visto almeno 100 volte! Ugo Pagliai del Segno del comando, che io ho adorato. E poi Alida Valli, la splendida Anna Paradine di Hitchcock…o Rossano Brazzi e Ciccio Ingrassia, due miti italiani; Ingrassia era un fantastico attore lunare, con una vena drammatica che pochi hanno compreso (tra cui Federico Fellini, che era mio parente). Angus Scrimm, della serie Phantasm. Cito ancora un grande amico purtroppo scomparso, David Warbeck. E poi c’era la possibilità di avere gli effetti speciali di 3 premi Oscar: Bill Corso, Steve Johnson e Joel Harlow. Ripeto, per me è stato come realizzare un sogno; mai avrei creduto o sperato da giovanissimo addirittura di poter dirigere i miei miti che vedevo al cinema. Se ci ripenso, ancora oggi non mi sembra vero! Con loro mi sono trovato benissimo, non ho mai avuto problemi di nessun tipo.

K: Come ti capisco! Hai anche citato Halloween, uno dei miei horror preferiti. E poi Ingrassia, Brazzi, Valli…un cast di prim’ordine, come si vede dalle dediche (Al mostra delle foto con dedica). Non sapevo di questa tua parentela con Fellini. A questo punto una domanda è d’obbligo: che ricordo ci offri del Maestro?

AF: L’ho conosciuto che ero bambino, era mio parente tramite mia zia Paola. Che dire? Un genio: fantastico come uomo e come regista, infatti in famiglia si dice che io non abbia preso nulla di lui (ride)! Chissà, forse è vero? Basta vedere Toby Dammit per capire la sua statura. Inoltre era un grande appassionato di esoteria e spiritismo, e questa è un pò una tradizione di famiglia.

K: Quanta invidia per aver conosciuto un uomo del genere! Passiamo a due registi che hai nominato prima: Bruno Mattei e Claudio Fragasso. Per loro hai composto le musiche di diversi film…com’è stato musicare le pellicole della “coppia omicida”? (li chiamavano così!)

AF: Mah, erano film davvero brutti, senza capo nè coda, con tanti di quegli errori anche pacchiani…io ho composto le musiche senza neanche vedere i films così a naso. Addirittura hanno cambiato la velocità della musiche! E’ stata comunque un’esperienza interessante e non me ne pento ma, ripeto, erano film davvero pessimi. Mattei era un tipo abbastanza simpatico, ma non credo fosse così interessato al cinema. Su Fragasso, preferirei non commentare…

K: Par di capire che con Fragasso non corra buon sangue…però devi ammettere che “Living After Death” è una canzone che ti rimane in testa! Sul serio non ti facevano neppure vedere i film?

AF: In verità sono io che dopo averli visti ho preferito fare le musiche in autonomia. Ti giuro che erano davvero orrendi, potrei raccontarti degli errori nei film davvero dilettanteschi. Questa non è una critica agli autori, ma ammettiamolo: erano film fatti così in serie, senza molta arte, solo per cassetta, e si vedeva. Con Fragasso c’è una vecchia ruggine per motivi abbastanza ignobili che lui non ha mai voluto chiarire, e io neppure, stiamo bene così. Lui ha avuto successo, buon per lui, se alla gente piace il suo cinema forse ha ragione lui. A me non piace; se lo ritenessi valido lo direi senza problemi, ma così non è.

K: Però, permettimi di insistere, “Living after death” merita…

AF: E’ un pezzo che mi piace molto. Pensa che l’ho praticamente riscritta, per Gipsy angel cambiando il titolo in “The beatin’ of my heart”.

K: Una domanda sui colleghi, già che ci siamo! Qual’è il compositore di colonne sonore che senti più affine?

AF: Più vicino a me intellettualmente, pur non essendo un vero e proprio compositore, direi John Carpenter. E’ sempre molto efficace. Come compositore vero e proprio, invece, il numero uno è senza dubbio Ennio Morricone, che è insuperabile (di cui non sono quasi degno di pronunciare il nome, tanto è immenso!). Poi sono un grande fan di Hermann, Goldsmith, Barry, Elfman…ma anche Badalamenti e Nino Rota. Fuori dalle colonne sonore, sono un fan di lunga data di Pink Floyd, Genesis, Keith Emerson, Tony Banks, Yes.  Aggiungo anche Hans Zimmer, bravissimo.

K: Condivido l’elenco. C’è qualche attore\regista con cui ti piacerebbe lavorare?

AF: Mi interessa molto Mickey Rourke, l’attuale versione. Ho un progettino che lo riguarda, si vedrà…sono talmente tanti che citarli tutti sarebbe impossibile. Aggiungo solo Gabriele Lavia, un grande attore che Dario Argento ha saputo ben utilizzare.

K: Ci parli de L’eremita, la tua ultima fatica?

AF: L’eremita è un film molto difficile. E’ insolito, diverso, a me piace molto. Affronta delle tematiche scottanti, è una dura critica al Vaticano. Si basa sul ritrovamento della parte mancante del famoso Codice Purpureo, uno dei testi più antichi mai rinvenuti contenente i Vangeli integrali, a cui però manca l’Apocalisse di Giovanni…un personaggio misterioso, l’Eremita, ritrova questa parte mancante e comincia tutta una serie di premonizioni che porteranno alla verità finale.

K: Un film complesso, quindi…

AF: Sì, decisamente. Non è per tutti, credo possa piacere molto agli appassionati di esoterismo come me e a chi vuole riflettere, i messaggi nel film sono tanti. Mi rappresenta molto, ho sperimentato nuove tecniche come il Full HD. Per me, abituato a vedere il mondo in 35mm, è stato eccezionale. Ho avuto un buon cast, attori non notissimi ma bravi: c’è Stefania Stella, la mia icona, in un bellissimo ruolo di posseduta. Ha una scena di esorcismo insolita, diversa dalla tradizione con il solito prete. Poi c’è Marco di Stefano che è davvero bravo, l’artista internazionale Tanya Khabarova, che mi ha fatto un’interpretazione dei peccati capitali che è pura arte visuale; piacerebbe sicuramente a Lynch e a Cronenberg (meno, suppongo, a chi segue I Cesaroni). E’ un film interamente mio: ho fatto anche la post produzione. La colonna sonora è, credo, la migliore che ho mai realizzato.

K: Progetti per il futuro?

AF:  Nuovi progetti ne ho molti: un film d’azione esoterico con Mickey Rourke, intitolato Violence & Violence, che nasce dal teorema violenza più violenza = redenzione. Una storia magnifica di una vendetta che si consuma durante una sola notte di pioggia, in una città degradata moralmente e materialmente, con incursioni nel paranoramale. Davvero insolito, l’idea di un action- esoterico mi piace molto…poi un giallo/noir, anche questo esoterico dal titolo Transfert, che parte dal ritrovamento di una ragazza che ha perso la memoria e che la riacquista durante il film con continui flashbacks fino a coprire la sconvolgente verità. Poi, udite udite, un western, sì, proprio un western, di cui però non dico nulla, ma mi piace troppo un idea da un milione di dollari, un omaggio al grande Sergio Leone, di cui sono un fan sfegatato.

K: Grazie, Al. Vuoi dedicare un saluto ai lettori della Cinewalkofshame?

AF: Agli amici della Cinewalkofshame! Un blog coraggioso e non allineato che va sostenuto; un caro saluto ed un invito a guardare sempre films…ed ascoltare musica; la mia dedica va a chi preferisce una bella notte di pioggia piuttosto che un giorno assolato, a chi ama le nenie infantile provenienti da una villa abbondanata piuttosto che Laura Pausini, a chi si appassiona per lo scintillio di una lama nel buio, e a chi passerebbe le sue vacanze al BATES MOTEL piuttosto che alle Maldive…a voi tutto il bene possibile.

Ringraziamo Al che, nell’arco di una giornata, ha accettato l’intervista e ha permesso di realizzarla. Come pattuito, riportiamo integralmente ciò che pensa, indipendentemente dal giudizio che se ne può dare. Con questa dedica che ci onora, chiudiamo l’intervista con Al Festa! Living After Death!

Pubblicato il agosto 20, 2012, in Dall'altra parte del cult - Le interviste possibili con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

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