Dall’altra parte del cult – Intervista a Ruggero Deodato

Ruggero Deodato.

Monsieur Cannibal, lo chiamano i francesi. Ruggero Deodato è regista di un paio di cult da noi recensiti, I predatori di Atlantide e Il camping del terrore. Ma Ruggero (o, come lo abbiamo definito, “il Ruggerone nazionale”), è più celebre per film come Cannibal Holocaust, Ultimo mondo cannibale e La casa sperduta nel parco. Molte delle sue opere hanno fatto discutere; qualcuno ha detto “certi film si amano o si odiano”, e questo si adatta bene alla pellicola più famosa di questo regista. Grazie al suo lavoro Deodato ha vissuto una vita avventurosa (gli aneddoti sui suoi film sono innumerevoli), ha conosciuto successi (la Trilogia Cannibale) e cadute, e nonostante le critiche ha accettato di buon grado le nostre richieste. Di questo lo ringraziamo, aspettando un nuovo film in grado di far discutere come avvenuto con Cannibal Holocaust!

K: Ruggero, secondo Wikipedia sei entrato nel mondo del cinema dopo un provino, non andato a buon fine, con Fellini. Roberto Rossellini ti ha assunto come aiuto-regista per Il generale della Rovere.  In seguito hai “fatto la gavetta” con Corbucci, Freda e Margheriti. Ci parleresti di questi tuoi esordi?

RD: Beh, le informazioni sono sostanzialmente esatte, ma il provino non riuscito con Fellini non ha niente a che vedere con il rapporto che avevo in precedenza con Rossellini. La famiglia Rossellini abitava nel mio medesimo stabile ed io sono cresciuto con il figlio Renzo, il mio migliore amico. Ero un ragazzino abbastanza sveglio e divertente e il grande Roberto un bel giorno mi chiese di fargli da quinto assistente. Così sono entrato nel clan Rosselliniano dalla porta principale e una serie di circostanze a me favorevoli mi hanno portato a diventare, dopo appena due film, primo aiuto regista. La prima gavetta l’ho fatta con il vecchio, e gran mestierante, Carlo Ludovico Bragaglia, colui che mi ha insegnato tutta la tecnica cinematografica e mi ha dato modo di farmi apprezzare anche da registi commerciali, quali Corbucci, Freda, Margheriti e tanti altri.

K: I tuoi primi film sono, a mio parere, molto “classici”, nel senso che si rifanno a filoni già esistenti: il ciclo di Ursus, l’avventura, il poliziesco “alla Diabolik” per citare i primi tre. Abbiamo addirittura dei film comici, o commedie. Un tipo di cinema a lungo considerato secondario, ma che, con i cosiddetti “poliziotteschi” ad esempio, sta venendo rivalutato. Tu che ne pensi?

RD: Certamente dopo aver lavorato con autori quali Rossellini, Bolognini, Puccini e aver frequentato la “noblesse” del cinema italiano, tutti si aspettavano un mio debutto nel cinema d’autore. Invece all’epoca, forse deludendo i miei ammiratori, mi sono schierato con la “serie B”, che invece mi ha permesso di crescere e sperimentare le mie capacità e dare spazio alla creatività. Nel cinema commerciale è più facile farsi largo senza avere alle costole i “grandi Critici”. E gli anni mi hanno dato ragione; adesso giro il mondo a firmare autografici pagati.

K: In Francia sei noto come “monsieur cannibal”; basta leggere i titoli di alcuni tuoi film per capirne il motivo. Perchè hai scelto proprio un contesto controverso come quello del cannibalismo?

RD: All’epoca ero circondato da centinaia di registi italiani famosissimi che avevano risonanza nel mondo, registi che affrontavano nostre tematiche neorealistiche o politiche che non si addicevano al mio spirito avventuroso. Allora mi sono messo alla ricerca di curiosità che potessero affascinare un pubblico più vasto. Così, tramite la lettura della rivista National Geographic, sono rimasto attratto dalle foto di un’etnia primitiva che conservava il retaggio del cannibalismo. Foto fantastiche di questo gruppo di indigeni che abitavano delle grotte nell’isola di Mindanao. Non mi è stato difficile scrivere un soggetto e proporlo ad un produttore che aveva un ufficio in Oriente a Singapore.

K: Girano numerose voci sulla lavorazione di Cannibal Holocaust. Che riceveste minacce di morte da parte di animalisti infuriati, che a processo ti costrinsero a portare gli attori in tribunale per provare di non averli uccisi sul serio, che il pubblico di Bogotà, inferocito, tentò una specie di linciaggio e che fosti costretto a chiedere l’aiuto di un fazendero per evitare ritorsioni. Ci puoi smentire questi episodi, o vuoi aggiungerne altri?

RD: Gli aneddoti sono reali. In particolare, gli animalisti infuriati si sono ricordati di me in questi ultimi anni, ogni volta che faccio vedere il film a un festival. A Trieste e Anzio ho ricevuto i maggiori insulti e addirittura dopo trent’anni, ad Anzio, la polizia ha bloccato la proiezione di Cannibal Holocaust. Gli animalisti dovrebbero prendere esempio da un popolo civile quale quello inglese, che passati trent’anni ha riabilitato il film; mi hanno persino festeggiato davanti a un gran pubblico londinese, promovendo il film a cult movie. (in Inghilterra il film finì nella “lista nera” delle pellicole proibite, venendo riabilitato anni dopo, n.d.a.)

K: Il film ha diviso critica e pubblico. C’è chi l’ha liquidato come un’operazione commerciale e chi ha gridato al capolavoro. La mia modesta opinione è che sia un film riuscito; ammetto di aver trovato molto forti alcune scene (l’uccisione dell’indigena e quelle, reali, degli animali), ma è forse l’unico “cannibal movie” a contenere una critica sociale pungente. Credo sia il migliore dei tuoi film, anche grazie a ottimi collaboratori come Riz Ortolani; il connubio di musica e regia rende struggente una scena terribile come quella dello sterminio degli indigeni. A distanza di 32 anni, che giudizio ne dai?

RD: Il mio gradimento si estende anche ad altri miei film, ma rispetto l’opinione del pubblico, che ha decretato Cannibal Holocaust come il miglior film horror ponendolo nei primi dieci di tutti i tempi. A questo punto dico che sia davvero il mio miglior film.

K: Nel nostro blog abbiamo recensito due tuoi film, e ammettiamo di esserci andati giù pesanti. Si tratta di I predatori di Atlantide e Camping del terrore. Il primo è tutto sommato avvincente, mentre il secondo ci è sembrato un pò estraneo al tuo stile. La nostra ipotesi è che le infinite controversie seguite a Cannibal Holocaust abbiano in parte sfumato, negli anni seguenti, la “efficiente brutalità registica” che Paolo Mereghetti ti attribuisce, e che invece mantiene tutta la sua carica in una pellicola inquietante come La casa sperduta nel parco, non a caso girato a poca distanza dal tuo film più celebre. Ci parli di questi tuoi film?

RD: Sono fondamentalmente d’accordo con voi. I due film da voi citati sono stati per me due film alimentari, non progetti cui mi sono dedicato in tutto e per tutto come nel caso del filone cannibale. In compenso, devo dire che girando il mondo ho trovato migliaia di fans che amano I predatori di Atlantide e mi chiedono il DVD. Purtroppo per loro, non è mai stato distribuito in quel formato.

K: Per Cannibal Holocaust sei stato condannato a quattro mesi, insieme ad altri membri della troupe, per aver realizzato “un’opera contraria al buon costume e alla morale”. Per riabilitare il film ci vollero quattro anni e una sentenza di Cassazione. Oggi quel processo appare in tutta la sua inconsistenza, ma la censura è una costante nel cinema italiano; basti pensare a ciò che accadde al Salò di Pasolini. Ritieni che per un regista italiano sia più difficile trattare e mostrare certi fatti, in confronto a chi opera all’estero?

RD: In Italia esiste la frase latina “nemo propheta in patria”. All’estero chi dimostra di valere qualcosa viene aiutato ad emergere, e la loro critica aiuta ad esportare un film non bruciandolo, censurandolo e sforbiciandolo, ma semplicemente parlandone. Si preferisce la discussione alla censura.

K: In quel film tu hai introdotto una tecnica oggi molto usata: quella di raccontare una storia tramite riprese realizzate dai protagonisti della storia stessa. Questo smaschera la presunta novità di film come Blair Witch Project e Cloverfield. Sei d’accordo nel dire che un certo tipo di teen-horror americano ha svalutato una tecnica piena di potenzialità, come ha dimostrato anche George Romero in Diary of the dead?

RD: In parte dissento: amo i film che usano la mia tecnica in una storia realistica. Odio invece quando viene usata nei film horror o splatter o di zombi.

K: E’ opinione diffusa che non ci sia più un limite da superare, al cinema. Molti film shockanti hanno ormai mostrato tutto ciò che si poteva mostrare; ormai si può rendere la tecnica più raffinata, ma i “limiti della sopportazione” sono stati raggiunti. Sei d’accordo con questa teoria?

RD: Certamente in questi tempi la realtà è più sconvolgente della finzione, e un certo tipo di cinema è più difficile, ma penso che cercando, cercando le curiosità si potrebbero ancora trovare.

K: Come già detto, il nostro blog non è stato tenero con alcuni tuoi film, proprio perchè sappiamo che, dal regista della “Trilogia dei cannibali”, possiamo aspettarci ben di più. Puoi ricambiare il nostro affetto con un consiglio per i giovani registi che leggono le nostre pagine squinternate?

RD: Purtroppo i produttori di talento italiani sono spariti, e i giovani talentuosi registi si cimentano in commediole mediocri. Tanto per citare il mio “cercando, cercando”, chi sa se non si reisca a trovare un nuovo filone come avevano fatto Sergio Leone, Pasolini e in piccola parte io, con il bistrattato Cannibal Holocaust. Un saluto a tutti e spero di aver esaudito le vostre domande.

Ringraziamo Ruggero Deodato per il suo contributo. Stay cannibal!

Krocodylus1991

Pubblicato il settembre 17, 2012, in Dall'altra parte del cult - Le interviste possibili con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: