Curse of the Maya

Puro stile Bruno Mattei!

[Krocodylus1991, Nehovistecose]

Di: David Heavener
Con: Joe Estevez, David Heavener, Amanda Baumann

I Maya tirano sempre, anche grazie al loro calendario che, secondo alcuni squilibrati, annuncerebbe la fine del mondo. Così David Heavener, regista sconosciuto ai più, si butta a capofitto in una storia delirante e sconclusionata, ritagliandosi la parte del bel tenebroso che si tromba la protagonista. Se una battuta può definire un film, questo è il caso: la prima frase pronunciata da Joe Estevez (il fratello di Martin Sheen, vergogna!) è: “mi avevano detto di non comprare case su Internet”. Apprendiamo quindi che Estevez e la sua sgualdrina, che ha tipo quarant’anni meno di lui, sono andati ad abitare in una casa comprata su EBay. E qui parte la prima cazzatona. I due fanno conoscenza con Michael, un burino che di mestiere aggiusta gli impianti eolici e che ha subito messo lo sguardo sulla bella Renèe. Ma l’orrore è in agguato: si scopre che una famiglia di immigrati messicani, discendente degli antichi Maya, è stata barbaramente trucidata da un tizio con il fucile, e ora gli zombi della famiglia cercano vendetta. Perchè, direte voi? Perchè c’è di mezzo un incomprensibile rito Maya che comprende: morti viventi, “grano cosmico” (testuale) che appare e scompare, sogni assurdi e il Sole che si sdoppia in cinque, il tutto senza provocare alcuna sorpresa nei maschi protagonisti. Il film inizia a scorrere quando i non morti attaccano una comitiva di due rapinatori con due ostaggi, o almeno così sembra, facendo tutti a pezzi, per poi dedicarsi a Joe Estevez. Renèe e Michael, ovviamente, sono gli unici superstiti e devono fuggire dall’assalto dei ridicoli zombi. Il finale è un delirio mai visto: Renèe si inventa una balla clamorosa sul modo per scacciare gli zombi, che mischia impunemente cristianesimo, religione Maya e altre vaccate senza senso. Nel colpo di scena telefonato, veniamo a sapere che Michael è in realtà il killer, che si giustifica così: “lei è rimasta incinta, e ho dovuto uccidere tutta la famiglia”. Trovare la connessione tra i due fatti è compito del pubblico. La scena finale è spassosissima, ma per non spoilerare la scriveremo nella sezione “scena madre”.
Dal punto di vista tecnico, salta subito all’occhio la fotografia: il film è del 2004 ma se mi avessero detto che era del 1972 ci avrei creduto. La mia digitale ha una nitidezza e dei colori molto migliori. Sulla recitazione c’è poco da dire: l’incapacità regna sovrana, e la sceneggiatura è talmente folle che neppure Laurence Olivier avrebbe saputo renderla credibile. La carta vincente (trash, s’intende) sono i numerosi buchi logici, talmente numerosi che viene il sospetto di qualche errore di montaggio. Innanzitutto, Joe Estevez è il dottore meno professionale della storia: beve, violenta la paziente-amante e in una sequenza memorabile la lascia sola per giorni a casa senza un motivo plausibile! Poi gli zombi lo divorano, ok, ma comunque l’intenzione era quella. La mitologia Maya è letteralmente presa a pesci in faccia dallo sceneggiatore. Innanzitutto, quando i Maya dicono “quinto Sole” intendono “quinto ciclo temporale”, e non pensano seriamente a cinque soli che splendono in cielo. Poi, non risulta che la religione Maya comprendesse zombi alla Romero che si nutrono di carne umana. Infine: se stiamo parlando di religioni centroamericane che non hanno mai visto il cristianesimo, perchè mai la soluzione dovrebbe essere “piantare delle croci sui luoghi delle sepolture”? Si tratta di errori clamorosi, che una semplice ricerca su Google avrebbe potuto evitare, ma Heavener era troppo occupato a scrivere il suo capolavoro. In ultimo, ci sono degli elementi di cui noi non abbiamo capito il significato. Perchè Michael, morso dagli zombi (esilarante la scena in cui si porta al collo il bambolotto-morto vivente fingendo pateticamente una lotta), diventa uno di loro e il dottore no? Perchè alla fine compare un altro zombi anche se il problema doveva essere risolto? Domande destinate a restare senza risposta. Così come sconosciuto resterà il motivo di tre siparietti erotici con poppe in evidenza, arricchiti da musicaccia dance-trash che nemmeno nelle peggiori discoteche di periferia. Buona visione!

Produzione: USA (2004)
Scena madre: ecco lo spoilerone. In pratica, Renèe si mette con un ragazzo ritardato del luogo, e adottano una piccola messicana. Viene a trovarli una trippona cinese, assistente sociale stronzissima, che va a fare delle domande alla piccola. Alla domanda “hai fame?”, la marmocchia si trasforma in un altro zombi (così, a caso) e sentenzia: “sì, una fame del diavolo, e adoro il cinese!”. Cult!
Punto di forza: dopo l’apparizione del primo zombi il livello trash aumenta senza sosta fino alla fine.
Punto debole: i primi tre quarti d’ora sono un supplizio medioevale!
Potresti apprezzare anche…: La tomba.
Come trovarlo: è pressochè introvabile. Comunque, su Youtube esiste la versione completa in italiano.

Un piccolo assaggio:  (per chi mastica un pò di spagnolo, i primi, terribili minuti)

Pubblicato il settembre 27, 2012, in 2000 - 2009, Horror con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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