Bone eater – Il divoratore di ossa

Continua così, Jim!

[Krocodylus1991, Nehovistecose]

Di: Jim Wynorski
Con: Paul Rae, Adrian Alvarado, Bruce Boxleitner

Jim Wynorski è un regista da tenere d’occhio. Autore di oltre 75 B-movies, è la dimostrazione che chiunque di noi può portare sullo schermo ciò che vuole, con una spesa che a vedere Bone eater si aggira intorno ai sessanta\settanta euro. Per l’occasione, il prode Jim utilizza un elemento mai usato prima d’ora: uomini bianchi che costruiscono in un vecchio cimitero indiano e spirito cattivo che conseguentemente si vendica. Non ve lo aspettavate, eh? Ma vediamo più da vicino la situazione: il nostro protagonista è uno sceriffo, a metà tra Bill Clinton e Michael J. Fox, che ritorna dopo anni al paesello da cui lui, indiano rinnegato, era partito per non si sa dove. Per rinforzare il plot si trascina dietro pure la figlia scassapalle diciassettenne (anche se l’attrice ne ha ben di più…), con cui ovviamente non va d’accordo. Ma nella cittadina qualcuno trama: l’industriale Krantz (no, non è il cattivo di Indiana Pipps) ha scoperto che nel suo cantiere, un mega impianto da centodieci milioni di dollari per una struttura in mezzo al deserto dove nessuno abiterebbe mai, gli operai rinvengono un sacco di scheletri indiani; per evitare ritardi nei lavori, chiede ai suoi apatici sottoposti di coprire tutto. Questa azione scellerata, però, risveglia il “mangiaossa”, spirito indiano in cerca di vendetta; vedremo in seguito quanto poco senso abbia un simile nome. La polizia cittadina sembra uscita da una puntata dell’Ispettore Gadget; lo scheletrone uccide, indisturbato: una coppietta, il conducente di un camion, tre operai in moto, tre operai a piedi, un direttore dei lavori, Krantz e il suo tirapiedi. E lo sceriffo fa spallucce; quando però viene ucciso Nube Tonante, il capo indiano, allora s’incazza e prepara il confronto finale. Abbandonato un ridicolo cappottone simil-Chuck Norris che indossa per venti minuti nonostante tutti siano in maniche corte, lo sceriffo si riscopre indiano: prende il cavallo, si trucca, affronta a mani nude un dissidente pelatone che sembra Mastro Lindo e cavalca verso il mostro. Poi ci ripensa, scende da cavallo, lo colpisce con una mazzata (per ucciderlo bisognava usare una specie di ascia da guerra che il protagonista ritrova in modo alquanto improbabile) e sorride andandosene con i tre ggiovani comprimari.
Wynorski si presenta sotto lo pseudonimo di Bob Robertson, già usato da Sergio Leone (che sta rivoltandosi nella tomba) per costruire un horror-western-trash all’indiana. E il risultato è sorprendente: nonostante il tema della vendetta per il cimitero profanato abbia un pochettino stufato, non c’è un solo minuto di film in cui lo spettatore possa annoiarsi. Le prime scene al cantiere, e tutte quelle con questa ambientazione, sono meravigliose: le comparse che interpretano gli operai non hanno probabilmente mai preso in mano un badile, poichè non fanno altro che gironzolare a casaccio. I ritrovamenti di scheletri sono memorabili: insieme a ossa di plastica, sono visibili vasi di pessimo gusto, intatti e senza un granello di polvere dopo duecento anni di sepoltura. Il mostro appare e scompare a seconda delle esigenze registiche: realizzato con poche lire di computer grafica, a un certo punto raddoppia di dimensioni senza un valido motivo. Ciò che lascia esterrefatti è il suo modus operandi: gli basta sfiorare le vittime e queste…si polverizzano (clamoroso errore: perchè il vice-sceriffo viene toccato e se la cava con un braccio amputato?)! Altro che “mangiaossa”…Sul filo del ridicolo le interpretazioni di tutti gli attori, soprattutto della figlia; tra l’altro, grazie a un doppiaggio da incompetenti, tutti parlano come dei libri stampati, accentuando l’effetto di ridicolo che comunque già abbondava. Da segnalare poi la figura del bieco Krantz; a parte il fatto che lui si bulla di essere tanto potente ma alla fine viene sbeffeggiato da tutti, il suo tirapiedi è il personaggio più umile, bistrattato e senza spina dorsale della storia del cinema. C’è poco altro da dire: Jim Wynorsky è Jim Wynorksi, e questo è il suo stile. Oltretutto, grazia alla mancanza di splatter e truculenza, anche i bambini potranno farsi due risate con questa perla!

Produzione: USA (2007)
Scena madre: la cavalcata finale dello sceriffo con musica plagiatissima da Morricone e il ridicolo scontro che ne segue.
Punto di forza: pur senza uno straccio di effetto speciale, non è mai noioso, anzi, è piuttosto divertente!
Punto debole: allo stesso tempo, gli amanti dell’horror potrebbero storcere il naso per l’identico motivo.
Potresti apprezzare anche…: Komodo VS Cobra o qualsiasi altro film di questo regista!
Come trovarlo: per quanto sia sconosciuto, è piuttosto semplice trovarlo, anche in italiano. Su Internet basta una ricerchina.

Un piccolo assaggio: (trailer originale)

Pubblicato il settembre 21, 2012, in 2000 - 2009, Horror con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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