Dall’altra parte del cult – Intervista a Jim Wynorski

Jim Wynorski ritratto tra i poster di due suoi film.

Seconda intervista internazionale per la Cinewalkofshame, dopo quella a Bill Oberst Jr. Oggi parliamo con Jim Wynorski, un’istituzione nel campo dei B-movies. I film da noi recensiti (Komodo VS Cobra, Bone eater) sono appena un frammento di una carriera lunga più che trentennale. Jim ha iniziato con un maestro come Roger Corman, e ha stabilito un forte legame con l’Italia (oltre ad essere appassionato di spaghetti-western) vivendo a Roma per alcuni mesi. Ecco la sua intervista (l’originale in inglese la trovate qui).

K: Ciao Jim, e grazie! Leggo da Wikipedia: “ha diretto oltre 75 B-movies”. Come inizia la tua avventura nel mondo del cinema?

JW: Ciao a tutti! La mia carriera nei film è iniziata nel 1979, quando ho lavorato per il produttore Herbert B. Leonard (Rin Tin Tin, Route 66) a un pilot per la Tv basato sul film All american boys. Era interpretato dalla teenager rubacuori Shawn Cassidy e durò solo una decina di episodi circa. Era girato in Georgia e nel volo di ritorno da Atlanta mi sono imbattuto in una persona che conosceva Roger Corman. Ci ha presentati due settimane dopo e così è iniziata la mia carriera nell’exploitation. All’inizio mi limitavo a creare locandine e trailer, ma presto, gradualmente, ho cominciato a scrivere alcuni copioni (Forbidden World, Sorceress e Screwballs). Ho iniziato a scrivere e dirigere con The lost empire e Supermarket horror.

K: Sei considerato uno dei migliori registi di B-movies di tutti i tempi. Cosa pensi di questa definizione?

JW: Bè, suppongo che, considerando la mia longevità nel business cinematografico, si possa dire che tre decenni di lavoro rappresentano una sorta di riconoscimento. Non sono sicuro di essere il migliore; forse il più divertente…

K: Sicuro! Hai collaborato con Roger Corman, unanimemente considerato il “padre dei B-movies”. L’allievo ha superato il maestro?

JW: Roger Corman sarà sempre l’unico regista che tutti conosceranno come “re dell’exploitation“. Cerco soltanto di seguire le sue orme, facendo meglio che posso.

K: Sei famoso per i tuoi monster-movies, ma hai diretto un sacco di generi diversi; qual’è il tuo preferito, se ce n’è uno? Proprio il genere mostro?

JW: Sono cresciuto guardando film horror e di fantascienza in televisione, a New York, quindi non c’è da stupirsi se gravito spesso attorno a quei generi. Ma ad esempio adoro anche i western (specialmente quelli italiani), i film d’azione e ogni altro genere. Titoli come Il mercenario, Vamos a matar companeros e Django sono alcuni dei miei western preferiti. Mi piacciono anche Diabolik di Mario Bava e La resa dei conti di Sergio Sollima.

K: Ho notato che tu hai lavorato con molti attori altrimenti destinati a essere ingiustamente dimenticati; Kevin Sorbo, Michael Madsen, Michael Parè, lo stesso David Carradine. Li hai resi protagonisti dei tuoi film. Cosa ci dici al riguardo?

JW: Se ho ben capito cosa intendi, ti posso dire solo questo: quegli attori sono bravi a fare ciò che fanno, sul set sanno sempre ciò che devono fare e, soprattutto, rientrano tutti nel mio standard di prezzi. E aggiungo che tutti loro hanno (o avevano, come ad esempio David Carradine) una bella personalità, che rende facili il lavoro di squadra sul set.

K: Parliamo di due tuoi film che sono probabilmente il tuo fiore all’occhiello: La maledizione di Komodo e Komodo VS Cobra: cosa ci racconti sulla lavorazione di questi film?

JW: Credo che esiterei a definirli “il mio fiore all’occhiello”, ma sono stati entrambi molto divertenti da fare. Il primo film è nato mentre ero alle Hawaii a girare una commedia, Treasure hunt. Ho preso tre attori e li ho portati in un posto defilato, ad una cascata, nel loro giorno di riposo e abbiamo girato quello che sarebbe stato il primo segmento della Maledizione di Komodo. Più tardi, quando sono tornato a Los Angeles, Steve Latshaw ha scritto l’intero script basato su quel segmento che avevo già girato. Il tutto si è rivelato piuttosto divertente, dato che mi hanno chiesto di fare un sequel. Ho detto che l’avrei fatto se avessero mandato me e l’intero cast alle Hawaii a girarlo…come poi è successo.

K: Mi hai detto di essere un fan del cinema italiano. Come saprai, l’Italia ha una lunga tradizione di film di fantascienza, e soprattutto horror, a basso costo. C’è qualche regista italiano tra i tuoi punti di riferimento? Quali consideri i migliori?

JW: Amo il cinema italiano, specialmente quello che va dagli ultimi anni ’50 al 1975, quando guardavo di tutto, dal peplum al western, all’horror, alla fantascienza, giallo e gotico. I film sugli “uomini forzuti” alla Hercules sono stati i primi, poi ho trovato le opere di Bava, Argento, leone, Corbucci, Sollima, Caiano e una miriade di altri. Tutto è culminato nel 1969, quando mi sono seduto su una spiaggia per due mesi per imparare la lingua italiana; quindi ho scritto, ovviamente in italiano, al produttore Alberto Grimaldi; ero alla ricerca di lavoro. Sorprendentemente, mi ha risposto di sì, e sono stato a Roma per sei mesi a lavorare come assistente di scena. Ho avuto modo di collaborare a un paio di western, ma nel 1970 i generi “crime” e giallo iniziavano a dominare la scena. Non mi importava più di tanto, perchè era la mia prima esperienza nella realizzazione di un film. Un “bravo” (in italiano, n.d.a.) a tutti gli artigiani di quel tempo che hanno aiutato il “ragazzo matto dall’America”. Riesco ancora a leggere l’italiano, ma da molto tempo ho perso la capacità di parlarlo fluentemente. Forse se tornassi per qualche mese, chi lo sa? Quien sabe? (gioco di parole sul titolo del celebre film di Damiano Damiani, n.d.a.)

K: Oggi come oggi, i B-movies conoscono una rivalutazione; è quello che cerchiamo di fare nel nostro blog per diffondere questi film così divertenti! Secondo te potrebbe essere l’inizio di una nuova età dell’oro per questo genere?

JW: I B-movies non scompariranno mai. Il pubblico li vuole, ne ha bisogno. Cambia solo il sistema di farli e di consegnarli: una volta era il drive-in, poi le VHS, poi i DVD, ora Internet e Netflix.

K: Quali consigli daresti a un giovane regista? Hai realizzato più di 70 film senza i mezzi, ad esempio, di uno Spielberg. Pensi che questo possa essere un incoraggiamento per gli aspiranti registi?

JW: Personalmente non mi piace la competizione, ma se devo dare un consiglio a un aspirante regista dico questo: prendi una videocamera il prima possibile e inizia a girare. Usa la tua immaginazione e continua a girare. Se hai quello che ci vuole, il successo ti troverà.

K: Grazie Jim! Puoi fare un saluto ai lettori della Cinewalkofshame? Uno dei primi film da noi recensiti era proprio Komodo VS Cobra!

JW: Ringrazio la Cinewalkofshame per aiutarci a portare la torcia, mantenendo viva e vegeta la scintilla dei B-movies. Un “bravo” a tutti voi!

Che dire? Un “bravo” a te Jim! La frase “I B-movies non scompariranno mai. Il pubblico li vuole, ne ha bisogno” è ufficialmente il motto della Cinewalkofshame! E passa a trovarci in Italia, quando vuoi!

Krocodylus1991

Pubblicato il settembre 28, 2012, in Dall'altra parte del cult - Le interviste possibili con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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